Emma 2026

Lo Sguardo Critico è la rubrica di iMusicFun che racconta senza sconti il sistema musicale: oggi ci occupiamo di Emma e delle sue recenti pubblicazioni, guidate da scelte ripetitive e sovrapponibili

Emma professione “duetto con tutti gli artisti urban“: volendo riassumere con ironia ciò che leggerete in questo articolo, lo faremmo con questa espressione sicuramente piccata, ma anche perfettamente in linea con quella che è oggi la carriera della cantante pugliese. Sì, perché Emma, dall’estate 2023 in poi, ha pubblicato nove singoli e ben sei di questi sono in duetto: “Taxi sulla luna” con Tony Effe, “Amore cane” con Lazza, “Hangover” con Baby Gang, “Brutta storia” con Juli, “Vacci piano” con Rkomi e “Antidroga” con Fabri Fibra, oltre a svariate altre collaborazioni ma quasi sempre con artisti figli dello stesso mondo, come la nuova versione di “In Italia” con Fabri Fibra e Baby Gang.

Le scelte di Emma, ultimamente, sono, quindi, quasi tutte sovrapponibili e ripetitive: featuring maschile, con un rapper o, comunque, un artista urban, spesso da avvicinare in quello che è il suo momento di massima esposizione, come nel caso di Tony Effe, Lazza e Baby Gang. L’unica eccezione è Juli, ma solo perché parliamo non di un rapper ma di un produttore sicuramente vicino a un genere più melodico: anche lui ha, infatti, collaborato con Emma quando, in quel preciso momento, era l’artista più ascoltato su Spotify grazie al suo binomio con Olly. La strategia della cantante di “Amami” sembra, quindi, ormai chiara e definita: agganciare il mondo che oggi funziona di più e cercare i contatti giusti per un inseguimento affannato, e spesso anche goffo, dei numeri.

In queste canzoni si fa, infatti, fatica a riconoscere Emma. Vogliamo parlare, ad esempio, di “Hangover” con Baby Gang in cui l’abbiamo vista proporre quel cantato strascicato e biascicato tipico dell’urban, che a lei però non appartiene tanto da far risultare il tutto non solo forzato, ma anche caricaturale e macchiettistico? Una fatica a riconoscerla che non è, però, solo dal punto di vista musicale ma anche a livello personale, perché queste collaborazioni vanno spesso in netto contrasto con quegli ideali che lei ha sempre manifestato, facendola, quindi, risultare incoerente.

Emma è quella che, nel 2018, dopo i risultati sottotono del suo album “Essere qui“, va in televisione a dire, giustamente, che “il mio disco ha venduto meno delle altre volte perché non mi sono piegata a quello che va in questo momento; un’artista non può diventare una banderuola e seguire solo le correnti” ma oggi, invece, fa esattamente quello che all’epoca contestava: inseguire le tendenze del momento e, quindi, seguendo il suo stesso discorso, è lecito chiedersi se lei si considera ancora un’artista.

Ma Emma è anche quella che, durante la partecipazione a Sanremo nel 2022, se la prende con il giornalista Davide Maggio per aver definito le sue gambe “importanti” perché “non si può più stare zitti davanti al fatto che chiunque possa parlare in modo così scorretto” e poi, solo un anno dopo, canta con Tony Effe una canzone che riprende tutti i peggiori stilemi della trap in termini di maschilismo. In “Taxi sulla luna” la donna ne usciva, infatti, come un mero oggetto sessuale, sottomessa a un uomo per cui l’importante è che sia “brava a letto” e che abbia un “culo giga“. E no, non c’è alcuna differenza tra le “gambe importanti” e il “culo giga“: è lo stesso linguaggio scorretto che Emma denunciava prima che le servisse a fare più stream.

E che dire della sua vicinanza a Baby Gang? Emma è, anche qui, quella che, nell’estate 2024, pubblica una storia Instagram in cui attaccava chi dava ancora occasioni lavorative a Morgan dopo le accuse di stalking che l’avevano coinvolto e lo fa quando lei stessa aveva già nel cassetto un duetto con Baby Gang, che ha una lista di reati più lunga della propria discografia. Non solo, Emma è stata anche l’unica cantante pop a metterci la faccia, per appoggiarlo, in un servizio delle Iene che faceva passare il trapper come una vittima dello Stato quando poi è stato ampiamente dimostrato che non è affatto così e lui ha continuato a far parlare di sé più per le denunce per lesioni aggravate, per possesso illegale di armi, per rapina e per maltrattamenti verso la compagna che per la sua musica. Ma se Baby Gang non avesse avuto sette milioni di ascoltatori mensili su Spotify, siamo sicuri che Emma si sarebbe interessata in questo modo alla sua causa? Molto difficile.

E qui la domanda diventa lecita: tutto questo opportunismo le sta servendo? All’inizio sì, perché il duetto con Tony Effe, che è stato il primo di questa sua virata verso l’urban, le è servito per entrare nelle playlist Spotify, ma oggi i risultati sono in netta flessione: “Hangover” con Baby Gang è riuscita a rimanere solo per quattro giorni nella Top200 di Spotify, un risultato fallimentare per una collaborazione con uno degli artisti più ascoltati sulla piattaforma, “Vacci piano” con Rkomi è andata al di sotto delle aspettative rimanendo sempre relegata in posizioni di bassa classifica e ora anche “Antidroga” con Fabri Fibra ha ricevuto un’accoglienza molto fredda. Mentre scriviamo è, infatti, alla #170 su Spotify e in FIMI è riuscita ad entrare a malapena alla #97.

Al di là dei risultati, c’è però anche da sottolineare come Emma, negli ultimi anni, non sia riuscita a pubblicare nulla di memorabile e all’altezza dei grandi classici del suo repertorio. Se oggi prendiamo una persona a caso e le chiediamo di accennarci una delle sue ultime canzoni, al 90% questa persona ci canta “L’amore non mi basta“. Perché è questo il più grande successo di questo periodo della carriera di Emma: il ritorno ai vertici delle classifiche, grazie a un trend calcistico di TikTok, di un pezzo pubblicato nel 2013. È il segno di come il pubblico continui ad amare di più com’era nei suoi primi anni di carriera.

Risulta, quindi, incomprensibile spiegarsi perché non abbia voluto seguire la scia del ritorno al successo de “L’amore non mi basta” per pubblicare qualcosa di vicino alla sua parte più vera e pop-rock, anziché optare sull’ennesimo duetto già visto e rivisto, peraltro speso per una canzone dimenticabile, scialba e poco incisiva. Sarebbe stata una sfida interessante quella di provare a rilanciare, in piena estate, un sound pressoché inesistente oggi in radio e, in questa scelta di non coglierla, c’è tutto quello che è oggi Emma: un’artista con poco coraggio e con poca voglia di mettersi in gioco, che preferisce rimanere imprigionata in quello che vuole oggi l’industria discografica tra collaborazioni copia-incolla, inserti rap spesso forzati e pezzi costruiti a tavolino dagli autori del momento, piuttosto che tornare a proporre quello che il pubblico ha dimostrato di volere da lei.

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