Laura Pausini Io Canto 2

Le anticipazioni di “Io canto 2“, il nuovo progetto di cover di Laura Pausini, continuano a parlarci di un album non nato sotto una buona stella

Un progetto nato male e che non desta alcun segno di risveglio: a ogni anticipazione di “Io canto 2“, il nuovo progetto di cover di Laura Pausini in uscita il prossimo 6 febbraio a vent’anni dal successo planetario del primo capitolo, si fa sempre più insistente questa sensazione e oggi è, quindi, arrivato il momento di iniziare a fare un bilancio su cosa è successo finora e su quali possono essere le aspettative.

La gestione è sembrata, da subito, alquanto confusionaria come dimostrato dal pasticcio con cui è stata anticipata l’uscita di una propria cover de “La mia storia tra le dita” senza nemmeno citare, ringraziare o, semplicemente, taggare l’autore del brano nel post utilizzato per l’annuncio che contava oltre dieci tag. Tutti tranne chi la canzone l’ha scritta. Da lì la querelle con Gianluca Grignani che avrebbe potuto aiutare a spingere un brano accolto, però, con grande freddezza dal pubblico perché stravolto in malo modo sia nel suo significato che dal punto di vista interpretativo ed è, così, sparito in fretta dalle classifiche. Quello, inizialmente, annunciato come primo singolo estratto dal progetto è stato, quindi, accantonato in fretta e furia e non troverà spazio nemmeno nella tracklist, se non nella versione spagnola “Quèm de nos dois“.

A inizio dicembre arriva, allora, quello che diventa il nuovo singolo di lancio del progetto con l’omaggio al Biagio Antonacci di “Ritorno ad amare“. Seppur mettendo a segno un passo avanti qualitativo rispetto alla precedente, forse perché il brano in questione è più in linea con la vocalità della cantante, anche questa cover registra la stessa parabola, sgonfiandosi velocemente e c’è un esempio su tutti a dimostrarlo: dopo il già timido debutto al trentesimo posto su Earone, a poco più di un mese dall’uscita è scivolata al quarantanovesimo, a conferma di uno scarsissimo appoggio radiofonico. Risultato preoccupante per un’artista che, anche davanti alla riduzione degli spazi per il pop più tradizionale, ha sempre trovato grande sostegno dalle radio e, solo un anno fa, con il brano “Ciao“, riusciva ancora a spingersi fino al quarto posto in classifica con grande facilità.

Ora è, quindi, il momento di un nuovo singolo promozionale per provare a risalire la china e la scelta è ricaduta su una rilettura di “Due vite” di Marco Mengoni in collaborazione con il cantante francese Julien Lieb. E qui è necessario fare prima una premessa. Nel 2006, Laura Pausini sceglieva come focus-track del suo progetto di cover un brano di secondo piano, e sconosciuto ai più, del repertorio di Riccardo Cocciante che oggi riconosciamo come un classico della cantante e la sensazione è che, anche in questo momento, sarebbe stato necessario andare verso quella direzione: un singolo che potesse suonare come una canzone di Laura Pausini, senza dare adito a paragoni con l’originale. Optare su un brano che, solo tre anni fa, ha vinto Sanremo, che ha avuto un grande impatto mediatico e che è ancora saldissimo nella memoria dal pubblico ha veramente poco senso perché il confronto è inevitabile ed è schiacciante in favore della versione di Marco Mengoni.

“La dernière chanson (Due vite)” – questo il titolo della versione in bilico tra lingua italiana e francese proposta da Laura Pausini e già realizzata anche dal cantautore romano per il mercato francofono – risulta confusa sia nelle intenzioni che nella realizzazione finale. L’idea sembra quella di voler dare un nuovo vestito al brano ma non si capisce mai quale, perché le tinte all’inizio sono pop-rock per poi spostarsi verso una direzione quasi dance e tornare nel finale su una dimensione più melodica. È una versione senza un’anima ben definita e, in più, la produzione troppo ingombrante e le voci sparate sempre al massimo, senza peraltro mai trovare un sufficiente connubio, tolgono alla canzone la sua dinamica e la svuotano, quindi, di tutta la sua emozionalità. Senza mezzi termini, “Due vite” ne esce totalmente distrutta da questa rilettura e, infatti, sul web è difficile trovare anche solo un giudizio positivo su questa versione, se non quelli dei fan più esagitati.

Tra qualità della cover e accoglienza, questo risulta l’ennesimo passo falso di una Laura Pausini mai stata così fuori fuoco. Molti artisti della vecchia scuola come lei sono andati in difficoltà negli ultimi anni a causa dei cambiamenti del mercato musicale, e qualcuno ha anche provato a inseguire una contemporaneità forzata, ma almeno l’idea c’era. Qui sembrano proprio mancare le idee, o almeno la convinzione giusta per portarle al proprio compimento, e da una cantante con il suo status è doveroso aspettarsi di più. Soprattutto perché “Io canto 2” arriva come seguito di uno degli album più importanti della sua carriera e, se è impossibile pensare che possa ripetere gli stessi risultati commerciali proprio nell’attuale mercato discografico rivoluzionato rispetto al 2006, dovrebbe esserne all’altezza almeno a livello qualitativo. Vista la scarsa riuscita delle anticipazioni, così come la confusione nel cambio repentino dei singoli su cui puntare per promuovere il progetto e nelle produzioni senza una direzione precisa, le aspettative non possono, però, che essere basse anche in questo senso, per un album che non è nato sotto una buona stella e che difficilmente potrà riprendersi.

📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”

🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.