“UN TRAMONTO PER DUE” è il nuovo singolo del giovane cantautore milanese ICO, brano pop-rock dalle forti influenze alternative anni ’90, rielaborate in chiave contemporanea.
La canzone unisce scrittura cantautorale ed intensità, sviluppandosi come un crescendo emotivo: dalle strofe sospese e introspettive si apre in un ritornello potente e arioso, per arrivare ad un finale arricchito da archi e stratificazioni sonore che ne amplificano l’impatto.
«Il brano – racconta ICO – parla di uno smarrimento condiviso: due persone che affrontano insieme un senso di fine, tra amore e nichilismo, tra il bisogno di restare e la consapevolezza della propria fragilità. Al centro resta una domanda: cosa rimane di noi quando tutto sembra crollare? La risposta emerge nel finale, dove l’accettazione lucida della fragilità lascia spazio ad un messaggio universale: anche se siamo minuscoli, non siamo soli».
Intervista a Ico, il nuovo singolo “Un tramonto per due”
1. “Un tramonto per due” è un brano pop-rock con forti influenze alternative anni ’90, ma proiettato nella contemporaneità. Come sei riuscito, insieme ad Alessio Croci all’Atlantis Studio, a fondere i tuoi ascolti di mostri sacri come Nirvana e Radiohead con una produzione fresca e attuale?
L’idea era quella di fondere un sound più cupo, semi acustico, con un timbro e linee melodiche vocali più chiare e moderne, enfatizzando una sensazione di contrasto tra epoche.
2. Nel brano si passa da strofe molto intime e sospese a un ritornello esplosivo, fino a un finale orchestrale stratificato. Da dove nasce l’esigenza di questa struttura “in crescendo”?
Il crescendo è parte integrante del percorso del brano. L’idea è quella di partire dal peso e dalla preoccupazione nel buio, per poi volare con speranza verso la luce e la leggerezza dello spirito.
3. Nel testo citi la fine del mondo e ti chiedi “cosa sarà di noi”, ma il finale lancia un messaggio di condivisione universale. Come convivono in te e nella tua scrittura queste due anime, quella più cupa/nichilista e quella aperta alla speranza?
Penso che questa dicotomia tra speranza e nichilismo abbia origine dal mio modo di vedere l’amore come forza salvatrice dello spirito. La condivisione delle emozioni, dei momenti è per me il cuore dell’esperienza dell’amore, e penso sia l’unica forza che resiste a qualsiasi senso di smarrimento esistenziale.
4. Il tramonto è un’immagine classica della musica e della poesia, spesso associata alla malinconia. Cosa rappresenta per te questo momento specifico? È una fine o una catarsi condivisa?
Per me il tramonto racchiude tanti simboli e concetti, uno tra tutti è la bellezza sublime che rappresenta. In questo senso, mi son reso conto nel tempo che poter condividere questa bellezza è fondamentale per dare un senso a tutto.
5. Sei un classe 2000, eppure nel tuo bagaglio culturale ci sono Bob Dylan, i Beatles, i Led Zeppelin, Battisti e De André. In un mercato musicale italiano dominato da logiche urban e trap, quanto è difficile e, al tempo stesso, stimolante portare avanti una proposta spiccatamente cantautorale e suonata?
Sicuramente ci sono tanti ostacoli e sono consapevole di aver intrapreso una strada controcorrente. Io credo fortemente nella mia visione della musica, suonata, umana. Portarla avanti, difenderla e diffonderla è una mia missione.
6. C’è un legame molto forte tra l’intensità sonora del brano e le immagini del videoclip. Come hai lavorato alla trasposizione visiva di questa storia di smarrimento e fragilità? Volevi che il video riflettesse l’aspetto “introspectivo” delle strofe o l’apertura del ritornello?
Volevo che il video restituisse la stessa intensità della musica, combinando la performance musicale e strumentale con immagini d’impatto emotivo che richiamassero le stesse visioni che avevo in testa pensando alla canzone.
7. Nel 2023 hai dimostrato una grandissima determinazione autoproducendo ben 12 demo in sei mesi, mentre nel 2024 hai strutturato il lavoro con il tuo ex insegnante. In cosa senti di essere cresciuto maggiormente, a livello di scrittura e di visione artistica, compiendo questo passo?
Per me Alessio è un maestro in tutto e per tutto, ma allo stesso tempo un amico. Il percorso insieme mi ha permesso di crescere tanto a livello sia di competenze che di consapevolezza musicale. A livello di visione artistica sono arrivato da lui con le idee già chiare, ma con la necessità di concretizzare il tutto.
8. La tua musica nasce da un forte bisogno espressivo e da una sensibilità che cerchi di mantenere distante dalle mode. Qual è l’augurio più grande che fai a te stesso per il viaggio di questo brano e, più in generale, per il tuo percorso artistico?
Spero che questo brano possa far risuonare qualcosa dentro a chiunque lo ascolti, cercando di toccare corde più sensibili. Per il resto mi auguro di avere sempre la stessa libertà che mi ha permesso di realizzare questo mio primo album, ma con una consapevolezza e una maturità artistica sempre maggiore.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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