Intervista a Matteo Amantia che, a un anno dalla più che positiva esperienza a Ora o Mai Più, presenta il nuovo singolo degli Sugarfree Avevo bisogno di te, in uscita in radio e in digitale venerdì 6 febbraio.

Si tratta di un brano che segna un nuovo tassello nel percorso della band. Tra elettronica, suggestioni anni Ottanta e una scrittura che unisce classicità e contemporaneità, il gruppo conferma la propria voglia di evolversi senza perdere identità. In questa intervista, Amantia racconta la genesi del brano, il lavoro sulle sonorità electro pop, il rapporto con la vulnerabilità emotiva nella musica e il bilancio di esperienze fondamentali come Ora o mai più e Sanremo. Uno sguardo lucido e appassionato su passato, presente e futuro degli Sugarfree.

Intervista a Matteo Amantia – Sugarfree

Matteo, a un anno da Ora o mai più arriva un nuovo singolo: cosa rappresenta Avevo bisogno di te nel vostro percorso artistico?
Questo brano rappresenta un ulteriore passo avanti nella nostra evoluzione. Conferma la curiosità che coltiviamo da anni verso l’electro pop e le sonorità elettroniche. È una direzione che sentiamo sempre più nostra e che stiamo esplorando con convinzione.

Il brano nasce da una collaborazione importante. Ci racconti come è stato costruito?
L’idea iniziale è di Emiliano Patrick Legato, con cui collaboriamo da tempo. È un arrangiatore con una grande cultura musicale, ha lavorato anche con i Simple Minds, quindi porta con sé un bagaglio importante legato anche alla dance elettronica. Il pezzo ci è piaciuto subito, poi lo abbiamo rielaborato insieme per renderlo ancora più aderente al nostro mondo.

Avevo bisogno di te è stato anche proposto a Sanremo. Che significato ha avuto questa scelta?
Era da qualche anno che non ci presentavamo. Sanremo è sempre complesso, ma siamo comunque molto contenti del brano e abbiamo deciso di farlo uscire perché ci rappresenta pienamente. È una canzone credibile sotto molti punti di vista.

Questa svolta electro pop sembra sposarsi molto bene con la tua voce. È stato un adattamento naturale?
Assolutamente sì. È stato un processo graduale e naturale. Da anni siamo in ricerca su queste sonorità e io mi sono trovato subito a mio agio. È un mondo che mi incuriosiva e che sentivo vicino, quindi l’adattamento vocale è avvenuto senza forzature.

Ascoltando il brano emergono chiare suggestioni anni Ottanta. È una scelta consapevole?
Gli anni Ottanta li ho nel cuore. Sono stati un periodo ricchissimo di stili e visioni musicali. Artisti come i Depeche Mode hanno segnato profondamente l’electro pop, ed è inevitabile che quelle influenze riaffiorino nel nostro percorso.

Come si fa a restare fedeli a se stessi in un panorama musicale che cambia così velocemente?
La chiave è non fossilizzarsi. Mi piace continuare a cercare, ascoltare musica nuova, anche quando non mi convince. La curiosità è fondamentale. Abbiamo un nostro stile, ma questo non ci impedisce di sperimentare e dialogare con nuovi linguaggi.

Anche dal punto di vista testuale il brano appare molto contemporaneo. Quanto è importante oggi il linguaggio nelle canzoni?
Moltissimo. Generi come indie e trap hanno cambiato il modo di raccontare. Avevo bisogno di te nasce proprio dall’incrocio tra una scrittura più classica e una sensibilità moderna. È un mix che sentiamo autentico.

Il brano mette in luce una forte vulnerabilità emotiva. Quanto conta oggi mostrarsi fragili nella musica?
È fondamentale. Spesso si tende a mascherare le debolezze, ma io credo sia importante raccontarle. La canzone parla di un amore logorato da differenze e scelte di vita: il sentimento resta, anche se il rapporto si consuma. Non bisogna avere paura di esprimere queste verità.

A distanza di un anno, che bilancio tracci dell’esperienza a Ora o mai più?
È stata un’esperienza bellissima, ci ha dato tantissimo. Suonare con artisti come Alex Britti è stato emozionante. Dopo il programma abbiamo fatto un tour estivo intenso che ci ha restituito energia e voglia di fare.

Ha influito anche sul tuo modo di scrivere?
Sì. Prima scrivevo poco, solo quando sentivo un’urgenza reale. Dopo la trasmissione si è riaccesa la scintilla: oggi abbiamo molte canzoni in lavorazione e siamo molto felici di questo momento creativo.

Sono passati vent’anni dal vostro Sanremo. Che ricordo conservi di quell’esperienza?
Un’emozione incredibile. Sanremo resta l’esperienza più forte dal punto di vista emotivo. Oggi ci piacerebbe tornarci con una consapevolezza diversa e una maturità maggiore.

Anche allora non vi prendevate troppo sul serio, come nel celebre duetto con Flavio Oreglio.
Era una scelta voluta. Il brano era molto intenso e profondo, quindi abbiamo voluto alleggerirlo con la comicità. Questo contrasto ci ha sempre rappresentato, come anche nel videoclip di Cleptomania.

Infine, tra live, social e collaborazioni, gli Sugarfree sono molto attivi. Quanto conta il contatto diretto con il pubblico?
Tantissimo. Anche se siamo concentrati sulla produzione, il palco ci manca sempre. I club, poi, hanno un’intimità speciale. Invito tutti a seguirci sui social per restare aggiornati: il contatto con il pubblico è la nostra vera forza.

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