Intervista a Mr Rain che, dopo un anno di pausa e riflessione personale, inaugura una nuova fase del suo percorso artistico con “Lunedì Nero”.
Si tratta del terzo tassello di un progetto che culminerà nel nuovo album atteso nel 2026. Il singolo arriva dopo “Effetto Michelangelo” e “Casa in fiamme” e rappresenta molto più di una semplice anticipazione discografica: è il manifesto di una trasformazione artistica e umana. Nel corso dell’intervista il cantautore ha raccontato di aver sentito il bisogno di rallentare, ridefinire le priorità e ritrovare un rapporto più autentico con la musica e con sé stesso. Una scelta che si riflette sia nelle sonorità essenziali del nuovo progetto sia nell’approccio ai live, che per la prima volta lo porteranno nei teatri italiani in una dimensione più intima e raccolta.
Al centro di tutto c’è una parola chiave: “sottrazione”. Mr Rain ha spiegato come questo nuovo capitolo sia costruito sull’eliminazione del superfluo, lasciando spazio soltanto all’urgenza emotiva e alla sincerità. Dalla scrittura dei brani alla realizzazione dei videoclip, fino al rapporto con il pubblico, tutto nasce dall’esigenza di tornare all’essenza della musica. Un percorso condiviso ancora una volta con Lorenzo Vizzini, collaboratore storico e amico fraterno, ma aperto anche a nuove contaminazioni internazionali grazie alla collaborazione con il produttore spagnolo Liam Garner.
Tra Italia e Spagna, pop e sperimentazione, Mr.Rain continua così a costruire un’identità musicale personale, libera dalle etichette e sempre più vicina alle persone che si riconoscono nelle sue canzoni.
Intervista a Mr Rain, il nuovo singolo “Lunedì Nero”
“Lunedì Nero” è il terzo capitolo di un nuovo percorso. Che cosa rappresenta per te questo singolo?
“Lunedì Nero” rappresenta l’inizio di un countdown che porterà al mio nuovo album. È una sorta di apertura delle danze di un progetto molto intimo e speciale, nato dopo un anno di pausa in cui ho sentito il bisogno di ridisegnare tutte le mie priorità. Ho deciso di destrutturare un po’ il mio progetto artistico, di sintetizzarlo. Voglio fare musica soltanto per esigenza reale, e questa necessità deve riflettersi anche nella comunicazione, nei videoclip e in tutto ciò che ruota attorno alle canzoni. È come se fossi tornato a una versione più autentica di me stesso, forse nuova, forse antica.
Hai parlato di “sottrazione” come parola chiave del nuovo progetto. In che senso?
“Sottrazione” descrive perfettamente tutto quello che sto facendo oggi. Vale per il disco, per i live e per il mio modo di stare nella musica. Quest’anno porterò i concerti nei teatri, quindi in una dimensione molto più intima e vicina al pubblico. Ho eliminato tutto ciò che era superfluo per concentrarmi soltanto sull’essenziale. La cosa che amo di più al mondo è fare musica e poterla condividere nel modo più diretto possibile con le persone. Per me questo è il vero traguardo.
Anche nei tre singoli usciti finora si percepisce una forte continuità stilistica, pur con un approccio più essenziale.
Sì, assolutamente. Quello che rimane centrale è sempre l’orecchiabilità, che è parte del mio modo di scrivere, ma oggi tutto è più essenziale. Sto cercando di togliere piuttosto che aggiungere. È una ricerca di autenticità che passa sia dalle produzioni sia dal modo in cui racconto me stesso.
In questo percorso continua ad avere un ruolo fondamentale Lorenzo Vizzini. Quanto conta il vostro rapporto?
