ERICK PANINI

Disponibile in radio e in digitale “MADEMOISELLE“, il nuovo brano del cantautore rap ERICK PANINI.

Prodotta da Pierpaolo Guerrini nel PPG Studios in Toscana e scritta da Pierpaolo Guerrini, Maurizio Martellini e lo stesso Erick Panini, “MADEMOISELLE” racconta l’incontro speciale tra due persone durante una notte d’estate. Non si tratta della classica storia estiva destinata a svanire, ma di due anime che scoprono di potersi sostenere a vicenda, lasciandosi trasportare dalla magia della musica. Nata sulle spiagge di Genova, “MADEMOISELLE“ racchiude l’atmosfera spensierata dell’estate e invita a vivere ogni momento con il sorriso, trasformandosi in una colonna sonora da condividere con gli amici, da dedicare a chi si ama o semplicemente da cantare a squarciagola, destinato ad accompagnare non solo l’estate, ma anche tutto ciò che verrà dopo.

Con “MADEMOISELLE“, ERICK PANINI conferma la propria capacità di combinare con disinvoltura canto, cantautorato e rap, dando vita a un linguaggio musicale personale che unisce melodia ed espressività, mantenendo uno stile contemporaneo e riconoscibile.

«”MADEMOISELLE” è senza dubbio la più allegra tra le mie canzoni. Tra gli aspetti che in molti non conoscono di me c’è il profondo amore che provo per il mare. – dichiara ERICK PANINI – Trovare le parole giuste per raccontare il legame tra il mare, l’estate e quella sensazione di libertà che riescono a regalare non è stato semplice. Poi, come spesso accade, l’idea del brano è arrivata quando ho smesso di cercarla: in spiaggia o a casa cambia poco, purché accanto a te o nel tuo cuore ci sia qualcuno capace di farti battere davvero il cuore.»

Intervista a Erick Panini

1. Partiamo da Mademoiselle. È probabilmente il tuo brano più luminoso e spensierato fino a oggi. Com’è nata l’esigenza di mostrare questo lato del tuo mondo musicale?

Nasco a Rio De Janeiro, in un posto caldo e allegro e, non solo per questo ho un lato molto solare e vivace che la profondità e l’intensità che cerco di mettere in ogni mio testo inevitabilmente offuscano; chi mi conosce però sa quanto per me la leggerezza sia l’arma per sopravvivere al peso di tante giornate.

2. Hai raccontato che questa canzone è nata quando hai smesso di cercarla. In che senso?

Ho imparato che non vale solo per la musica nella vita me ne ha dato la conferma: le cose si trovano quando si smette di cercarle e così io che mi ero rassegnato all’idea di avere sempre tante cose da dire ma di queste molto poche allegre. Poi un giorno l’ispirazione mi ha fatto aprire un vecchio quaderno per scriverci sopra un pensiero ma in tutto ciò ho riscoperto tanti pensieri scritti nel tempo, in stagioni e anni lontani tra loro ma la cosa più sconvolgente: erano versi felici!
Così, nell’unione di vecchio e recenti dediche nasce Mademoiselle, il brano attraverso il quale parlo di estate e lo faccio col sorriso.

3. In Mademoiselle racconti un incontro estivo che non rimane superficiale, ma diventa un legame autentico. Secondo te oggi è ancora possibile raccontare l’amore senza cadere nei cliché?

L’amore quello vero ha pochi modi di essere: quando è vero nell’unica formula autentica che gli appartiene. Quello che abbiamo noi però sono infinite parole per poterlo descrivere E dedicare in modi sempre nuovi così da non cadere mai Nella noia, nei cliché né tantomeno nella banalità. Mi piace pensare per poeti i medi non un linguaggio nuovo ogni volta che buttano giù una poesia E questo rende il ripetersi e li insinuarsi dell’amore in tutte le circostanze senza mai essere banale.

4. Il mare è uno dei protagonisti del brano. Che rapporto hai con il mare e perché rappresenta così bene il concetto di libertà che attraversa la canzone?

Come ho detto anche nella risposta alla prima domanda sono nato a Rio de Janeiro e lì c’è il mare. questo senza dubbio é uno dei motivi principali per cui mi ritrova a aspettare impazientemente tutto l’anno il momento di poter affondare i piedi nella sabbia. In più penso tanto e il mare e l’estate mi aiutano a indirizzare i miei pensieri verso un orizzonte più positivo e solare questo è il motivo per cui con tanta convinzione a Fermo che il mare è senza dubbio il posto in cui mi trovo più a mio agio (anche d’inverno)

5. Il pezzo nasce sulle spiagge di Genova. Quanto il luogo in cui vivi o che frequenti riesce a influenzare la tua scrittura? Ti capita di assorbire le atmosfere dei posti prima ancora delle storie?

Non frequento Genova ma ci capita occasionalmente per fare alcuni lavori riguardo la musica e posso dire che la spiaggia genovese mi ha colpito dalla prima volta ed è riuscita a trasmettermi emozioni legate al suo essere prima ancora di sentire le storie che gli appartengono. Vale per Genova per altri posti: cambiare aria e frequentare ambienti diversi e belli è fondamentale per trovare l’ispirazione e nuove parole da esprimere, in musica e non solo.

