Shade a Le Iene racconta la sua esperienza da educatore e difende i giovani protagonisti delle proteste: «La società deve recuperare».
Shade è stato protagonista de Le Iene con un monologo intenso dedicato al disagio giovanile, al ruolo degli educatori e alla responsabilità della società nei confronti dei ragazzi. Partendo dalle immagini dei giovani coinvolti negli episodi avvenuti durante le recenti manifestazioni, il rapper ha scelto di raccontare una parte meno conosciuta del proprio passato: l’esperienza lavorativa con i servizi sociali, a contatto con bambini e adolescenti che attraversavano situazioni difficili.
Un intervento personale, nel quale la rabbia iniziale lascia spazio alla comprensione e alla consapevolezza che dietro comportamenti problematici possono nascondersi storie complesse, che non possono essere liquidate con una condanna superficiale.
Shade racconta il passato da educatore: «Li avrei presi per le orecchie»
«Di stronzetti come quelli che abbiamo visto nelle immagini delle manifestazioni di questi giorni ne ho conosciuti tanti», esordisce Shade, ricordando le difficoltà incontrate quando lavorava come educatore. I ragazzi lo provocavano, gli lanciavano oggetti e lo insultavano. Un’esperienza faticosa anche dal punto di vista economico: «Mi pagavano 400 euro al mese, sempre quando si ricordavano di pagarmi».
Con il passare del tempo, però, il rapporto con quei bambini è cambiato. «Dalla terza settimana abbiamo iniziato a volerci bene», racconta il rapper, ricordando i compiti, i giochi, le risate e le lacrime condivise. Alcuni di quei ragazzi oggi hanno un lavoro, altri si sono laureati.
Shade riconosce di non essere stato l’unico ad aver contribuito alla loro crescita, ma sottolinea l’importanza del lavoro educativo: «Quando una famiglia fallisce, e ci possono essere milioni di motivi per cui una cosa del genere accade, è la società che deve recuperare quella che paghiamo noi con le nostre tasse».
«È su insegnanti ed educatori che dobbiamo investire»
Nel suo intervento a Le Iene, Shade insiste sulla necessità di sostenere maggiormente insegnanti ed educatori, figure fondamentali per accompagnare i giovani nei momenti più delicati. L’artista spiega di aver dovuto lasciare quel lavoro perché non riusciva più a mantenersi, confessando che ancora oggi gli manca moltissimo.
Per questo, vedere un ragazzo esposto pubblicamente come un caso irrecuperabile lo fa arrabbiare: «Vederne uno sbattuto in prima pagina come se fosse feccia irrecuperabile soltanto per propaganda mi fa incazzare».
Il rapper invita inoltre a non confondere il benessere economico con l’educazione. Avendo lavorato anche con figli di famiglie benestanti, ha compreso che non avere problemi economici non significa necessariamente essere meno disagiati o più rispettosi delle regole.
L’appello ai ragazzi: «Vi auguro di spaccare tutto nella vita»
La conclusione del monologo è un messaggio rivolto direttamente ai più giovani, ai quali Shade chiede di non arrendersi e di credere nella possibilità di cambiare il proprio futuro.
«Non mollate. Fratellini, potete essere meglio di così», afferma, trasformando la propria esperienza in un invito a guardare oltre gli errori e le difficoltà del presente.
La chiusura è affidata a una frase ironica, ma dal significato profondo: «Io vi auguro di spaccare tutto nella vita. Magari, se riuscite stavolta, non le vetrine».
Un messaggio che non giustifica gli atti di vandalismo, ma invita a interrogarsi sulle cause del disagio giovanile e sull’importanza di offrire ai ragazzi strumenti, ascolto e opportunità prima che sia troppo tardi.
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