Il 7 giugno Renato Caruso sarà ospite de LA MILANESIANA, rassegna culturale ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi insieme alla giornalista Eliana Liotta e al matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi.
Per l’occasione, il compositore si esibirà in concerto a MILANO presso la Centrale Dell’Acqua MM (Piazza Diocleziano 5), eseguendo alcuni brani del suo nuovo album “LA TEORIA DEL BIG CHORD”, unitamente a brani del suo repertorio.
Al centro del suo nuovo progetto discografico l’origine dell’universo, indagata da illustri scienziati e astronomi a cui sono dedicati i brani e che hanno concorso alla creazione della personalissima teoria di Renato Caruso: la teoria del grande accordo.
Intervista a Renato Caruso
Cosa rappresenta “LA TEORIA DEL BIG CHORD” nel tuo percorso artistico?
La “LA TEORIA DEL BIG CHORD” rappresenta una tappa importante di un’evoluzione iniziata molto tempo fa, ai tempi di “THANKS GALILEI”. Da quel momento, ho sempre indagato temi scientifici nelle mie opere discografiche e autoriali, trovando il collegamento che, a volte sfugge, con l’universo della musica. Questa volta, è l’universo in generale ad essere indagato nell’album.
Cosa ti colpisce del controverso tema della nascita dell’universo?
È un tema che ci accomuna tutti, su cui interrogarci senza mai trovare una risposta definitiva. Io, nel mio piccolo, ho creato una mia visione sull’origine di tutto, spinto da un fascino sincero nei confronti del mistero che deriva dall’interrogarsi su questa tematica. Ecco, credo sia proprio il mistero che aleggia intorno alla questione a colpirmi.
Da quali basi nasce la tua teoria?
La mia teoria nasce da una visione. L’universo è un lungo e aggrovigliato pentagramma e i pianeti sono note che descrivono questa musica celeste che qualcuno chiamò musica delle sfere, udibile da pochi. Tutto iniziò con il Big Chord, paragonabile al Big Bang, non si trattava di materia ma di un accordo musicale che venne suonato con un’intensità talmente forte da frantumarsi in mille pianeti, cioè le note. Come nel gioco della carambola. Nell’armonia di quell’accordo c’è tutta la musica descritta dal cosmo, le costellazioni sono generi musicali e ogni tot di anni arrivano sulla terra. In principio era musica, poi spirito e numero.
Molti astronomi si sono serviti delle leggi della musica per formulare le loro teorie, parliamo di Copernico, Keplero, Newton e tanti altri. Addirittura, scrissero libri che parlano di astronomia e musica, ci sarà sicuramente una connessione. I pianeti sono note e le note frequenza, vibrazioni. Rimane l’enigma di chi ha suonato così forte questo accordo e se fosse stato di tipo maggiore o minore.
Come mai nell’album hai scelto di affidarti a suoni artificiali?
Ho scelto di affidarmi a suoni artificiali mosso dal desiderio di unire l’artificio con la natura, musicalmente parlando.
Nel disco ci sono suoni che rimandano ai videogame degli anni ’80. Come mai?
Tutto è nato quasi per caso, avevo scritto un po’ di brani di carattere classico, quindi con orchestrazioni varie, violini, viole, fiati, ecc ma poi mi è venuto in mente il Commodore 64 che usavo da piccolo per giocare insieme a mio fratello. E rivedendo quell’oggetto che mio fratello lo custodiva con cura, ho ripreso in mano la tastiera, joystick e mi sono messo a giocare proprio come facevo negli anni ’90. Qui apro una parentesi, oltre ad essere musicista ho una laurea in informatica e ho passato i primi anni dopo l’università a programmare per delle società di informatica… e con il Commodore 64 potevi programmare!! Era una rivoluzione. Ammetto che ai tempi non capivo niente né di programmazione né di scienza mi sono “intrippato” con le musiche. Come le facevano? Proprio programmando… e mi sono messo a studiare il linguaggio di programmazione per creare suoni, che era il Basic. Da lì ho programmato un po’ di suoni e li ho uniti a qualche mia chitarra. Poi ho convertito i suoni dei violini nei vecchi 8 bit anche grazie al mio amico Andrea Peligro che mi ha aiutato nella gestazione del disco e così è nato il disco.
Qual è il tuo punto di vista sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in musica?
Posso dirmi favorevole perché siamo in costante evoluzione e credo quindi dobbiamo sposare questo avanzamento di tecnologia. D’altronde nasco informatico, cioè sono laureato in informatica, quindi, è difficile per me non essere d’accordo su molti in temi, pensate che feci la tesi nel 2006 proprio sull’intelligenza artificiale e sulla musica.
Naturalmente poi, dipende sempre da come si usano gli strumenti, l’IA usata bene può aiutarci e creare un nuovo tipo di arte. Quando è nato internet ci siamo posti le stesse domande, i social idem, i computer, ecc dipende da come si usano, non possiamo oggi dire che tutti questi non ci aiutino. Anche un semplice cuscino o coltello se usato in malo modo può essere visto in maniera brutale… dipende dall’uso che se ne fa.
Come mai hai scelto di collaborare con i cantanti Greta Cominelli e Andrea Peligro?
Ho scelto di collaborare con Greta e Andrea perché li conosco da un bel po’ di anni e mi fido delle loro parole e del loro gusto.
Oggi qual è il profilo dell’ascoltatore che segue Renato Caruso?
Spero sia una mente curiosa, che non si fermi solamente alla musica, al suono ma a qualcosa che si cela dietro al progetto, un mistero che si nasconde… In effetti, il disco è dedicato anche alla musica delle sfere che Pitagora descrive bene nella sua testa che, si badi bene, non ha niente a che fare con suoni, strumenti ma è musica puramente astratta, quasi matematica per insegnare a ragionare e sentire quello che si ha dentro: la musica dell’anima che si coordina con la musica dell’universo.
Attualmente qual è l’aspetto del tuo percorso di ricerca che ti rende particolarmente orgoglioso?
Mi rende orgoglioso aver scelto di creare un binomio tra scienza e arte che mantengo e rinnovo nel tempo, con questioni e argomenti sempre diversi.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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