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Amadeus a Sanremo 2023-2024, la rivincita di un vero outsider

Amadeus Sanremo

È notizia di oggi la conferma di Amadeus nel duplice ruolo di direttore artistico e di conduttore delle prossime due edizioni del Festival di Sanremo, un rinnovo biennale che permetterà al noto volto del piccolo schermo di lavorare con maggiore tranquillità e più sulla media-lunga distanza. Dopo settimane di rumors, le trattative hanno portato dunque al prevedibile Ama-quarter, ma anche ad un sorprendente e inaspettato Ama-quinquies, sulla scia del clamoroso successo ottenuto anche con l’ultima edizione.

Un annuncio che è arrivato in tempi decisamente brevi e che permetterà all’intera macchina organizzativa della discografia di cominciare a gettare le basi per nuovi progetti. Stesso discorso vale per Amadeus, che ha commentato a caldo: «Sono felice e onorato della proposta dell’Amministratore Delegato Carlo Fuortes e del Direttore del Prime Time Stefano Coletta. Aver ricevuto adesso l’incarico mi permette di lavorare da subito. Non vedo l’ora di iniziare».

Amadeus entra così di diritto nella storia della rassegna, superando per numero di edizioni Fabio Fazio ed eguagliando Nunzio Filogamo, il primo storico padrone di casa del Festival. In quanto a partecipazioni consecutive, invece, raggiunge quota cinque presenze a pari merito con due autentici pilastri della manifestazione, vale a dire Mike Bongiorno e Pippo Baudo, protagonisti rispettivamente dei quinquenni che vanno dal ’63 al ’67 il primo e dal ’92 al ’96 il secondo.

Tutto merito degli eccellenti risultati ottenuti, sia sul piano televisivo che su quello musicale, dal 2020 ad oggi. Senza ma e senza se, Amadeus ha saputo amministrare magistralmente tre edizioni indiscutibilmente storiche del Festival: quella pre-Covid, la successiva in piena emergenza sanitaria e la più recente figlia di una ritrovata aggregazione. In soli tre anni, il presentatore è riuscito a dare vita ad una vera e propria rivoluzione musicale, sfociata in un significativo ricambio generazione che ha rinvigorito l’interesse dei giovani nei confronti della kermesse canora.

Sanremo 2020 – 2024: la parabola di Amadeus

Tre anni fa Amadeus è arrivato in punta di piedi a condurre il suo primo Festival da outsider, per alcuni anche come un mezzo miracolato, anzi, probabilmente quella sua prima edizione doveva essere semplicemente l’unica, un’annata di passaggio, in attesa di affidare l’incarico a qualche “giovane” promessa della tivù che in quel momento, magari, necessitava ancora di un po’ di rodaggio.

Nel giro di trentasei mesi la situazione si è capovolta, fino ad arrivare a dimostrare con l’ultima edizione di non essere ostaggio della popolarità di Fiorello, la cui presenza si è rivelata fondamentale soprattutto nella difficile annata 2021. Ricordo come se fosse ieri quelle voci circolate all’indomani dell’annuncio del suo primo mandato, i maligni hanno subito sostenuto che senza l’amico showman non si sarebbe di certo ritrovato a ricoprire quel ruolo, così si è detto anche l’anno successivo in occasione del secondo rinnovo. E ora? Quelli stessi detrattori tacciono.

La parabola sanremese di Amadeus parte da molto lontano, quando negli anni ’80 si trovava a seguire la rassegna come inviato di Radio Verona e di Radio Blu. Poi il successo a Deejay Television, i primi programmi e le conduzioni del Festivalbar (anch’esse cinque consecutive). Il suo primo ruolo ufficiale ricoperto nella Città dei Fiori risale al 1999 come membro della giuria di qualità, mentre l’anno seguente il suo nome era circolato insistentemente alla vigilia come papabile conduttore, proprio come si rumoreggiava fosse previsto dal contratto siglato per il suo ritorno in Rai, ma forse quello non era nemmeno il momento giusto.

Insomma, nella vita c’è sempre un tempo per tutto, così da speaker di una radio locale a direttore artistico per ben cinque edizioni consecutive il passo (non) è stato breve…. una scalata sociale mica da ridere! Per questo e per altri mille motivi, Amadeus resta un esempio per tutti quelli che nella vita nascono outsider e non credono nemmeno di potercela fare. Nonostante le critiche gratuite e le polemiche sterili di questi ultimi tre anni, alla fine ha avuto ragione lui grazie a scelte ben ponderate, volte ad intercettare le incombenti criticità e a cercare di porre delle concrete soluzioni.

Per la stessa rassegna si tratta di un bel sospiro di sollievo, perchè quella che avrebbe lasciato Amadeus sarebbe stata per chiunque un’eredità piuttosto pesante da raccogliere e da gestire. Chi si sarebbe sobbarcato una responsabilità del genere? Questo è decisamente un momento d’oro per il Festival e per l’intero scenario musicale nazionale, per cui è necessario alimentarsi sia di continuità che di maggiore progettualità. Non aveva alcun senso procedere all’ennesimo rinnovo interinale della durata di dodici mesi, ha decisamente più senso continuare ad investire sul futuro con maggiore propensione e decisione.

Personalmente mi sono sempre ritenuto un nostalgico, uno che tende a guardare molto al passato, a cui è capitato spesso di desiderare di essere nato in alte epoche. Grazie al lavoro di Amadeus e al fervore di questo preciso momento storico, posso ritenermi soddisfatto di poter vivere in questo periodo di grande rigogliosità artistica, seppur con i numerosi problemi che tutti conosciamo. Mai come ora, la sensazione è davvero quella di contribuire alla scrittura di nuove e gloriose pagine di storia.

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