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Tomorrowland non è solo musica: il segreto del suo successo invisibile

Tomorrowland 2024

Pulizia, cibo istantaneo, navette e attenzioni al pubblico: ecco perché Tomorrowland è un modello organizzativo impeccabile ed inimitabile.

Quando si parla di Tomorrowland si tende sempre a pensare al Mainstage, agli artisti, agli e effetti speciali. Ma in realtà passa in secondo piano tutta l’organizzazione che c’è dietro al festival più grande al mondo di musica elettronica.

Tomorrowland – si svolge nella città di Boom, in Belgio, gli ultimi due weekend di Luglio. L’edizione 2026 è stata la numero 21 per questo festival che ogni anno tende a migliorare sempre di più. 

Non mi è mai capitato di vedere così tanta premura nei confronti delle persone che acquistano il biglietto. Mi spiego: stiamo parlando di circa un milione di persone che arrivano da qualsiasi parte del mondo per due weekend e Tomorrowland è uno dei pochi festival al mondo che pensa ad ogni cosa: come far arrivare ogni persona sul posto, dove farla dormire, come permetterle di spostarsi, mangiare, pagare, chiedere informazioni e come farla tornare a casa alla fine del festival. La vera forzasta proprio in questo.

È costruito per permettere ai partecipanti di organizzare il viaggio in anticipo, fornendo due principali possibilitá: alloggiare in hotel o alloggiare in Dreamville, il campeggio ufficiale di Tomorrowland

Personalmente per il mio primo anno ho deciso di alloggiare in hotel, acquistando uno dei pacchetti “Global Journey Hotel”, ovvero il pacchetto che comprende volo, hotel, colazione, festival e tutti gli spostamenti vari fra alloggio e tomorrowland e fra alloggio e aeroporto. 

Il festival si preoccupa di dover cercare tutte queste cose per te invece che pensarci autonomamente.

Appena atterrata a Bruxelles si inizia già a respirare l’aria di Tomorrowland: persone vestite a tema che ti accolgono e che ti danno indicazioni per le shuttle, rigorosamente con casse che trasmettono musica.

Chi arriva attraverso i pacchetti Global Journey viene indirizzato da loro verso il proprio percorso, in base alla sistemazione scelta. Da una parte c’è chi è diretto verso gli hotel, dall’altra quelli che hanno scelto DreamVille.

La cosa che più mi ha lasciata a bocca aperta sono i gadget una volta arrivati alla shuttle di riferimento: innanzitutto una mela (buonissima) con il logo del festival, una bottiglia di acqua brandizzata, un “diario di viaggio” per poter scrivere i propri pensieri, una lettera di benvenuto con il proprio nome sopra, un gioco di carte e la loro linea di profumo, il tutto dentro una sacca ovviamente brandizzata. 

E nonostante questo, durante i tre giorni di festival, ci sono dei dettagli che non ci si aspetta.

In alcune aree (principalmente vicino ai servizi) ci sono persone dello staff che si occupano di rinfrescare i partecipanti distribuendo o spruzzando deodorante.

I servizi igienici sono la cosa che mi hanno stupito di più perché nonostante il numero enorme di persone presenti, vengono continuamente puliti e riforniti durante la giornata. C’è un lavoro costante di pulizia che permette di mantenerli in ottime condizioni anche dopo ore di festival.

Stessa cosa per il cibo. Tomorrowland dispone di un numero enorme di punti dedicati alla ristorazione, di qualsiasi cucina al mondo e nonostante l’affluenza non ti sembrerà nemmeno di affrontare la coda. Il sistema è pensato per gestire un flusso continuo di persone: ordini, preparazione e consegna avvengono nel minor tempo possibile, tanto è che quando ordini hai praticamente già il cibo in mano.

Lo stesso discorso vale per l’acqua, i punti di assistenza, le aree di ricarica dei telefoni, gli store di gadget ma anche di tappi per le orecchie (anche qui brandizzati).

Insomma, Tomorrowland non è solo una esperienza audiovisiva come si pensa, nonostante i 16 palchi e un Mainstage composto da laser, fontane, cascate e tanto altro. 

Bisogna ricordarsi che dietro ad ogni dettaglio ci sono centinaia di persone che lavorano per far sì che la tua esperienza funzioni alla perfezione ed è proprio per questo che quando finisce tutto hai già voglia di ritornare lì. 

Articolo di Marta Melarato

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