Intervista a Jacopo Èt che ci racconta “Nostrissimi momenti“, il suo nuovo singolo disponibile da venerdì 19 giugno. Il brano si presenta come un viaggio leggero nell’intimità di una relazione, lontano dal caos quotidiano, raccontato con una scrittura poetica, gentile, ma anche pungente con un sound a metà tra la tradizione cantautorale bolognese e la contemporaneità. Jacopo Èt, all’anagrafe Jacopo Angelo Ettorre, è anche uno dei più influenti autori del panorama musicale italiano e, in questa intervista, ci racconta qualche dettaglio su questa sua nuova canzone ma anche sulla sua attività da autore per altri.
Intervista a Jacopo Èt, il nuovo singolo “Nostrissimi momenti”
Cosa rappresenta questo brano nel tuo percorso?
Questo è un singolo che mi racconta a livello di sensazioni più legate a una stagione di mare e di sole rispetto a quello che ho fatto nel passato. E’ una canzone che parla di momenti anche intesi come posti, cioè posti in cui si riescono a vivere determinate sensazioni ed emozioni e che fungono, per certi versi, da scudo nei confronti di quella che è una contemporaneità abbastanza pesante e pressante: questo è l’incipit della canzone e quello che rappresenta per me. È un singolo di ripartenza dopo un disco che ho fatto l’anno scorso ed è un voler continuare il mio percorso cantautorale anche spostandomi leggermente di suono, evolvendolo, giocando un po’ con le sonorità pur rimanendo dentro l’ambito del cantautorato.
Il sound del pezzo è a metà tra la contemporaneità e la tradizione cantautorale bolognese. È lì che si trovano i tuoi modelli?
Sì, a me interessa sempre avere un occhio verso quello che è il passato e verso quello che sono i miei riferimenti storici, musicali, i miei pilastri, uniti però all’attualità e al mondo contemporaneo. Non mi piace la retromania ma, dall’altra parte, non mi sento neanche un artista che deve per forza andare a cercare un suono eccessivamente avanguardistico.
Nel brano canti “e tu collezioni dischi perché hai tempo di ascoltarteli” e forse è un po’ inusuale parlare oggi del collezionare dischi. È un modo per esprimere un pizzico di nostalgia nei confronti dell’oggetto fisico in un’epoca di musica liquida?
In realtà era anche una piccola frecciata nei confronti di un momento storico in cui la saturazione musicale mi sembra abbastanza evidente. È più una metafora il discorso di collezionare dischi che un’immagine fattuale in sé. Non mi interessava solo il collezionismo dei vinili e quanto sia anacronistico collezionarli, per quanto sia bello e per quanto la mia ragazza lo faccia, ma anche il discorso contro questo momento storico in cui, inevitabilmente, non abbiamo proprio il tempo di ascoltarli perché ne escono tantissimi e il tempo a disposizione delle persone per prendersi un momento e mettersi ad ascoltare un disco è sempre meno.
Oltre alla tua attività da cantautore, tu sei anche uno dei più influenti autori dell’attuale panorama musicale italiano. Come funziona oggi in Italia il mestiere dell’autore?
Penso che funzioni più o meno come è sempre funzionato: sei in funzione e a servizio di quella che è una visione artistica altrui. Poi si è molto evoluto a livello soprattutto di sound e di scrittura di canzoni, certi riferimenti più esteri si sono avvicinati al nostro modo di scrivere rispetto a come era in passato, però il mestiere dell’autore, secondo me, è sempre quello di stare un passo indietro rispetto ad un artista e rispettare una visione pur dando un contributo artistico e una visione creativa solida e credibile, cioè aiutando gli artisti ad arrivare a un risultato di canzone che soddisfi tutti.
Che differenza c’è, nell’approccio, tra le canzoni che scrivi per altri e quelle che tieni per te come questa?
Molto spesso i luoghi in cui le scrivo. Le canzoni che canto io sono ricche di miei momenti di vita vissuta che poi finiscono in delle note o dei quaderni di appunti che vengono rielaborati nel tempo cercando di dargli una forma nel mio studietto. Le canzoni autorali, invece, sono spesso cercate in sessioni di scrittura. C’è un lavoro più metodico mentre il mio è più disordinato, più caotico e senza una calendarizzazione specifica. È tutto un pochino più anarchico e poi mi piace tanto che le mie canzoni trovino il loro spazio anche nei posti che per me sono importanti a livello di ispirazione e di creatività, che sono per esempio la casa dei miei a Bologna e un’altra casa in montagna dove mi vengono spesso tante idee che poi vanno a finire nei miei testi.
C’è una canzone scritta per altri che ti piacerebbe reinterpretare in prima persona?
Per fortuna no, sono molto contento di questa divisione. La scrittura per altri, secondo me, è la mia parte più libera, sia da fruitore che da creatore musicale e songwriter, perché posso esplorare una valanga di generi, di sonorità, di gusti che, invece, nel mio percorso artistico non inserisco anche solo perché io mi piaccio quando canto determinate note in determinati range e con determinate metriche. Altre cose, secondo me, le sanno fare nettamente meglio altri artisti con cui lavoro ed è bellissimo sentirle cantate da loro; sentite cantate da me sono terribili. Per cui non c’è mai stato il dubbio che gli artisti con cui lavoro dovessero cantare quelle canzoni e io ne dovessi cantare altre.
Un artista per cui sogni di scrivere?
Per una questione di iconicità e di leggenda ti direi Vasco Rossi. Vasco è una leggenda assoluta per quello che mi riguarda. Sono super fan soprattutto dei suoi primi dischi. A livello internazionale, invece, purtroppo parecchi sono morti e quindi faccio fatica a risponderti.
Nel 2025 hai pubblicato il tuo primo album da cantautore. Questo nuovo singolo anticipa un progetto più ampio?
Sì, soprattutto a livello di live. Suonerò più spesso in giro e questa attività live è il vero grande cambiamento nella mia carriera artistica che sta avvenendo in questi anni. Fino all’anno scorso il mio percorso era principalmente volto a far uscire canzoni, mentre oggi non ho tanto l’ansia di far uscire musica quanto di suonarla in giro.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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