Lorenzo Cantarini Nuda

Lorenzo Cantarini torna con Nuda, il nuovo brano pubblicato da Courage Live e distribuito da ADA Music che segna l’inizio del suo percorso artistico da solista, confermando la sua capacità di fondere introspezione e immediatezza in uno stile personale e autentico. Con questo brano, realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, anticipa l’uscita del nuovo album prevista per il 2026.

Nuda è una canzone che parla di libertà e desiderio, di quella complicità che si spoglia dalle convenzioni e si esprime nella sua forma più sincera. Una dichiarazione d’amore carnale e poetica allo stesso tempo, che unisce la scrittura diretta di Cantarini alla sensibilità musicale di Emanuele Nazzaro, in una produzione raffinata e contemporanea. Tra sonorità pop ed elettroniche, “Nuda racconta il bisogno di verità, di contatto umano e l’urgenza di essere sé stessi anche quando l’amore diventa disarmo.

Intervista a Lorenzo Cantarini, il nuovo singolo “Nuda” e la nuova libertà artistica

Lorenzo, partiamo dal nuovo singolo “Nuda”: che cosa rappresenta nel tuo percorso artistico?
“Nuda” arriva in un momento che considero decisivo, quasi definitivo, del mio cammino artistico. Ho la sensazione che ciò che sto facendo in questi mesi segnerà profondamente questa fase della mia vita, sia sul piano umano che creativo. Ho messo da parte molte aree della mia quotidianità — passioni, viaggi, relazioni — per concentrare tutte le mie energie sulla musica.
Questo singolo è l’anticipazione di un progetto più ampio che vedrà la luce nel 2026 e rappresenta per me il recupero di una libertà che negli ultimi anni ho solo sognato e desiderato. Dopo vari tentativi, esperimenti, brani usciti per mettermi alla prova con nuove forme di scrittura e narrazione, ora sento di essere dentro un progetto molto più solido, strutturato, frutto di mesi di lavoro e di un ascolto interiore più profondo.

Parli di libertà. Qual è, per te, il prezzo da pagare per ottenere una libertà creativa autentica?
Credo che la libertà non sia fare ciò che si vuole quando si vuole. Una visione del genere, soprattutto applicata alla musica, rischia di essere una banalizzazione. Per me la libertà coincide con l’accettazione dei limiti: il tempo è limitato, le energie sono limitate, la capacità di ascoltarsi è limitata.
Il prezzo che sto pagando è il sacrificio di alcuni aspetti importanti del mio passato e della mia vita personale. Ho capito che scrivere una canzone non significa solo essere sincero, ma essere autentico — e questa autenticità richiede ascolto, consapevolezza e il coraggio di riorganizzare le priorità. Viviamo in un’epoca in cui si idolatra l’individualismo, ma la verità è che tutti siamo parte di un sistema di relazioni e risonanze. La libertà, per me, è riconoscere questo legame e allo stesso tempo essere disposto a mettere in discussione tutto pur di raccontarmi davvero.

Ascoltando “Nuda” si percepisce una forte urgenza di comunicare. Nel tuo brano emerge un dualismo tra libertà e dipendenza, leggerezza e malinconia. Quanto appartiene alla tua esperienza personale questa ambivalenza emotiva?
Direi in maniera totale. Io sono una persona molto luminosa e solare, ma allo stesso tempo posso precipitare nel turbamento con una facilità estrema. Credo che tutti vivano questa dualità, ma ciò che cambia è il grado di consapevolezza con cui la si affronta.
In questo periodo sto davvero mettendo in scena una lotta tra queste due dimensioni: la leggerezza che vorrei coltivare e le ombre che porto con me. “Nuda” ne è un esempio evidente. È una lotta che però mi piace definire più come un gioco, perché non ho bisogno che una parte prevalga sull’altra. Anzi: è proprio dallo stimolare questo contrasto che nascono le cose che mi emozionano di più.

Il brano è anche ironico e sensuale, senza cadere nella retorica amorosa più comune. Come hai trovato l’equilibrio tra ironia e desiderio?
Negli ultimi anni ho vissuto relazioni molto faticose, talvolta contraddittorie, che mi hanno messo davanti a versioni di me stesso che non conoscevo. Le storie del passato non avevano mai mostrato dinamiche così problematiche, perciò mi sono trovato a riflettere profondamente su chi fossi dentro una relazione.
Da questa introspezione è nato un linguaggio nuovo per me: l’ironia, il sarcasmo, il tentativo di alleggerire ciò che nella vita reale è stato pesante. La scrittura mi permette di ridisegnare la realtà: nella canzone posso raccontare come avrei voluto essere, non per forza come sono stato.
In “Nuda” c’è infatti sempre un momento in cui, dopo aver giocato con l’ironia, mi spoglio davvero e mostro le mie vulnerabilità più profonde.

Hai usato il concetto di “nudità” sia in senso intimo che metaforico. Che significato assume per te questa immagine nel brano?
La nudità è un simbolo potentissimo. Da un lato è la manifestazione più autentica possibile di due persone che si desiderano e si vogliono bene: un gesto di fiducia, la forma più definitiva di intimità emotiva.
Dall’altro è una metafora dell’autenticità: essere “nudi” significa mostrarsi per quello che si è davvero, senza difese, senza maschere. Nelle relazioni spesso ci proteggiamo, ci nascondiamo dietro ciò che pensiamo gli altri vogliano da noi. Il vero privilegio, forse il più grande, è avere qualcuno che ci vede nudi — nella mente e nell’anima — e resta.

Musicalmente “Nuda” fonde pop, elettronica e accenti rock. Qual era l’obiettivo di sound e atmosfera che volevi raggiungere in produzione?
Con Emanuele Nazzaro, che è il mio riferimento principale nella produzione, stiamo sperimentando tantissimo. “Nuda” mostra solo una piccola parte del lavoro che stiamo facendo. Il pezzo unisce cantautorato, elettronica e un’anima rock che mi appartiene profondamente ma che forse è emersa poco negli ultimi dieci anni.
Nel nuovo progetto ci sono sonorità contrastanti, a volte azzardate, ma sempre spontanee. Stiamo costruendo un mondo sonoro che non si pone confini rigidi: è un gioco serio, un laboratorio di idee in continua evoluzione.

Quanto è difficile trovare un linguaggio musicale credibile agli occhi di chi ti segue da anni e allo stesso tempo autentico per te?
Ti dico la verità: non so rispondere, e forse non voglio più farmi questa domanda. Ho 35 anni, non sono un ragazzino ma nemmeno vecchio, e sento che questo è il momento di raccontare ciò che penso davvero, senza filtri.
Mi sento in ritardo con me stesso, perché per tanti anni ho fatto parte di progetti in cui non avevo lo spazio per esplorare pienamente la mia visione artistica. Ho pubblicato dischi, certo, ma in contesti diversi, spesso come parte di un tutto.
Questo album, invece, è la mia prima vera opera personale. Sto scoprendo cosa sto dicendo mentre lo scrivo, e questa spontaneità è diventata la mia bussola.

“Nuda” sembra già mostrare questa spontaneità. Cosa possiamo aspettarci dal disco in arrivo nel 2026?
Posso dirti che sarà un lavoro molto vario, sperimentale, emotivamente trasparente. Sto costruendo qualcosa che mi rappresenti davvero, senza compromessi. E sono certo che nel 2026 avremo molto di cui parlare.

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