6. Musicalmente continui a muoverti tra rap, melodia e cantautorato. Hai mai avuto la sensazione che il mercato sentisse il bisogno di etichettarti, mentre tu preferisci rimanere libero di attraversare più linguaggi?

Non mi interessano le etichette che sente il bisogno di mettere il mercato Io ho fatto un percorso per trovare i linguaggi Giusti con cui esprime ciò che sono e provo quindi andrò avanti cercando di fondere rap e cantato in modo sempre più armonioso e musicale, al di là di qualsiasi etichetta.

7. Ascoltando i tuoi ultimi singoli si percepisce una continua evoluzione. C’è un filo conduttore che unisce Le mie poesie, Barcellona Piange, Mani Sporche, Così Vero e oggi Mademoiselle?

C’è un filo invisibile che lega il percorso di tutte le mie canzoni ed è un filo che cerca di descrivere e attraversare ogni aspetto delle mille personalità che mi appartengono e delle “moltitudini che contengono” come diceva Alda Merini. Una volta usciti tutti i brani attraverso i quali avrò parlato di ogni aspetto di me il filo si farà visibile e mi si potrà conoscere a fondo.

8. Hai studiato jazz in Conservatorio dopo aver già ottenuto importanti riconoscimenti. Quanto quella formazione tecnica ha cambiato il tuo modo di scrivere e interpretare una canzone?

Andare al conservatorio è stata senza dubbio una delle scelte migliori della mia vita non solo da un punto di vista tecnico ma anche personale perché è un ambiente che ti permette di entrare a tu per tu con te stesso oltre che col mondo della musica. Ogni aula e ogni insegnante che hanno caratterizzato la mia istruzione sono stati e rimangono fondamentali in tutto ciò che compongo e soprattutto scrivo.

9. La tua storia personale è molto forte e inevitabilmente suscita interesse. Oggi senti ancora il bisogno di raccontarla nelle tue canzoni oppure preferisci che sia soltanto una parte della tua identità artistica, senza definirti completamente?

La mia storia personale è molto forte e in tutto ciò che faccio ne rimane e Ne rimarrà sempre visibile una parte: ma è la parte che decido io. Parla di quel lato di me si è ricostruito ha deciso di fare della propria passione la propria vita e non di quel bambino che rimarrà sempre nel mio cuore ma già da tanto non fa più parte di ciò che è artisticamente sento il bisogno di descrivere.

10. Hai più volte dimostrato di voler evitare che la tua biografia diventi l’unica chiave di lettura della tua musica. Quanto è importante per te che il pubblico ascolti prima le canzoni e solo dopo conosca la tua storia?

Il pubblico ascolti prima le mie canzoni o conosco prima la mia storia in verità non mi fa differenza se alla fine l’arte è il mio mezzo per espormi e mostrarmi quindi ciò che ritengo importante è che io venga capito in modo autentico e che chi mi ascolta non si fermi alla superficie.

11. Hai lavorato con Pierpaolo Guerrini, produttore con un percorso internazionale importante. Che cosa ha portato questo incontro al tuo modo di costruire le canzoni?

L’incontro con Pierpaolo Guerrini è stato molto formativo e fondamentale sia da un punto di vista artistico che da un punto di vista personale perché oltre alle qualità tecniche che gli appartengono e stati in grado di mostrarmi la passione attraverso la quale crea canzoni così belle e potenti. È per me di sprono oltre che una piacevole sfida entrare a contatto e confrontarmi con persone di così alta caratura, e siccome anni fa lo avrei visto solo come un sogno Oggi sono intenzionato a mostrare quanto valgo e che questo è il mondo che mi appartiene. Anche per questo lo ringrazio molto.

12. Sei un artista della tua generazione ma hai un approccio quasi cantautorale alla scrittura. Ti senti più vicino al mondo del rap o a quello dei cantautori?

Rap e canto sono la stessa cosa per me, due linguaggi differenti che insieme formano l’approccio  ideale, quello che più mi appartiene. Sto esattamente a metà tra i due mondi saltellando qua e là in base a ciò che l’ispirazione porta.

13. Qual è stata la sfida più grande nel trovare un equilibrio tra la parte melodica e quella rap senza sacrificare nessuna delle due?

La sfida più difficile per me è sempre quella del tempo, dover aspettare per avere nuove idee e scrivere nuove canzoni. È una circostanza che ho accettato E mi concedo il tempo necessario per dare alla musica la calma e la passione che necessita per nascere.

14. Guardandoti indietro, cosa diresti al ragazzo che nel 2014 saliva sul palco del Verona Pop Festival e di Castrocaro? Quanto è cambiato Erick Panini da allora?

Non sono cambiato tanto nonostante tutti gli anni che siano passati. Ben presto ho fatto i conti col mio lato bambino e l’ho obbligato a non morire mai così a parte qualche ruga in più che un taglio di capelli un po’ diversi sono sempre lo stesso Erick di sempre, ma con più esperienza e consapevolezza.

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