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Recensione di “Non ho paura di niente“, decimo album di inediti di Fabrizio Moro pubblicato da BMG solo in formato fisico.

Libertà: è questo il valore più profondo che emerge da “Non ho paura di niente”, decimo album di inediti di Fabrizio Moro che, nell’epoca delle piattaforme streaming, è stato pubblicato solo in formato fisico. Scelta che la dice già lunga su un artista, appunto, libero, che non rincorre le dinamiche di mercato e che prova, anzi, a riscriverle per ribaltare schemi poco confacenti a chi ha come principale obiettivo il valore della propria opera musicale.

Il cantautore romano s’inserisce in una strada finora seguita da pochissimi colleghi per quella che potrebbe, quindi, sembrare una rivoluzione ad oggi silenziosa ma che, in realtà, potrebbe rappresentare un grande cambiamento per l’industria musicale e per quegli artisti la cui musica, per vedere il proprio valore realmente riconosciuto, necessita di un ascolto più accurato rispetto a quello veloce e frammentario delle playlist. Comprare un disco perché è l’unica possibilità per poterlo ascoltare significa ritrovare la possibilità di scegliere un cantante rispetto ad un altro, e questa scelta torna a dare dignità a tutto il lavoro che c’è dietro un’opera.

È proprio questa volontà di rimettere la musica al centro la missione di Moro che, in questi giorni, si è raccontato così sui social: “In un momento storico dove basta scorrere lo schermo di uno smartphone per trovare tutta la musica che vuoi ascoltare, io vi sto chiedendo tanto. Uscire di casa, andare in un negozio di dischi e acquistare un vinile, un cd o, addirittura, una musicassetta, negandovi ogni comodità, è un atto d’amore infinito nei miei confronti. Ma, per scrivere le canzoni che ora state ascoltando e che (spero) vi stanno smuovendo il cuore, io ho lavorato tanto e lasciare queste canzoni in un frullatore digitale alla portata di tutti equivale, per me, a sminuire la sofferenza che ho accolto per scriverle”.

Non ho paura di niente” è, infatti, un album controcorrente non solo per le strategie di promozione, ma anche per come è stato pensato e strutturato. Nasce dopo tre anni di lavoro, in una tempistica, quindi, lontanissima dall’attualità musicale a fotografarci un artista che, in un mondo in cui tutti vogliono correre, preferisce rallentare e non vive con l’ossessione dell’esserci a tutti i costi. È, inoltre, un progetto fortemente introspettivo, sofferto, per certi versi anche cupo, che non si nasconde dietro alla maschera della hit radiofonica o del successo facile ed è, anzi, estremamente onesto nel raccontare un periodo di disagio sia personale che condizionato proprio dai cambiamenti del mercato discografico responsabili di aver minato le certezze di tutti i cantautori della stessa generazione di Moro.

Attenzione, però, perché non parliamo di un disco unicamente personale: “Non ho paura di niente” si apre anche alla collettività perché le sofferenze raccontate dal cantautore sono quelle che si trova davanti anche l’ascoltatore nella vita di tutti i giorni e, infatti, il viaggio del progetto è iniziato a metà settembre con il connubio tra rock ed elettronica di “In un mondo di stronzi” che raccontava la difficoltà di stabilire una relazione amorosa serena e stabile nell’attuale società, mentre la title-track, che è anche l’attuale singolo, è la classica ballad à la Moro in cui la convivenza con i “mostri” e con i propri errori si scontra con la speranza di costruire un domani migliore (“Vada come vada guardo su, che ci sono stelle immense lì nel cielo”).

Un domani che non può fare a meno dell’amore e, così, nella dolcezza di “Toglimi l’aria” emerge tutto il desiderio di riuscire a condividere la propria vita con un’altra persona da parte di chi è troppe volte fuggito dai rapporti a causa di quella “paura dell’amore” individuata nell’incalzante “Comunque mi vedi”, con al centro una figura femminile che capisce di aver dato tutto di sé a un uomo che, però, non si riesce “mai a fidare”.

Mancata fiducia che è anche causa della vita da single raccontata nell’intima “Casa mia”, tra i menù organizzati “su Just Eat” e la solitudine ancora più evidente quando ci si ritrova davanti alla tv (“Fra piattaforme digitali mi consolo: sto anche un’ora per scegliere un bel film e assaggiare la tristezza di vedermelo da solo”), e del senso di nostalgia centrale nella toccante “Scatole”, dove l’esperienza di un trasloco riporta alla luce dell’autore tanti ricordi che si accumulano sempre più (“Fotografie di persone che non vedi più: qualcuno non era un amico, qualcuno è partito, è andato lassù a vedere se poi si sta meglio davvero”).

C’è, però, anche la volontà di mettere da parte questi pensieri cupi e, infatti, nel ritornello impetuoso di “Superficiali” a emergere è il desiderio di trovare una rinnovata leggerezza (“Ma perché non siamo superficiali, solo per mezz’ora di questi giorni uguali?”) ancora più forte in “Sabato”, dove il protagonista che si sente “spento” dall’amore cerca rifugio nella spensieratezza riassunta nell’emblematica immagine del sabato sera (“È un periodo che penso solo alle cose che contano, ma sabato tutti ballano”).

In un disco di Moro non può, infine, mancare anche la denuncia sociale qui evidente in “Simone spaccia”, dove la storia di un ragazzo che gioca a fare “il boss della malavita romana” è un modo per tramandare un messaggio ai giovani che seguono modelli di vita sbagliati non rendendosi conto dei pericoli contro cui ci si può scontrare (“È inutile farsi le domande su dove andremo mai a finire, Simone non se lo chiede perché è fulminato, lo scoprirà se poi verrà ammazzato”): il contrasto tra il testo drammatico e le tinte up-tempo della produzione lo rendono un brano sorprendente, nonché una novità nel repertorio del cantautore.

Non ho paura di niente” è, quindi, Fabrizio Moro in purezza perché raccoglie tutti gli elementi principali della poetica del cantautore, dalle parentesi cupe a quelle più speranzose, dal lato romantico a quello più rabbioso (anche se, in quest’ultimo caso, molto meno che in passato) ma, soprattutto, perché è lo specchio di un artista che continua a preferire il suo essere onesto ai compromessi necessari nell’attualità musicale, e questo lo rende fuori dagli schemi, senza alcun tipo di condizionamenti esterni e, così, anche assolutamente libero.

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