Emili Kasa

Dopo essere stata selezionata per RADAR, il programma di Spotify dedicato agli artisti emergenti, Emili Kasa prosegue il suo percorso artistico con “Non sono lei” (Maciste Dischi), il nuovo singolo fuori ovunque venerdì 6 novembre.

Un brano che attraversa il senso di estraneità verso se stessi e il mondo che ci circonda, dando voce a quella sensazione di abitare luoghi, relazioni e persino il proprio corpo senza riuscire a sentirli davvero come casa. Emili Kasa racconta uno stato di alienazione e angoscia che restituiscono la difficoltà di convivere con una versione di sé che sembra distante, quasi estranea.

«”Non sono lei” è la continua ricerca di una casa, il tentativo di ritrovarmi. Nasce dalla sensazione di non riconoscermi più nei luoghi, nelle persone, negli amori che mi hanno tante volte confuso. Ma la verità è che la casa che tanto cerco è dentro di me e devo solo imparare a conviverci», racconta Emili Kasa.

In “Non sono lei”, la fragilità si intreccia costantemente con il bisogno di vicinanza. Alla difficoltà di stare con se stessi si contrappone il desiderio di trovare conforto tra le braccia di qualcuno, di sentirsi accolti anche nei momenti in cui ci si percepisce più distanti dalla propria identità. L’insonnia, le dipendenze, la paura di cadere e il timore di essere lasciati soli diventano parte di una condizione di costante conflitto interiore, in cui convivono il bisogno di essere salvati e la necessità di imparare a salvarsi da soli. La presenza dell’altro rappresenta una possibilità di riparo, ma non cancella il confronto con un malessere che ha radici più profonde.

Il brano si sviluppa così come una confessione intima, in cui il dolore non viene nascosto né trasformato in qualcosa di rassicurante. Dare un nome a ciò che fa male diventa il primo passo per provare a comprenderlo, mentre la musica offre uno spazio in cui lasciar emergere paure, contraddizioni e pensieri difficili da esprimere. A volte, ritrovare la strada verso casa significa prima di tutto smettere di cercarla altrove.

Con “Non sono lei”, Emili Kasa prosegue il percorso avviato con “Goodbye (rabbia, ti giuro, come stai)” e “Kalimera“, un progetto che parla dell’imparare a crescere anche senza un manuale di istruzioni, della fame emotiva, relazionale, identitaria. Il titolo, che in greco significa “buongiorno”, diventa così un simbolo potente. Non è un augurio, ma un atto di coraggio: aprire gli occhi anche quando non si è pronti, accettare che qualcosa manchi ancora. 

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