Adriano Aragozzini, storico patron del Festival di Sanremo, in un’intervista a Libero parla di Amadeus, dell’attuale situazione del mercato musicale, discografico e televisivo.
“Prima facevo promozione degli artisti in tutto il mondo, un giorno ero in Argentina, uno in Messico, l’altro a Melbourne. Oggi si fa tutto col cellulare. Sono manager di un tenore meraviglioso che voglio lanciare, Giuseppe Gambi. Se lo piazzerò a Sanremo? Ci proverò, l’arrivo di Carlo Conti il prossimo anno è un fatto positivo per la musica italiana. Ha stile, classe, categoria. Può fare benissimo e mi dà fiducia. Perché il signor Amadeus, tanto celebrato per questo “miracolo d’ascolti”, ha americanizzato il Festival.
[…] I Festival di oggi sono più cari di quelli di un tempo. I grandi ospiti mica li pagava la Rai. Venivano in promozione. Nel 1990 piazzai Ray Charles in concorso con Toto Cutugno, che arrivò secondo. Il costo dell’artista era di cento milioni di vecchie lire, ma erano soldi che pagava la casa discografica Emi.”
Spiega il manager, 86 anni, patron del Festival tra il 1989 e il 1991. Adriano Aragozzini, poi, spiega il motivo per cui non ha apprezzato il lavoro di Amadeus.
“Ha sicuramente riportato i giovani al Festival, cosa giusta. Ha scelto il meglio che c’è sui social, ma la musica italiana non è quella e non era rappresentata. Quella degli ultimi Festival è musica americana copiata. Il problema è che gli autori italiani e quelli americani hanno Dna differenti. Amadeus come artista non lo discuto, ma come uomo è inesistente. Ho dei messaggi sul telefono che conservo. Riguardano i giorni in cui l’ho cercato per proporre il mio artista, ma Amadeus ha scartato due brani. Uno scritto dal grande Maurizio Fabrizio, l’altro addirittura da un premio Oscar per la musica Luis Bacalov. Lui ha voluto scartare Adriano Aragozzini, non le canzoni. Magari non ha capito le canzoni, che sono tipiche della melodia italiana. Cosa ci siamo scritti? Non lo dico perché non fa onore a lui né a me, ma sono tutti memorizzati.”
Aragozzini, poi, non apprezza i conduttori più giovani.
“Non ce ne sono. Alessandro Cattelan? Per carità. Stefano De Martino? Non mi sembra una star. Uno come Pippo Baudo nasce ogni cento anni, un nuovo Baudo non c’è. Mi piace Marco Liorni ma è sempre della generazione di Conti, eccetera. Guardi, se ci sono giovani bravi, io non ne conosco.”
Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
