Si chiama Michael Sorriso il rapper torinese firmato da Dogozilla e Sony Music che a inizio novembre ha pubblicato il singolo Pianoforti.
Un brano inedito che arriva dopo una serie di pubblicazioni che hanno permesso agli addetti ai lavori e alla critica di notare questo giovane talento e portarlo a collaborare con gli artisti, gli autori e produttori più apprezzati del genere.
Dal punto di vista della produzione, in Pianoforti si avverte il gusto e le chitarre raffinate di Danny Bronzini, produttore della strumentale e l’assolo di sax di Mattia Dalla Pozza.
Questa combinazione di suoni crea un’atmosfera con sfumature noir, dove un novembre grigio e piovoso è mitigato dallo sguardo perso nel camino e dal pensiero per quell’amore perduto che sa di cioccolato fondente, amaro, ma in fondo pur sempre dolce.

Il brano è accompagnato da una cover realizzata dal visual artist e designer torinese WOC e da un videoclip diretto da Nicolò Roberto Roccatello che ne ha curato anche il soggetto.
Il video è un viaggio allegorico alla ricerca di qualcosa di mancante; sullo sfondo la città di Torino e la sua periferia.
Michael è stato chiamato da un più noto rapper torinese, Willie Peyote che lo ha scelto come opening act del suo tour
Intervista a Michael Sorriso
Dal 2008 al 2020 la tua carriera artistica è stato un crescendo. Grandi collaborazioni con Artisti e Producer di livello, addirittura un cameo con Shaggy, poi decidi di mettere da parte “Lince” per dare spazio a “Michael Sorriso”. Ci puoi raccontare il perché di questo cambio di marcia?
Negli ultimi anni sono cambiato molto sia personalmente che a livello professionale; cambiare nome era un modo per attestare simbolicamente questo cambiamento. Anche se dal lato autoriale c’è continuità con ciò ho sempre fatto, ho iniziato a porre maggior attenzione a tutto il resto, circondandomi di artisti e musicisti competenti e con gusto. Michael Sorriso è una po’ la versione 2.0 di Lince, ormai quasi del tutto adulto e più consapevole.
Il 2021 inizia con il tuo primo singolo “Molotov” e continua con “Maremoto”, e da pochi giorni è uscito “Pianoforte”. Questo il nuovo percorso di Michael Sorriso, direi piuttosto “movimentato”…
Volevo dare da subito un’idea delle varie sfaccettature che mi caratterizzano. Dal lato più dolce, introspettivo e malinconico, a quello più arrabbiato, riot e strafottente. Il leitmotiv siamo sempre io, i miei punti di vista e il sarcasmo che utilizzo per comunicarli. Direi che sonorità e atmosfere cambiano a seconda degli argomenti trattati.
In “Pianoforte” ti sei avvalso della collaborazione di musicisti Doc, uno su tutti: Danny Bronzini e la sua chitarra, come nasce questa collaborazione?
Ci siamo conosciuti grazie a Willie Peyote e Frank Sativa. Siamo diventati da subito amici ed essendoci anche affinità musicali, abbiamo iniziato a collaborare a diverse tracce. Quelle uscite sono solo alcune.
“Più bravo nel rap che nei rapporti, abito lontano, in via dagli occhi”, è una autoanalisi questa definizione?
Per me il rap è spesso e volentieri autoanalisi. Mettere i pensieri su un foglio è un ottimo modo per riuscire a coglierli e cogliersi in modo più distaccato. Fortunatamente dopo aver scritto questa canzone sono migliorato sul piano dei rapporti.
Come e da dove nasce il nuovo nome d’arte: Sorriso?
Michael è il mio nome di battesimo e mi piaceva ci fosse qualcosa che, letto all’italiana assieme al nome, avesse un significato. Mai col sorriso è anche uno stato d’animo.
Qual è il ricordo dei giorni in cui facevi freestyle e militavi una crew, avresti voluto cambiare qualcosa di quegli inizi?
É stato un percorso molto formativo, tortuoso ma divertente. Un po’ mi spiace di non aver avuto un’ottica professionale e una mentalità diversa sin da subito, ma probabilmente avessi avute certe doti non sarei io, sicché non cambierei nulla.
Cosa o chi ti ha spinto ad avvicinarti sin da giovanissimo al mondo rap?
Ho iniziato a scrivere pensieri in rima dopo aver ascoltato e comprato il primo disco di Caparezza. Da lì ho conosciuto il rap per vie traverse e iniziato a bazzicare il mondo dei live e delle Battle, affascinato dai suoni e dalla cultura underground.
Quale significato assume oggi il fare musica per Michael Sorriso?
É il miglior modo per trovare il mio posto nel mondo e per poter comunicare con gli altri, traducendo la sofferenza in qualcosa di utile, possibilmente bello, senza tempo e comprensibile da quante più persone possibili.
Foto di Alex Iosub
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Penso, parlo, organizzo e scrivo di musica da oltre 30 anni.