Site icon imusicfun

Sanremo Giovani 2023, intervista ai Santi Francesi

Santi Francesi Occhi Tristi

Si avvicina la finale di Sanremo Giovani e a poche ore dall’approdo sul palco del Teatro del Casinò, abbiamo incontrato i Santi Francesi per un’intervista.

I Santi Francesi, a un anno dalla vittoria a X Factor, a Sanremo Giovani 2023 portano il brano Occhi Tristi. Il testo è di Alessandro De Santis e Cecilia Del Bono, mentre la musica di Antonio Filippelli e Mario Lorenzo Francese.

Una canzone d’amore, di quelle che raccontano un sentimento troppo forte che attrae e respinge come i poli di una calamita i protagonisti della storia. I versi uniti alla componente elettronica della base riescono a riprodurre in musica le emozioni e gli stati d’animo che si provano quando il destino sembra opporsi, ma il legame è troppo forte per spezzarsi.

Sanremo Giovani 2023, intervista ai Santi Francesi

Santi Francesi, come vi state preparando a Sanremo Giovani?

Innanzitutto non possiamo nascondere di provare un po’ di ansia, ma, provando spesso, manteniamo il focus sull’esibizione. Vogliamo dare il massimo quando saremo sul palco.

Il pezzo sicuramente funziona nella versione in studio, ma non può che crescere nell’esibizione dal vivo.

In effetti noi ultimamente, soprattutto negli ultimi due anni, cerchiamo di comunicare qualcosa anche tramite il movimento e i vestiti. L’esibizione sarà una parte importante di quello che noi vogliamo portare sul palco.

Nell’ultimo anno c’è stato spazio per tanto live, che vi ha dato la possibilità di sperimentare. Una sperimentazione che si nota anche nel brano che portate a Sanremo Giovani.

Sì, è stato un anno pieno, fighissimo, in cui abbiamo avuto la possibilità di suonare tantissimo. Ci siamo poi fermati per poco verso settembre-ottobre e sono usciti una serie di brani tra cui anche Occhi Tristi, di sui siamo molto orgogliosi.

Entrando nello specifico della vostra idea di sperimentazione musicale, come sta evolvendo la vostra musica?

Noi lo spieghiamo anche nel titolo del nostro ultimo EP che si chiama In fieri, che significa in divenire, ovvero esattamente la descrizione di come noi siamo. Rispetto a quando ci siamo conosciuti, sono cambiate tante situazioni, soprattutto a livello umano, a livello morale, ma quello che stiamo vivendo adesso è sicuramente una fase di transizione che precede un’altra fase di transizione, che precede un’altra fase di transizione. Quindi non sappiamo come ci stiamo evolvendo. In questo momento sentiamo il dovere di dire prettamente la verità alle persone che ci seguono.

Qualche tempo fa avete scritto sui social, “siamo esseri in continua evoluzione, un po’ come le nostre canzoni, che spesso ci piacerebbe modificare all’infinito”. In che senso?

E’ un modo per farvi capire quanto noi odiamo le nostre produzioni appena escono. Il giorno dopo l’uscita vorremmo poterle modificare all’infinito. Poi in realtà forse è meglio che ogni cosa abbia una fine, altrimenti rimarremo in studio per giorni prima di chiudere un pezzo. Ogni giorno ci piace una cosa diversa, ogni giorno siamo orientati verso una cosa nuova.

In estate siete stati tra gli ospiti del Sziget Festival di Budapest. Un modo per certificare anche la centralità della musica italiana anche all’estero.

Con l’esperienza Budapest noi ci siamo resi conto che il pubblico non è poi così interessato alla provenienza geografica di chi suona. Lì era sufficiente alzare il master di un mixer perché la gente iniziasse a ballare sotto un palco. Quindi c’è proprio più voglia di sperimentare, di ascoltare la musica e di scoprire cose nuove. E sicuramente l’Italia ha tantissime cose da offrire. Noi speriamo un domani anche di poterci espandere, magari con degli altri progetti non in italiano, anche all’estero.

Per voi cosa rappresenta Sanremo Giovani?

Sanremo Giovani per noi rappresenta un’opportunità come tutte quelle del passato finora. È una vetrina, è una lente di ingrandimento e forse anche un po’ un contenitore che raggruppa tutto. Ora il festival si è evoluto ed è anche più pronto comunque per accettare diversi generi musicali. Ne abbiamo parlato spesso ultimamente. Quelle che erano considerate le classiche canzoni sanremesi oggi non esistono più.

C‘è una canzone della storia del Festival di Sanremo alla quale siete particolarmente legati o magari avreste voluto aver scritto?

Ce ne sono tante, ma nei Festival più recenti quelle a cui siamo affezionati sono Argento Vivo di Daniele Silvestri, Manuel Agnelli e Rancore. Ma anche Fiamme negli occhi dei Coma Cose. Ci è piaciuto come i ragazzi sono riusciti a mostrare la loro chimica sul palco.

Quanto la vostra esperienza televisiva può agevolarvi per gestire anche la pressione e l’emozione di un palco come quello del Teatro del Casino?

Ora come ora non sta aiutando più di tanto, nel senso che abbiamo comunque un’ansia colossale e il panico. È un panico gigantesco, ma quando saremo lì sul palco saremo sicuramente un po’ più tranquilli. Aver affrontato altre esperienze televisive ci permette di conoscere certi meccanismi, ma per ora non ci tranquillizza.

Arrivare a Sanremo Giovani da vincitori di X Factor, che effetto vi fa?

Arrivare a Sanremo Giovani da vincitore di X Factor può voler dire tutto oppure niente. Non ci interessa questo aspetto, andiamo lì per suonare, come abbiamo fatto anche per X Factor. Noi suoniamo e poi vediamo cosa succede.

Anche a X Factor avete dimostrato semplicemente di essere voi stessi. La vostra evoluzione è chiaramente legata alla passione.

Infatti quella è stata un’esperienza incredibile che ci ha dato modo di sperimentare molto. Noi guardiamo sempre avanti. Sono già da due settimane che ci facciamo i trip sull’eventuale cover da portare se dovessimo passare a Sanremo. Siamo già lì. Stiamo già pensando su cosa poter lavorare, anche se poi magari non passiamo.

Exit mobile version