Juli 2026

Recensione di “Solito cinema“, il primo producer album di Juli disponibile da venerdì 24 aprile. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.

C’è stato un periodo in cui le compilation occupavano i vertici delle classifiche. L’estate, in particolare, era la stagione in cui le varie Hit Mania, Hot Party e, ovviamente, quella del Festivalbar con le sue versioni blu e rossa prendevano il posto degli album solisti degli artisti perché rappresentavano il miglior modo per conservare una fotografia con tutti i successi di un preciso periodo musicale. Uno spirito che, con l’esplosione dello streaming e soprattutto delle playlist, ha ormai poco senso ed è quasi del tutto sparito ma che oggi rivive grazie a Juli e a “Solito cinema“, il suo primo album da producer.

Ed è quasi ingiusto definirlo in questo modo proprio per il suo essere un mix di mondi in cui emerge sia la visione di Juli che lo stile musicale degli artisti ospiti, con tutte le tracce legate da un filo diretto che non è, però, più la raccolta di successi come nelle compilation del passato. I brani contenuti, infatti, ad eccezione di “Quelli come me” con Coez, il singolo attualmente in radio, e “Brutta storia” di Emma, qui riproposta in una versione unplugged in duetto con Elisa e sicuramente più a fuoco rispetto alla versione originale, sono tutti inediti: non sono hit o, almeno, non lo sono ancora e, in generale, nessuna delle tracce sembra essere guidata dalla volontà di voler pubblicare una canzone spacca-classifiche.

Sono canzoni con un’anima acustica, nascono tutte con un arrangiamento chitarra e voce e sono spesso velate da un profondo senso di malinconia per quella che è, a tutti gli effetti, una compilation del cantautorato. Già la presenza di Fabio Concato, nome senz’altro sorprendente per il disco di uno dei producer del momento, e del suo romanticismo d’altri tempi in apertura del progetto con una rilettura di “Voilà“, brano già pubblicato nel 2003 come inedito dell’album “Concato Live“, ci spiega molto bene la visione di un Juli desideroso di pubblicare un lavoro più eterogeneo possibile e di come il suo stile sia sicuramente figlio dell’attualità con i suoi 34 dischi di platino e 28 dischi d’oro raccolti negli ultimi anni, ma pronto anche ad accogliere il passato per incoraggiare il presente ad essere migliore.

Anche Tommaso Paradiso partecipa al progetto con una canzone, “Che poi chissenefrega“, il cui tema è ancora l’amore anche se raccontato dal punto di vista della distanza (“Che poi chissenefrega se col tipo vivi a Modena“) in uno scenario notturno figlio più della malinconia dei suoi primi due progetti solisti che della spensieratezza proposta nel recente “Casa Paradiso“. Fulminacci ci canta, invece, che “la vita è un passatempo” in una “Passatempo” in cui emerge tutto il desiderio di trovare una maggior leggerezza in una relazione ricca di incomprensioni spostando, quindi, la prospettiva verso un mood più solare e quasi festaiolo che fa suo anche Bresh nello sguardo totalmente spensierato di “Serenamente” (“Che bella la mattina quando mi sveglio al sole, che mi dà vitamina che illumina il parquet“) che è, però, il pezzo meno ispirato e più scontato dell’intero progetto.

Il cantato cupo di Franco126 riporta “Solito cinema” sul filone più malinconico con una “Maledizione” in cui torna protagonista un rapporto arrivato alla sua fine (“Tanto ormai non ci capiamo più, forse è il caso di dormirci su“) con il notevole ingresso, nel ritornello, di un sax che strizza l’occhio ad Antonello Venditti. Ma è con Biagio Antonacci e “L’ultima canzone” che il progetto raggiunge il suo picco più alto con quel mood che strizza l’occhio ad alcuni successi del passato come “Sognami“, “Pazzo di lei” e “Non vivo più senza te“: è il pezzo più forte pubblicato dal cantautore negli ultimi anni, tanto che viene spontaneo chiedersi perché non se lo sia tenuto per lanciare il suo prossimo album, anticipato invece dal non ispiratissimo “You & me“.

Noi, disillusi” propone, invece, la scrittura sempre diretta e viscerale di Enrico Nigiotti in un brano che riesce ad essere, allo stesso tempo, cupo e speranzoso perché, da una parte, c’è una sensazione di resa (“Noi, disillusi, che non crediamo più a niente“) ma, dall’altra, c’è anche la voglia di ripartire comunque ogni volta perché è questo il senso della vita (“Ci siamo laureati in sogni e sbagli e forse prima o poi dovremo riposare, ma adesso è vivere“), mentre Tredici Pietro riporta il focus sul nuovo cantautorato e sulla sua commistione tra rap e melodia, qui già presente con Bresh e Franco126, in una “Qui piangono tutti” che vede due protagonisti in grado di mantenere una loro stabilità anche davanti a una realtà difficile (“Anche se ti faccio disperare e certe notti mi vuoi maledire alla fine qui piangono un po’ tutti, noi due no“).

A chiudere il disco è Olly, l’amico di sempre di Juli, che con “Cantilene” riprende all’inizio quelle atmosfere vaschiane già intercettate nel suo ultimo singolo “Questa domenica” in una prima strofa che suona come una confessione molto intima e dolorosa (“A cosa serve scrivere d’amore se non amo mai nessuno?“) per poi chiudere il progetto con il mood solare e positivo che trova un contatto diretto con quello di Bresh e Fulminacci (“Ti giuro che sto bene, malgrado le intemperie“).

Solito cinema” emerge, così, come un grande omaggio al cantautorato in grado di attraversare le generazioni, da quelle dei nuovi volti della musica italiana come Olly e Bresh a quelle di mezzo che appartengono a Tommaso Paradiso ed Enrico Nigiotti, fino ad arrivare a quelle di chi ha già una lunga storia alle spalle come Biagio Antonacci e Fabio Concato. E l’esperimento funziona perché questo mix di mondi, spesso anche molto differenti tra di loro, riesce a trovare un’identità comune in cui ognuno riesce ad esprimersi al meglio. Qui in primo piano non c’è solo la visione di Juli ma anche la personalità dei cantanti invitati al progetto ed è stata questa la scelta decisiva per rendere “Solito cinema” un ottimo disco: mettersi al servizio degli altri. Ecco perché è più giusto definirlo “compilation” anziché “producer album”.

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