La voce delle donne

Intervista al trio di musiciste varesine che hanno dato vita a La Voce delle Donne, album e progetto che unisce musica e impegno sociale.

Il disco affronta i temi della violenza e discriminazione di genere con dieci brani intensi e coinvolgenti. Composto da otto inediti, è frutto della scrittura di Susanna Zucchelli e della collaborazione con Mariachiara Ferraro e Isabella Carcione. La forza del progetto si esprime anche nei concerti, veri momenti di sensibilizzazione e dialogo.

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Intervista a La Voce delle Donne

  • Com’è nato il progetto “La Voce delle Donne” e cosa vi ha spinte a unirvi in questo trio?

Susanna – “Il progetto è nato in seguito ad una successione di eventi fortuiti: l’escalation di violenza e femminicidi mi aveva portato a scrivere delle canzoni su questo tema ma non sapevo come utilizzarle; parlandone con Isabella e Mariachiara è scattata immediatamente un’intesa umana e artistica che ci ha portato a lavorare sulle canzoni e sullo spettacolo. Ci siamo rivolte a Sonitus Edizioni la quale ci ha seguito nella realizzazione discografica e grazie anche al prezioso contributo di Nuovo Imaie ora abbiamo il nostro primo album. Si potrebbe definire volere del destino?”

  • Qual è il messaggio principale che volete trasmettere con questo album?

L’album è prima di tutto un percorso di consapevolezza, perché per denunciare la violenza e la discriminazione contro le donne bisogna prima di tutto far conoscere alla gente le loro storie e come anche nel mondo occidentale esistano ancora pregiudizi e barriere da superare. 

  • Perché avete scelto di unire musica e impegno sociale contro la violenza di genere?

E’ risaputo che la musica è uno strumento molto efficace, capace di unire le persone e favorire il rapporto umano. Se in questo schema si inserisce l’impegno sociale, la forza del messaggio contro la violenza di genere diventa ancora più potente e capace di raggiungere le corde dell’anima. 

  • Come avete selezionato le storie e i temi raccontati nei brani del disco?

Susanna – “Come dicevo all’inizio, alcune storie le avevo già scritte, perché ero rimasta colpita dai racconti di alcune donne che avevano subito violenze indicibili, mentre altre canzoni le ho scritte per dare spazio anche a quelle storie di cui non si parla spesso, ad esempio la violenza domestica nei confronti dei minori o le spose bambine costrette a sposare uomini molto più vecchi in cambio di denaro. Il brano strumentale scritto da Isabella, invece, per la sua intensità, ci è sembrato idoneo come momento di riflessione per ricordare tutte le donne che ogni giorno perdono la vita per mano di partner o ex partner”.

  • Cosa rappresenta per voi il titolo “La Voce delle Donne”?

Rappresenta la volontà di utilizzare la nostra musica per dare voce a tutte le donne, di ogni parte del mondo, significa tenere accesi i riflettori sui problemi che ogni giorno devono affrontare. 

  • Quali sono i brani a cui siete più legate e perché?

Susanna: “Anche se le canzoni le ho scritte tutte io, quella a cui mi sento più legata è L’ombra del silenzio, perché riflette molto la condizione psicologica moderna, dove anneghiamo nei rumori la nostra solitudine, dimenticando spesso che il silenzio è fondamentale per ritrovare la nostra vera natura. Inoltre la canzone Gli uomini non cambiano, così profonda e quasi un grido di dolore, perché spesso non riusciamo a farci capire o creare un’intesa con gli uomini”

Mariachiara: “Quando Susanna ha chiesto se volevo cantare un brano di altro autore le ho proposto Alfonsina Y el Mar, ovviamente perché era a tema- storia di una poetessa, donna, nel momento della sua morte, ma poi perché l’ho scelto nel mio repertorio folk dal mondo, repertorio che amo particolarmente, forse perché mi fa sentire in contatto con l’anima di altri popoli.. così come Dolce l’onda, che nella sua bellezza ci fa percepire per un momento la tragedia di un mondo lontano ma non troppo”.

