Alice De André interviene dopo la contestazione a Matteo Salvini durante il concerto dedicato al nonno Fabrizio De André all’Agnata e difende lo spirito delle sue canzoni.
La presenza di Matteo Salvini in prima fila al concerto dedicato a Fabrizio De André all’Agnata ha acceso un acceso dibattito, soprattutto dopo la contestazione di una ragazza dal pubblico. A intervenire sulla vicenda è stata Alice De André, nipote del cantautore genovese, che ha affidato ai social una lunga riflessione sul significato delle canzoni e delle idee del nonno.
Il punto centrale del suo intervento è il rapporto tra l’immagine ormai istituzionalizzata di Fabrizio De André e il pensiero espresso dall’artista durante la sua vita. Per Alice, celebrare De André limitandosi alle sue canzoni più conosciute rischia infatti di dimenticare proprio quella componente politica, sociale e libertaria che ha caratterizzato profondamente la sua produzione.
Alice De André: “Forse la musica, forse i ‘la la la’”
Alice De André parte proprio dalla presenza di Salvini all’Agnata e si domanda quanto sia stato necessario “sterilizzare” il pensiero di Fabrizio De André per considerare normale la presenza del leader della Lega in prima fila a un concerto dedicato a lui.
“Questa frase potrebbe tranquillamente già finire qui”, scrive Alice, aggiungendo con ironia di non sapere “esattamente cosa sia riuscito a capire Salvini dei testi di mio nonno”.
“Forse la musica. Forse i ‘la la la’. Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione”, prosegue.
Secondo la nipote del cantautore, le visioni del mondo di Fabrizio De André e quelle attribuite a Salvini sarebbero profondamente distanti. Da qui nasce la sua riflessione sulla trasformazione di De André in una sorta di icona condivisa da tutti, ma spesso privata del significato originario delle sue parole.
La contestazione e il dibattito
A far discutere, dopo il concerto, è stata soprattutto la contestazione di una ragazza nei confronti di Salvini. Alice De André considera però paradossale che la polemica si sia concentrata sulla giovane spettatrice e non sulla presenza del politico a un evento dedicato a un artista noto per le sue posizioni controcorrente.
“Una ragazza che contesta un politico ad un concerto di De André non è fuori luogo”, sostiene Alice, definendo la contestazione “forse una delle cose più coerenti” avvenute durante la serata.
La nipote ricorda inoltre il rapporto che Fabrizio De André aveva con il pubblico e con le contestazioni durante i suoi concerti. “Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni, fermava la musica, parlava, discuteva”, scrive.
Secondo Alice, proprio questo atteggiamento dovrebbe essere considerato parte integrante dell’eredità di De André. Non soltanto le canzoni, dunque, ma anche il confronto e la capacità di mettere in discussione ciò che accadeva dentro e fuori dal palco.
“Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto”
È il passaggio più forte della riflessione di Alice De André: “Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto”.
La frase sintetizza il senso del suo intervento. Celebrare un artista significa, secondo la nipote, accettarne anche le idee, le battaglie e le contraddizioni, senza trasformarlo in un semplice “santino nazionale” utilizzato soltanto nelle occasioni commemorative.
“Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni”, scrive Alice. “Prendete anche quello che pensava, quello che contestava”.
La riflessione si conclude con un’immagine volutamente provocatoria: Alice immagina che Fabrizio De André, davanti a una situazione simile, avrebbe potuto interrompere il concerto e rivolgersi direttamente a Salvini per chiedergli cosa ci facesse lì.
Al di là delle diverse interpretazioni politiche della vicenda, l’intervento di Alice De André riporta al centro una questione più ampia: quanto sia possibile separare le canzoni di un artista dalle idee che le hanno generate.
Nel caso di Fabrizio De André, autore di brani che hanno raccontato emarginati, ultimi, ribelli e personaggi ai margini della società, il rapporto tra musica, libertà di pensiero e contestazione è da sempre parte integrante della sua eredità artistica.
E proprio per questo, secondo Alice De André, ricordarlo significa anche confrontarsi con ciò che quelle canzoni continuano a dire, senza ridurle a semplici colonne sonore delle celebrazioni.
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