Ultimo celebra i 9 anni di “Pianeti” con un lungo messaggio sui social: «Mi ha cambiato la vita». Il ricordo degli inizi e dei primi contratti discografici.
Sono passati nove anni dall’uscita di “Pianeti”, il disco con cui Ultimo ha iniziato il percorso che lo avrebbe portato a diventare uno degli artisti più importanti della sua generazione. Per celebrare questo anniversario, il cantautore romano ha scelto di condividere sui social un ricordo particolarmente personale, legato non soltanto alla musica, ma anche alle emozioni, alle persone incontrate lungo il cammino e alle lezioni imparate nei primi anni di carriera.
Un post che parte da un’immagine precisa: un palco, una folla davanti a lui e la difficoltà di contenere un’emozione arrivata improvvisamente, quando quelle canzoni scritte anni prima sono tornate indietro attraverso le voci del pubblico.
Ultimo e “Pianeti”: «Grazie per avermi cambiato la vita»
«Pianeti oggi compie 9 anni», scrive Ultimo all’inizio del suo messaggio, prima di tornare con la memoria a uno dei momenti che più lo hanno segnato.
Prima di salire sul palco, racconta, continuava a ripetersi una frase: «Per tutte quelle sere».
«Salendo sul palco mi ripetevo “per tutte quelle sere” in continuazione. Era una sorta di mantra nella mia testa che avevo il bisogno di ripetermi».
Nella sua mente passavano «mille flash di immagini del passato», ricordi che in quel momento sembravano difficili da mettere in ordine.
«Avevo mille flash di immagini del passato nella testa a cui non riuscivo a dare direzione. Riuscivo a ripetermi solo “per tutte quelle sere”».
Poi, una volta sul palco, Ultimo ha cercato di concentrarsi esclusivamente sulla musica.
«Poi una volta salito mi sono detto “chiudi gli occhi e pensa solo a cantare”».
Durante la prima parte della canzone, però, qualcosa è cambiato. Il desiderio di vivere davvero quel momento ha preso il sopravvento sulla necessità di rimanere concentrato.
«Man mano che cantavo durante la strofa dentro di me pensavo “voglio vedere però quello che ho davanti”».
Così il cantante ha deciso di aspettare il primo ritornello prima di aprire gli occhi. E quando quel momento è arrivato, l’impatto è stato impossibile da contenere.
«Ho visto una marea di persone urlare quelle parole»
Ultimo racconta di aver girato il microfono verso il pubblico proprio durante il ritornello. Davanti a lui c’era una folla che cantava a squarciagola parole scritte da lui più di nove anni prima.
«Quando ho girato il microfono sul ritornello e ho visto una marea di persone che stavano urlando quelle parole che ho scritto più di nove anni fa, ho sentito qualcosa che non riuscivo a contenere».
Un’emozione talmente forte da diventare visibile.
«E infatti dalla mia faccia direi che si vede».
Il corpo ha reagito prima ancora che riuscisse a dare un nome a quella sensazione.
«Mi tremavano gli occhi e il respiro era completamente sballottato».
E proprio su quella sensazione Ultimo lascia una delle riflessioni più intime del suo messaggio:
«Quella sensazione non so che nome abbia, ma non me la scorderò mai».
È il pubblico, in quel momento, a restituirgli il significato di un percorso iniziato con Pianeti. Le canzoni non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: sono diventate parte delle storie e delle emozioni di migliaia di persone.
“Pianeti”, nove anni di musica e cambiamenti
Il messaggio di Ultimo, però, non si ferma alla celebrazione dell’anniversario. Il cantautore guarda anche a tutto quello che è successo dopo quel disco e alle persone che hanno condiviso con lui i primi passi della carriera.
«Grazie pianeti per avermi cambiato la vita».
Un cambiamento che, sottolinea, non ha riguardato soltanto lui.
«E per averla cambiata anche a chi lavorava con me».
Ed è proprio qui che il tono del post cambia. Alla gratitudine si affianca una riflessione più amara sulle esperienze vissute quando era ancora agli inizi e sulla difficoltà di distinguere le persone realmente vicine da quelle interessate soltanto alle opportunità offerte dal successo.
«Alcuni se ne sono approfittati, altri no. Alcuni sono andati via, altri no».
Ultimo ammette di essere arrivato a quei primi anni di carriera con grande fiducia nei confronti degli altri.
«Ero alle prime armi e mi fidavo di chiunque».
Un’esperienza che ha lasciato anche rabbia e rancore.
«Ho vissuto con tanto rancore e rabbia nei confronti di diverse persone che lavoravano con me in quel periodo, ma fa parte del gioco».
«I miei primi contratti discografici mi hanno insegnato tante cose»
La parte forse più significativa del racconto riguarda proprio i primi contratti discografici, che Ultimo considera una vera scuola di vita.
«Diciamo che i miei primi contratti discografici mi hanno insegnato tante cose».
E arriva una conclusione che racconta quanto il percorso professionale abbia finito per essere anche un percorso umano:
«Probabilmente molte più cose sulle persone che sulla musica».
Nove anni dopo Pianeti, dunque, Ultimo non celebra soltanto l’anniversario di un album. Celebra l’inizio di una storia che lo ha cambiato profondamente, permettendogli di conoscere il successo ma anche le difficoltà, le persone che sono rimaste e quelle che invece hanno scelto di andare via.
Il ricordo più forte, però, resta quello del palco: gli occhi inizialmente chiusi per trovare la concentrazione, il primo ritornello, il microfono rivolto verso il pubblico e quelle parole scritte nove anni prima restituite da una moltitudine di voci.
È lì che Pianeti continua a vivere: non soltanto come il disco degli inizi di Ultimo, ma come una parte della storia di chi, ancora oggi, quelle canzoni le canta insieme a lui.
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