  • Come avete costruito il vostro sound, che unisce elementi classici e moderni?

Il nostro sound si è creato proprio dalle nostre esperienze musicali così diverse: Susanna arriva infatti dalla musica moderna, Isabella dalla musica classica e Mariachiara da entrambe, abbiamo scelto un’impronta più vicina al pop ma inevitabilmente il sound che si è creato mescola stili e sonorità che abbracciano il grande universo che è la musica.

  • Che ruolo hanno avuto gli arrangiamenti di pianoforte e violino nel caratterizzare l’atmosfera dell’album?

Susanna – “Il pianoforte è lo strumento predominante nel nostro spettacolo e nei brani dell’album, capace di trasmettere passione, rabbia, ma anche tristezza e dolcezza. Gli arrangiamenti dei brani inediti sono opera del Maestro Alessandro Grosso che ha capito perfettamente il messaggio che volevamo esprimere in ciascuna canzone e ha scritto per Isabella degli spartiti che le consentissero di sfruttare la sua abilità musicale per trasmettere un turbine di emozioni, supportate in altri brani dal violino di Mariachiara che aggiunge quel tocco di intensità malinconica.

La composizione di Fiore di loto e il relativo arrangiamento è invece opera di Isabella, che ha unito pianoforte, violino e voce in una melodia struggente e profonda”

  • Ci sono collaborazioni artistiche o tecniche che ritenete fondamentali nella realizzazione dell’album?

Susanna – “Ogni album richiede una collaborazione che trascende la propria abilità artistica, è il caso degli arrangiamenti che come ho già citato, sono opera del Maestro Alessandro Grosso. In studio di registrazione invece ci siamo affidate a Mirko Carchen di Art Recording Studio che ci ha seguite nella ricerca dei suoni e della migliore interpretazione”.

  • Susanna, com’è stato scrivere e interpretare testi così intensi emotivamente?

Scrivere testi non è facile, soprattutto quando si vuole raccontare una storia che non ti appartiene e bisogna trasmetterla cercando di cogliere uno specifico stato d’animo, emozioni, paure e viverle fino in fondo attraverso le parole. In particolar modo nella canzone Dolce l’onda, ho cercato di raccontare, come fosse una ninna nanna, la storia di questa migrante che durante la traversata verso Lampedusa partorisce un bambino che muore dopo poche ore e così lo lascia andare immaginando che il mare lo possa cullare. Cantare queste storie aiuta certamente a connettersi empaticamente con il dolore vissuto da molte donne.

  • Mariachiara, quanto il tuo lavoro sulla voce e il respiro ha influenzato l’approccio interpretativo nei brani?

Direi molto.  Il mio maestro Serge Wilfart trasmetteva un concetto di interpretazione molto vicino allo Zen: con il lavoro costante sullo strumento musicale che è il nostro corpo, e sul respiro, che è l’energia primaria che lo anima- senza la quale la voce non esisterebbe- cerchiamo di togliere via via gli ostacoli al flussodi queste due energie(respiro e voce), per arrivare ad essere un canale di trasmissione della musica, tra l’Autore e l’Ascoltatore… compito alto, arduo e mai terminato! Ma che è un viaggio interiore appassionante

  • Isabella, quale ruolo ha giocato il tuo background pianistico e didattico nella costruzione musicale del progetto?

Ognuna di noi, grazie alla capacità organizzativa e alle competenze artistiche di Susanna, ha avuto un suo ruolo ben definito nella costruzione di questo appassionante progetto. Il mio background è stato formativo su più fronti: a livello artistico mi ha aiutata a costruire una consapevolezza degli obiettivi musicali e un rispetto dell’altro nel fare musica insieme; a livello didattico mi ha forgiata a costruire un percorso ragionato e a sviluppare competenze gestionali. La costruzione del progetto mi ha vista parte integrante nel dare voce alle donne attraverso la “voce” del mio pianoforte.

