O sole mio

Gli eredi del maestro Alfredo Mazzucchi, arrangiatore e coautore rimasto a lungo nell’ombra, ottengono finalmente un importante riconoscimento legale sul celebre brano ’O sole mio. Il tribunale civile di Roma ha condannato la SIAE a corrispondere agli eredi di Mazzucchi circa 120.000 euro, pari al 10 % della quota in contestazione, nell’ambito di una causa che ha portato alla luce la paternità condivisa del brano.

Una vicenda lunga decenni

Composta originariamente alla fine dell’Ottocento da Eduardo di Capua su testo di Giovanni Capurro, ’O sole mio è universalmente nota come uno dei simboli della canzone napoletana. Per decenni, Mazzucchi era stato ritenuto soltanto trascrittore o collaboratore. In seguito a ripetuti procedimenti giudiziari – tra cui una sentenza del Tribunale di Torino nel 2002 e successiva conferma della Corte di Cassazione nel 2008 – è stato riconosciuto che Mazzucchi aveva effettivamente partecipato alla creazione della melodia, divenendo coautore del brano.

La causa più recente verteva sui diritti demaniali incamerati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e dalla SIAE a partire dagli anni ’70, in quanto l’opera era considerata erroneamente di pubblico dominio. Il maestro, morto a Napoli nel 1972 all’età di 94 anni, aveva invece diritto – secondo i giudici – a veder riconosciuto il proprio contributo creativo, e quindi agli eredi spettava un compenso.

L’avvocato che ha seguito la causa, Gianfranco Passalacqua, ha dichiarato:

«Sono rimasto molto soddisfatto nel vedere confermata la tesi da noi sostenuta, che consolida i diritti di paternità delle opere – tra cui ’O sole mio – in capo al Maestro Mazzucchi, con conseguente illegittimità dell’incameramento di somme da parte della SIAE a scapito degli eredi».
«Mi piace segnalare che l’azione giudiziale ripartita da un nipote, Riccardo Beneduce, figlio di Giulia Mazzucchi… a loro dedico questa vittoria, morale prima che giudiziaria».

Un riconoscimento simbolico e pratico

Il risarcimento di 120.000 euro rappresenta una parte relativamente piccola del totale contestato – si parlava di oltre 1,5 milioni di euro – ma ha un significato rilevante: riconosce non solo un diritto economico, ma soprattutto la paternità creativa di Mazzucchi. La sentenza stabilisce che l’azione della SIAE e del MEF è stata illegittima, e che gli eredi devono essere compensati.

Questo caso offre un importante precedente nel panorama dei diritti d’autore in Italia, soprattutto per quanto riguarda brani della tradizione che si credono erroneamente di pubblico dominio. Il riconoscimento di Mazzucchi come coautore dimostra che anche apporti creativi “nascosti” o poco noti possono avere valore giuridico e riaprire pratiche che si ritenevano chiuse.

Dal punto di vista culturale, il fatto che un brano come ’O sole mio – da tempo parte dell’immaginario collettivo – risulti essere una collaborazione più articolata di quanto ritenuto, arricchisce la storia della canzone napoletana e del suo impatto globale.

Dopo anni di battaglie legali e attese, gli eredi di Alfredo Mazzucchi vedono riconosciuta la loro posizione. A beneficiare non sono solo loro, ma l’intera comunità della musica italiana: il caso rafforza l’idea che il processo creativo può coinvolgere più voci, e che il diritto d’autore deve essere aggiornato anche quando l’opera sembra appartenere alla memoria collettiva.

Foto su licenza Depositphotos

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