Intervista a Santo Stefano che, dopo i buoni riscontri del singolo Marchigiano, è tornato con il nuovo brano Non ne uscirò mai.
Intervista a Santo Stefano
Cosa rappresenta “Marchigiano” nel tuo percorso artistico?
È un pezzo a cui sono molto legato, uno degli ultimi che ho scritto e che ha sancito quello che era stato un percorso di trasformazione durato parecchio. Trasformazione sotto vari punti di vista, geografica e quindi di vita, di rapporto con me stesso e quindi di scrittura. È stato un pezzo che mi ha permesso di capire che mi piaceva scrivere anche di queste tematiche, e perciò mi ha dato la libertà e la confidence di provare nuovi stili e nuovi approcci.
Musicalmente, come definisci “Marchigiano”?
Non lo so sinceramente, c’è una bella commistione di generi secondo me, e mi pare che il suono del pezzo in generale sia abbastanza inedito. Lo definirei “strano” nell’accezione positiva del termine.
Uno degli aspetti che caratterizzano il tuo approccio musicale è legato alla sperimentazione. Quali sono gli ascolti che hanno influenzato il tuo percorso?
Ce ne sono davvero parecchi, e molto variegati. Vado molto a fasi, passando per generi anche completamente diversi, e non mi affeziono mai particolarmente a nessuno di essi. Nel periodo in cui ho scritto Marchigiano stavo ascoltando i dischi più vecchi di tutti i giganti del rap italiano, quindi, specificatamente per questo pezzo ti direi loro.
Nascendo producer, invece i generi che nel corso del tempo ho ascoltato di più in generale sono stati inizialmente l’elettronica francese, tutto quello che è uscito dalla ed banger; ho amato parecchio varie correnti di approccio elettronico di molti produttori inglesi e il loro modo non canonico di collaborare con rapper e cantanti; anche le sonorità minimali e preziose di altri spagnoli. Ma anche i produttori leggendari americani li ho ascoltati tanto.
Mi piacevano le band italiane precedenti alla mia generazione, ma a partire dall’it pop di alcuni anni fa mi è venuta voglia di scrivere e cantare le mie cose. Poi alcuni rapper italiani hanno influenzato profondamente il mio modo di scrivere i testi. Non disdegno le hittone commerciali, le super band, storiche e non, mi piacciono le canzoni dell’autorato italiano. Insomma, in generale, è più probabile che una cosa mi piaccia piuttosto che il contrario. In questo periodo preciso sono in fissa con il funk carioca e ascolto praticamente solo quello.
Di chi è l’idea della cover del singolo?
È di Max Dubbini, che ha ideato e costruito tutto da zero, dal concept alla sua realizzazione. Il risultato secondo me è stratosferico.
In che modo Milano ha influenzato il tuo modo di comporre musica?
Più che Milano in sé credo mi abbia influenzato il fatto che qui ho iniziato la vita di giovane adulto lavoratore in città, coi suoi nuovi ritmi e i suoi nuovi costi (interiori ed economici): mi trovo a vivere dinamiche che, più di quanto già non lo fossi prima, mi hanno portato a trovare interesse e ispirazione in tematiche molto più pratiche, e a esprimerle tramite un linguaggio più terra terra.
Oggi qual è l’aspetto della tua musica del quale sei più orgoglioso?
Sono orgoglioso di essere libero di poter fare pezzi anche molto distanti tra loro. È un processo lungo che ho intrapreso volutamente e non senza difficoltà, sicuramente ancora in progress, ma sono contento di essere arrivato a quella consapevolezza che mi permette di sentirmi scollegato dai generi, libero di sperimentare senza che la mia identità si sbiadisca.
Se dovessimo incontrarci tra un anno, quale traguardo vorresti avere raggiunto?
Fare un tour vero e smettere di lavorare in azienda.
C’è un compromesso al quale non scenderesti mai?
Andare a un talent come concorrente.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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