  • Che tipo di collaborazione avete avviato con le associazioni che si occupano di violenza di genere?

La collaborazione che abbiamo avviato con le Associazioni che sostengono donne vittime di violenza è un punto cardine del nostro progetto, non soltanto per dare un sostegno concreto attraverso la raccolta di fondi e la vendita dei cd, ma anche per far conoscere queste realtà che mettono a disposizione delle donne in difficoltà un centro di ascolto, un rifugio protetto ed un programma di integrazione nel mondo del lavoro.

  • Durante i vostri concerti, quanto è importante l’aspetto del dialogo con il pubblico?

Durante il nostro concerto in realtà il pubblico ascolta, riflette, assimila il messaggio che vogliamo portare e soltanto a spettacolo terminato avviene il dialogo, il confronto, il rapporto umano che ci sprona a continuare e far conoscere le tante verità che fanno parte del mondo femminile.

  • Avete già avuto riscontri da parte di donne che si sono sentite rappresentate o confortate dalla vostra musica?

Certamente! Alcune in modo diretto altre in modo indiretto, ma sentire la propria storia raccontata in uno spettacolo (perché moltissime donne hanno subito molestie, umiliazioni e violazioni in quanto donna) aiuta ad affrontare la propria paura, a non vergognarsi, a non sentirsi sole.

  • Pensate che la musica possa realmente contribuire al cambiamento culturale su questi temi? In che modo?

Non sappiamo se la musica potrà cambiare un contesto culturale dove il maschilismo e il patriarcato è ancora molto forte, ma sicuramente può contribuire a veicolare l’inizio del cambiamento, dando voce alle donne che in questi anni hanno lottato per i loro diritti e la loro emancipazione. La musica è uno strumento molto potente che può raggiungere anche i più giovani, purtroppo nel genere trap i testi che inneggiano alla misoginia e alla violenza ne sono una dimostrazione;  bisognerebbe invece usare la musica per instillare una visione diversa della donna, predicando il rispetto, l’eguaglianza e l’amore.

  • Qual è, secondo voi, il ruolo dell’artista nel contesto sociale attuale?

Mariachiara: “Secondo me l’artista ha il compito di veicolare un’empatia su certi temi attuali (che sente particolarmente), di far percepire quasi fisicamente sensazioni, situazioni, emozioni: spesso le sole parole, le sole notizie possono lasciare quasi indifferenti, o abituati… mentre la musica , l’arte in generale riescono a raggiungere  e toccare luoghi più profondi dell’essere umano, coinvolgendolo”

Susanna: “L’artista ha un ruolo importante perché spesso è visto dai giovanissimi come un leader, un guru, per questo ogni personaggio famoso dovrebbe soppesare i testi delle sue canzoni e quanto questi influiscono sugli ascoltatori più fragili”. 

  • Cosa possono aspettarsi gli spettatori dai vostri concerti? È più uno spettacolo musicale o un incontro emotivo?

Crediamo che gli spettatori possano trovare entrambe le cose. Da professioniste abbiamo cercato di curare al meglio la parte musicale, anche se il ruolo più importante è quello emotivo che traspare dai testi dei racconti e dalle nostre canzoni. Quando vediamo gli spettatori, soprattutto uomini, con gli occhi lucidi, siamo consapevoli di aver toccato il cuore di chi ci ascolta.

  • C’è l’idea di portare questo progetto anche fuori dall’Italia?

Perché no? Il tema della violenza e discriminazione di genere non appartiene solo all’Italia, certo dovremo fare delle traduzioni…

  • Che impatto sperate lasci questo lavoro nelle persone che lo ascoltano?

Speriamo che questo lavoro possa sensibilizzare gli ascoltatori per dare inizio ad un vero cambiamento etico e culturale di genere, ma soprattutto che possa essere una svolta per tutte quelle donne che non vogliono più essere oggetto di violenza e che desiderano iniziare una nuova vita con il sorriso sulle labbra.

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