Lara Dei Chi? (Oyà) è il primo album di inediti di Lara Dei, un debutto che si presenta come un viaggio identitario e un atto di coraggio. Già dal titolo, formulato come una domanda aperta, l’artista abruzzese invita l’ascoltatore a entrare nella sua storia, in un percorso che scava nel profondo e mette al centro fragilità, sogni e ricerca di autenticità.
Prodotto insieme a Carlo Di Francesco, con musiche firmate da Stefano Crialesi, il disco – realizzato con il sostegno di MiC e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea” – raccoglie dieci tracce che raccontano l’ultimo anno di vita della cantautrice come un vero e proprio album fotografico emotivo.
Si apre con La musica non è un lavoro, brano-manifesto che trasforma un dubbio personale in una rivendicazione pubblica: il diritto di inseguire i propri sogni, anche quando sembrano troppo grandi. Tra relazioni che cambiano forma (Ex, Come le star), bisogno di riconoscersi tra simili (Animali, scritto con Avincola) e leggerezza consapevole (Dimmi per favore), Lara costruisce un racconto sincero e senza filtri, dove la scrittura diventa strumento di verità.
A chiudere è Nel buio, una preghiera intima e spirituale che attraversa il dolore per trasformarlo in forza. Lara Dei Chi? è così una presentazione al mondo, ma anche una presa di posizione: un disco che unisce vulnerabilità e determinazione, e che segna l’inizio di un percorso artistico pronto a farsi spazio con autenticità.
Intervista a Lara Dei
1. Il titolo Lara Dei Chi? suona come una domanda aperta sull’identità. A chi era rivolta quando hai iniziato a scrivere il disco? E oggi, dopo averlo finito, senti di avere una risposta?
Nel momento in cui ho iniziato a scrivere il disco ho capito che sarebbe stato un percorso identitario che avrebbe scavato nel profondo. Durante la scrittura delle canzoni ho ripercorso molti momenti della mia vita cercando delle risposte. Questo album mi ha fatto ricongiungere con quella leggerezza, visione del mondo e spontaneità che crescendo credo che un po’ tutti in parte perdiamo.
2. Definisci questo album come un atto di coraggio. In cosa sei stata più coraggiosa: nei testi, nelle scelte musicali o nel metterti così tanto al centro del racconto?
Credo che la parte più complessa e coraggiosa di tutto l’album sia stata raccontare la mia storia senza filtri: mi sono messa a nudo completamente senza paura di espormi.
3. La frase “Se la musica non è un lavoro, chiedo scusa a mamma e papà per aver sognato troppo in grande” è diventata un vero manifesto. Quanto è stato importante trasformare un dubbio personale in una rivendicazione pubblica?
Per me è stato importantissimo, soprattutto dopo aver affrontato studi lontani dalla musica, come la laurea in giurisprudenza. Nella canzone racconto il percorso che mi ha portato a questa consapevolezza e di quanto sia fondamentale continuare a perseguire i propri sogni.
4. Il disco racconta l’ultimo anno della tua vita. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quelle esperienze dovevano diventare un album?
Ogni avvenimento della mia vita finisce inevitabilmente per diventare parole scritte su carta, che poi trasformo in canzoni. Questo disco non è altro che la raccolta di tutte quelle esperienze: un vero e proprio album fotografico della mia vita. È sempre stato così.
5. I singoli usciti prima dell’album mostrano sfumature molto diverse tra loro. Come hai lavorato per tenere insieme tutte queste emozioni in un unico viaggio coerente?
Alla base di tutto l’album ci sono emozione e verità: sono loro il filo conduttore che unisce brani anche molto diversi tra loro, e che per me vengono prima di qualsiasi scelta di produzione o arrangiamento.
6. La musica non è un lavoro apre il disco come una dichiarazione d’intenti. Che reazioni speri susciti in chi si trova, come te, a dover giustificare i propri sogni?
