Tazenda 2025

Gino Marielli celebra quasi 50 anni di carriera: dai Tazenda a Sanremo, da Parodi a De André. Un viaggio nella musica che ha portato la Sardegna nel mondo.

Chitarrista, compositore, voce e anima dei Tazenda, Gino Marielli è una delle figure più importanti della musica sarda e italiana. Il suo percorso artistico attraversa quasi mezzo secolo, intrecciando tradizione, rock e sperimentazione, sempre con un obiettivo chiaro: portare la Sardegna oltre i suoi confini. «Ho iniziato a fare musica e serate quando avevo 18 anni – racconta a La Nuova Sardegna quindi sì, possiamo dirlo tranquillamente: sono quasi 50 anni di carriera».

Gli inizi arrivano alla fine degli anni Settanta. «Con i Sole Nero, nel 1978, abbiamo vinto un concorso della RCA con 40mila partecipanti. Da lì abbiamo iniziato a girare il mondo». Prima ancora c’era il prog di Verso la luce, ispirato a Area, Genesis e Pink Floyd. «Con i Sole Nero abbiamo capito che la musica non era più solo passione: diventava un vero lavoro».

Fondamentale anche l’esperienza con Gianni Morandi. «Non eravamo semplici turnisti: ci lasciava spazio per proporre la nostra musica. Siamo stati in Unione Sovietica e negli Stati Uniti, in piena guerra fredda. Cercavano un gruppo vivo, non musicisti da studio. È stata una scuola formidabile».

Poi l’incontro con Mogol e la parentesi del Coro degli Angeli. «Il nome Sole Nero non gli piaceva. Accettammo Coro degli Angeli anche se ci sembrava lontano da noi. Incidemmo un disco di canzoni di Battisti che andò molto bene, ma sentivamo di non essere completamente noi stessi».

La svolta arriva con la nascita dei Tazenda, quasi per caso. «Dopo lo scioglimento del Coro degli Angeli volevo fare il solista. Andrea Parodi ci chiamò per alcune serate, non avevamo neanche un nome. “Tazenda” venne fuori da un libro di Asimov: il suono ricordava la Sardegna. È rimasto».

Decisiva l’intuizione di Mara Maionchi. «Le portammo provini in inglese e una cassetta in sardo. Saltò dalla sedia con No potho reposare e ci disse: mischiate queste due anime. Fu lei a farci capire che rock britannico e tradizione sarda potevano convivere».

Il primo spartiacque è Sanremo Rock, poi l’esplosione con Pippo Baudo. «Pensavamo: se non succede niente, molliamo. Invece arrivarono Carrasecare e No potho reposare. Da lì cambiò tutto». Indimenticabile la standing ovation per Spunta la luna dal monte. «Bertoli non cantava, raccontava. Ho capito che non contavano più le note ma l’intensità».

Storica anche la collaborazione con Fabrizio De André. «Gli facemmo ascoltare Pitzinnos in sa gherra. Disse: “Ci vorrebbe una filastrocca”. Venti giorni dopo arrivò un fax con dieci proposte sue. Un onore immenso».

Dolorosa la separazione da Andrea Parodi. «Come una rottura sentimentale. Poi abbiamo capito che seguiva una strada nobile. Se avesse avuto tempo, sono sicuro che sarebbe tornato».

Oggi Marielli guarda avanti. «Siamo ancora vispi. Con Serena Cartamantiglia abbiamo due brani nuovi, in sardo e in italiano». E Sanremo? «Sì, perché quel palco produce sostanze chimiche che durano tutto l’anno». Dopo 50 anni, i Tazenda non hanno ancora finito di raccontare la loro storia.

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