Con Lorenzo ho un rapporto speciale. Negli anni il nostro legame è diventato qualcosa di molto profondo: ormai siamo fratelli. Abbiamo avuto la fortuna di vivere esperienze molto simili e questo rende naturale scrivere insieme. Oggi non facciamo più sessioni chiusi in studio: spesso andiamo a fare una passeggiata, scriviamo guardando il Lago Maggiore o il Lago di Garda. Prima di essere lavoro è un incontro tra due amici che vogliono raccontare qualcosa che hanno vissuto davvero. Ed è una delle cose più belle di questo mestiere.
“Lunedì Nero” nasce anche dalla collaborazione con il produttore spagnolo Liam Garner. Come è nato questo incontro?
Liam è un produttore con cui sto lavorando molto sul mio disco in spagnolo. Ho voluto coinvolgerlo anche in “Lunedì Nero” perché è un ragazzo speciale e incredibilmente talentuoso. Collaborare con lui mi sta permettendo di contaminare anche la mia musica italiana con sonorità e approcci nuovi, sia nella produzione sia nella scrittura.
Quanto sta influenzando il tuo percorso il progetto musicale in lingua spagnola?
Moltissimo. Sto lavorando contemporaneamente a due dischi, uno italiano e uno spagnolo, ormai da circa un anno e mezzo. All’inizio scrivere in spagnolo era difficile, oggi invece riesco a farlo in modo naturale e spontaneo. Questa esperienza mi sta dando una grande libertà di sperimentazione: sto esplorando generi diversi, dalla salsa al pop più internazionale, fino a influenze più classiche. Mi sta aprendo tantissimo la mente.
La sperimentazione, in fondo, è sempre stata parte del tuo percorso.
Per me è fondamentale. Il grande pubblico magari mi associa ai brani più pop o a Sanremo, ma in realtà ho sempre sperimentato molto. Essendo anche produttore di me stesso, ho sempre sentito il bisogno di allargare i miei orizzonti musicali. Credo che per crescere bisogna aggiungere nuove esperienze e mettersi continuamente in discussione.
Oggi ti senti più cantautore o musicista?
Bella domanda. Sicuramente cantautore sì, rapper ormai direi di no. Però sinceramente non so bene dove collocarmi nel panorama musicale di oggi. Non mi interessa troppo definirmi. Tengo semplicemente il mio posto, qualunque esso sia.
Anche il videoclip di “Lunedì Nero” sembra seguire questa idea di semplicità e autenticità.
Sì, perché volevo che anche il video rispecchiasse questo percorso di sottrazione. Nel videoclip mostro semplicemente una mia giornata normale: sto con i miei cani, ascolto musica, guardo un film. Non c’è costruzione artificiale. Volevo raccontare una quotidianità reale, proprio per essere più vicino alle persone.
Hai sentito il bisogno di “disintossicarti” dal successo?
Più che dal successo, dal mondo in generale. Viviamo in una realtà che corre troppo veloce e spesso diamo importanza a cose superficiali che non hanno niente a che vedere con la musica. A un certo punto mi sono accorto che stavo correndo senza sapere nemmeno verso cosa. Questa cosa mi generava ansia. Così ho deciso di fermarmi, prendermi del tempo per vivere davvero, fare vacanze, stare in studio e scrivere solo quando ne sentivo il bisogno.
All’inizio non hai avuto paura di fermarti mentre gli altri andavano avanti?
Sì, tantissimo. All’inizio il confronto con gli altri mi schiacciava. Pensavo di stare perdendo tempo mentre tutti continuavano a correre. Poi ho capito che fermarsi è una delle cose più belle che puoi fare per te stesso, perché ti permette di ritrovare i tuoi valori e ridisegnare le priorità della tua vita.
Guardando oggi al tuo percorso, qual è la cosa che ti rende più orgoglioso?
La cosa che mi rende più fiero è sapere che le mie canzoni fanno sentire meno sole le persone. Tantissimi ragazzi mi raccontano che grazie a un mio brano, a un disco o a un concerto si sono sentiti compresi. Sapere che qualcuno si riconosce nelle mie esperienze e nelle mie fragilità è il motivo principale per cui faccio musica.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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