Spero che le mie canzoni possano dare coraggio e conforto nell’inseguire i propri sogni. Non è mai facile mettersi in gioco ed esprimere anche ad alta voce cosa ci renda davvero felici, e forse può aiutare molto sapere che non si è soli a vivere, almeno una volta nella vita, esattamente quella stessa situazione.
7. Animali, scritta con Avincola, parla del bisogno di riconoscersi tra simili. Ti sei sentita spesso “fuori posto” prima di trovare la tua tribù artistica?
È una sensazione che ho provato più volte, in contesti diversi, quasi fosse una caratteristica del mio carattere il sentirmi un po’ inadeguata. Col tempo ho imparato a trasformare questa singolarità in un punto di forza, permettendomi di uscire dagli schemi e di non seguire la massa.
8. In brani come Come le star e Ex smascheri illusioni, sorrisi di facciata e relazioni che cambiano forma. Scrivere ti ha aiutata a fare chiarezza o ha reso tutto ancora più complesso?
Scrivere è senza dubbio un grande atto di sincerità verso sé stessi. Spesso, mentre scrivo, non mi rendo nemmeno conto del significato della canzone o del tema che sto attraversando. Mi capita di capirlo solo mesi dopo, ritrovandomi a pensare: “ah, ecco a cosa mi riferivo”. È come se la scrittura anticipasse l’elaborazione emotiva.
9. Dimmi per favore affronta la sessualità con ironia e leggerezza. È stato naturale per te usare questo registro o è stata una piccola sfida personale?
In realtà ho sempre vissuto la sessualità in modo semplice e leggero, come qualcosa di cui si può parlare con serenità, senza tabù. Nel brano metto in luce la spontaneità nel raccontare l’amore, senza la paura di viverlo e urlarlo ad alta voce.
10. Nel buio chiude l’album in modo molto intimo e spirituale. Cosa rappresenta per te questo brano oggi?
Nel buio è un brano in cui è molto presenta la spiritualità: la protagonista prega nella speranza di trovare un po’ di conforto. Racconta uno dei periodi più difficili della mia vita, un momento in cui mi sono resa conto che il dolore, a volte, può trasformarsi anche in qualcosa di molto bello
11. Il disco è stato prodotto con Carlo Di Francesco. In che modo il suo sguardo ha influenzato la direzione artistica dell’album?
Carlo è stato fondamentale all’interno dell’album: ha compreso perfettamente chi sono e cosa desideravo da questo lavoro. Confrontarmi con un professionista di questo calibro è stato estremamente stimolante e credo che, senza di lui, l’album non avrebbe mai preso questa forma.
12. Hai calcato palchi molto diversi, da Piazza San Pietro ai circuiti Sofar. In che modo queste esperienze hanno inciso sulla scrittura di Lara Dei Chi?
Queste esperienze mi hanno permesso di conoscere tantissime persone e di vivere nuove realtà. Le mie canzoni nascono sempre da incontri, luoghi e contaminazioni diverse, e in questi brani tutto questo è fortemente presente.
13. Se dovessi descrivere questo album a chi non ti conosce ancora, diresti che è più una presentazione o una presa di posizione?
Questo disco è la mia presentazione al mondo. Il titolo Lara Dei Chi? nasce come una domanda, un invito alla curiosità. Ogni canzone rappresenta un frammento della mia essenza e, attraverso l’album, chi ascolta può conoscermi, riconoscersi e sentirsi vicino alle mie esperienze e alle mie storie, che in fondo sono le storie di tutti.
14. Dopo esserti chiesta “Lara Dei Chi?”, qual è la prossima domanda che senti urgente farti come artista e come persona?
Credo che dopo questo album, che rappresenta il mio esordio nel mondo, sia arrivato il momento di esistere davvero, di prendere posizione e di farmi spazio. Voglio scrivere belle canzoni, canzoni che sappiano emozionare e in cui potersi riconoscere. Questo è il prossimo passo.

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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