Gli U2 sono intervenuti pubblicamente sul delicato e drammatico conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, condividendo le loro riflessioni su Instagram e sul sito ufficiale della band.
Pur dichiarandosi non esperti di politica mediorientale, i membri della band hanno voluto esprimere con chiarezza la loro posizione, condannando con forza sia gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, sia le risposte militari israeliane giudicate eccessive e crudeli, in particolare sotto la guida del primo ministro Benjamin Netanyahu.
Bono ha esordito sottolineando la tragedia degli attacchi di Hamas contro Israele, definendoli una «trappola diabolica» che ha scatenato un’escalation di violenza capace di rimodellare tutta la regione. Ha ricordato la sofferenza dei palestinesi, vittime da decenni di emarginazione, occupazione e sottrazione sistematica delle loro terre. Pur condannando Hamas e la sua leadership, Bono ha fatto una netta distinzione tra il gruppo armato e il popolo palestinese, affermando che quest’ultimo merita solidarietà nella ricerca di pace e coesistenza.
Critico verso il governo israeliano, Bono ha definito l’attuale amministrazione Netanyahu responsabile di una brutalità senza precedenti, soprattutto per l’uso della fame e del blocco degli aiuti come arma di guerra, definendo queste azioni «fallimenti morali» che meritano una condanna categorica e inequivocabile. Ha ribadito l’importanza di una soluzione a due Stati e ha lanciato un appello affinché Israele consenta l’accesso immediato degli aiuti umanitari a Gaza e in Cisgiordania.
Anche gli altri membri della band hanno espresso posizioni simili. The Edge ha definito la crisi un vero «test della nostra umanità condivisa», denunciando il rischio che l’attuale piano israeliano di controllo militare di Gaza City possa equivalere a «pulizia etnica» e a un «genocidio coloniale». Ha rivolto dirette domande a Netanyahu, chiedendo quale futuro politico intenda perseguire se rifiuta la soluzione dei due Stati, sottolineando che «non c’è pace senza giustizia né riconciliazione senza riconoscimento».
Adam Clayton ha focalizzato la sua critica sull’uso sproporzionato della forza contro una popolazione civile innocente, definendo la crisi «una vendetta contro persone che non sono responsabili» e ricordando che «preservare la vita dei civili è una scelta».
Larry Mullen Jr. ha riconosciuto il diritto di Israele a difendersi ma ha condannato duramente l’uso della carestia come arma di guerra, definendolo «disumano e criminale». Ha invitato tutti a non rimanere in silenzio davanti a una tale sofferenza.
Nel loro messaggio congiunto, gli U2 hanno espresso profonda preoccupazione per il blocco degli aiuti umanitari e per i piani di un’occupazione militare che potrebbero condurre il conflitto in un territorio «inesplorato». Hanno confermato il loro sostegno alla soluzione dei due Stati e annunciato una donazione alla ONG britannica Medical Aid for Palestinians, per aiutare concretamente la popolazione civile colpita.
Con questo intervento, gli U2 si schierano con fermezza contro la violenza e l’ingiustizia da entrambe le parti, chiamando il mondo a un impegno condiviso per fermare l’escalation e riaprire la strada a un negoziato di pace duraturo.
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