Tra i nomi in lizza per un posto nella finale di Sanremo Giovani 2024 ci sono Questo e Quello nella formazione a due con Francesco Mannella e Stefano D’Angelo. Il brano in gara è “Bella Balla”.
Qui il link per visualizzare il videoclip del brano su RaiPlay.
Intervista a Questo e Quello, in gara a Sanremo Giovani 2024
Ciao ragazzi, benvenuti! Sanremo Giovani è un’occasione importante. Cosa rappresenta per voi essere stati selezionati tra i 24?
Per noi Sanremo Giovani è molto più di un concorso, rappresenta un punto fondamentale nel nostro percorso artistico. Sin da piccoli abbiamo sognato questo palco, un po’ come tanti ragazzi della nostra generazione. Essere qui è realizzare una parte di quel sogno. La parola “Sanremo” è legata alla nostra infanzia e speriamo che sia anche legata al nostro futuro.
Voi siete originari di Genova, quindi Sanremo è ancora più speciale. Cosa significa per un ligure partecipare al festival?
Sanremo per noi liguri è un simbolo, un riferimento che unisce il passato musicale della nostra terra e guarda al futuro. Pensiamo ai grandi artisti genovesi che hanno partecipato e hanno segnato la storia del Festival. E’ una connessione speciale. Partecipare è un po’ come rientrare in una tradizione e continuare un viaggio. Sanremo è un passaggio obbligato, un’esperienza che desideriamo profondamente. Sanremo è un palco che abbiamo sempre visto come un trampolino, qualcosa che può davvero fare la differenza. Partecipare significa mettersi in gioco e raggiungere un obiettivo a cui teniamo moltissimo.
Parliamo del vostro brano, Bella Balla, che portate a Sanremo Giovani. È un pezzo che rappresenta molto la vostra personalità e leggerezza, vero?
Esatto! Ci fa molto piacere che si colga il senso di divertimento e freschezza che volevamo trasmettere. Bella Balla è un pezzo leggero, ma allo stesso tempo carico di energia e voglia di fare. Abbiamo vent’anni e cerchiamo di portare sul palco proprio quella spensieratezza che fa parte della nostra vita.
Come vi siete conosciuti e come avete deciso di fare musica insieme?
È successo quasi per caso, durante un’estate del 2020, a un concerto a Genova. Io (uno di noi due, ndr) ero lì a suonare la batteria, mentre l’altro suonava il pianoforte e cantava. Dopo l’esibizione ci siamo presentati e abbiamo deciso di incontrarci di nuovo per provare insieme. Il giorno dopo eravamo già in sala a suonare! È stato molto spontaneo e naturale, come se già sapessimo che sarebbe stato solo l’inizio.
Quali sono i vostri riferimenti musicali e come siete arrivati a creare uno stile così personale?
Ascoltiamo davvero di tutto. Io amo molto il cantautorato italiano, da De André a Tenco a Califano. Poi c’è anche tanta musica americana, come il soul e il blues, che hanno influenzato il nostro modo di fare musica. Dall’altra parte, però, c’è anche l’influenza del pop internazionale e persino delle hit estive che ci hanno fatto crescere. Il nostro è un mix di generi che fluisce in maniera naturale, senza troppi sforzi. Abbiamo background diversi, ma proprio questa diversità ci permette di contaminare i nostri brani e renderli unici.
Parlando dei messaggi che portate, in brani come Un Solo Popolo emerge un forte tema di unità e inclusività. Secondo voi, qual è il ruolo della musica nel comunicare certi valori?
Crediamo che la musica possa fare molto più di tante altre cose. È come il cinema: ti porta dentro emozioni, ti coinvolge e ti lascia con qualcosa. Con le nostre canzoni cerchiamo di trasmettere valori che per noi sono fondamentali, come l’inclusività, la libertà di esprimersi, il rispetto degli altri. Tuttavia, preferiamo mantenere questi messaggi leggeri, accessibili, affinché arrivino a tutti senza appesantire l’ascolto.
Voi avete già esperienza dal vivo. Come descrivereste il vostro rapporto con il pubblico?
Sul palco cerchiamo sempre di coinvolgere e far divertire chi ci ascolta. Spesso ci esibiamo in formazione allargata, con più strumenti e musicisti, e il risultato è uno spettacolo ricco, energico. Altre volte siamo solo noi due, ma anche in quel caso riusciamo a creare un legame forte con il pubblico. Il nostro obiettivo è fare in modo che il pubblico si senta parte dello spettacolo, che balli, canti e si lasci andare.
Una delle vostre canzoni recenti, Veloce, sembra rappresentare bene il vostro spirito musicale. Ce ne parlate?
Veloce è un brano a cui teniamo molto perché riflette il ritmo frenetico della vita moderna. In un’epoca in cui tutto sembra scorrere troppo velocemente, abbiamo voluto parlare della bellezza di fermarsi e assaporare il momento. Inoltre, ci piace inserire nei nostri brani elementi che sorprendono, come il cambio di tempo o le variazioni ritmiche, che danno sempre un tocco unico alla nostra musica.
Secondo voi, qual è una canzone recente di Sanremo che rappresenta bene l’essenza del Festival oggi?
È difficile dirlo, perché secondo noi Sanremo è diventato un mix tra vecchio e nuovo che a volte manca di armonia. Forse manca una canzone simbolo che rappresenti pienamente il Festival attuale. In ogni edizione ci sono artisti che portano stili e messaggi diversi, alcuni molto classici, altri più innovativi. Ma forse è proprio questa diversità che rende Sanremo quello che è oggi.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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