Intervista a Sarah Jane Morris e Tony Rémy che lo scorso 8 marzo hanno pubblicato il prezioso album The Sisterhood 2.
Nel panorama musicale contemporaneo, The Sisterhood 2 rappresenta molto più di un semplice album: è un’opera culturale e narrativa che intreccia memoria, impegno civile e visione artistica. Sarah Jane Morris e Tony Rémy proseguono un percorso iniziato nel 2024, ampliandolo con nuove storie, nuove voci e nuove prospettive.
Questo secondo capitolo nasce da un’urgenza creativa autentica: raccontare donne che hanno cambiato la musica e la società, artiste che non si sono limitate a scrivere canzoni ma hanno ridefinito il ruolo dell’artista nel mondo. Da Tracy Chapman a Amy Winehouse, fino a Dolly Parton, ogni figura diventa simbolo di coraggio, identità e responsabilità.
L’intervista che segue mette in luce non solo il processo creativo dietro The Sisterhood 2, ma anche la profondità del legame artistico tra Morris e Rémy, la loro visione della musica come strumento di cambiamento e il valore della memoria musicale come ponte tra generazioni.
Intervista a Sarah Jane Morris e Tony Rémy, il progetto “The Sisterhood 2”
Perché era importante continuare The Sisterhood con un secondo capitolo?
Sarah Jane Morris:
“Sentivamo che fermarci al primo volume sarebbe stato limitante. Quando ho iniziato a pensare al progetto, avevo una lista di circa cinquanta artiste che meritavano di essere raccontate. Dieci erano solo un punto di partenza, quasi un’introduzione. Continuare era inevitabile, perché ogni nome rappresenta una storia potente, una battaglia, un’eredità artistica. Inoltre, il processo creativo con Tony è stato così naturale e fluido che scrivere nuove canzoni è diventato quasi un bisogno quotidiano. The Sisterhood non è un progetto che si esaurisce: è un archivio vivente, in continua espansione.”
Qual è il filo conduttore tra il primo e il secondo volume?
Sarah Jane Morris:
“Nel primo volume c’era l’idea del ‘passaggio della torcia’: un’eredità tra donne di generazioni diverse. Nel secondo questo concetto si amplia e si complica. Alcune delle artiste raccontate, come Sinéad O’Connor o Amy Winehouse, appartengono a una generazione più vicina alla mia, o addirittura successiva. Questo crea un dialogo circolare: non è più solo chi viene prima a influenzare chi viene dopo, ma un continuo scambio di energia, esperienze e linguaggi. È una rete, non una linea retta.”
Come avete scelto le artiste presenti nell’album?
Sarah Jane Morris:
“Abbiamo definito criteri molto chiari. Prima di tutto, dovevano essere artiste autentiche, con una voce riconoscibile e una forte identità. Poi, dovevano essere autrici: per me è fondamentale che abbiano scritto la propria musica, perché questo implica una presa di posizione. Infine, dovevano avere una coscienza sociale. Non basta il talento: ciò che conta è come lo utilizzi. Tutte le donne che abbiamo scelto hanno avuto il coraggio di esporsi, di parlare di temi scomodi, di usare la loro visibilità per qualcosa di più grande.”
Ci raccontate meglio l’episodio legato a Tracy Chapman?
Sarah Jane Morris:
“È una storia che mi ha sempre colpita profondamente. Tracy Chapman si trovava nel backstage del concerto per Nelson Mandela a Wembley. Non era prevista come protagonista principale, ma un problema tecnico impedì a Stevie Wonder di esibirsi. Così decisero di far salire lei sul palco. Con una chitarra acustica e una presenza quasi timida, riuscì a catturare l’attenzione di milioni di persone. Quello è il momento in cui il talento incontra il destino: un’occasione casuale che diventa un punto di svolta storico.”
In che modo avete costruito il brano dedicato a Dolly Parton?
Tony Rémy:
“Volevamo evitare una rappresentazione prevedibile. Dolly Parton è associata al country, ma la sua carriera è molto più ampia. Per questo abbiamo scelto un approccio ‘country soul’, che riflette la sua capacità di attraversare generi diversi. Ma soprattutto volevamo raccontare la sua generosità: ha reinvestito il suo successo nella comunità, creando opportunità e sostenendo l’istruzione. È una figura che incarna perfettamente l’idea di artista come agente di cambiamento.”
Perché oggi è fondamentale parlare di impegno sociale nella musica?
Sarah Jane Morris:
“Viviamo in un’epoca dominata dall’individualismo, dove tutto sembra ruotare intorno all’ego. Ma il mondo è attraversato da conflitti, ingiustizie, crisi profonde. In questo contesto, l’artista ha una responsabilità: non può limitarsi all’intrattenimento. Deve testimoniare, prendere posizione, lasciare una traccia. Io stessa, negli anni, ho sentito sempre più forte questa esigenza. Scrivere canzoni significa anche raccontare ciò che non funziona, dare voce a chi non ce l’ha.”
Cosa rende unica la vostra collaborazione?
Tony Rémy:
“La nostra è una connessione costruita nel tempo. Ci conosciamo da decenni e abbiamo accumulato esperienze diverse che oggi confluiscono in questo progetto. Quando lavoriamo insieme, tutto avviene in modo istintivo: Sarah porta un testo, io inizio a suonare e in breve tempo la canzone prende forma. È come se condividessimo lo stesso linguaggio musicale.”
Sarah Jane Morris:
“È una collaborazione basata sulla fiducia assoluta. Non c’è competizione, solo un obiettivo comune: creare qualcosa di autentico e potente. È raro trovare un equilibrio così.”
Qual è il messaggio centrale di The Sisterhood 2?
Sarah Jane Morris:
“Il messaggio è universale: siamo tutti connessi. Le differenze – di genere, cultura, identità – non devono dividerci, ma arricchirci. Le donne raccontate nel disco dimostrano che è possibile cambiare le cose, anche in contesti difficili. Voglio che chi ascolta si senta parte di questo viaggio e magari abbia voglia di scoprire di più su queste artiste.”
Cosa porterete nei concerti italiani?
Sarah Jane Morris:
“Porteremo uno spettacolo intenso, emotivo e partecipativo. Il pubblico italiano è sempre stato straordinario con me: c’è una connessione speciale. La band sarà un mix anglo-italiano, con musicisti eccezionali. Non sarà solo un concerto, ma un’esperienza condivisa.”
Che rapporto avete con la musica italiana?
Sarah Jane Morris:
“È un rapporto profondo. Ho avuto la fortuna di lavorare con artisti incredibili come Riccardo Cocciante e Pino Daniele. Amo la capacità della musica italiana di mettere la melodia al centro. Ammiro Fiorella Mannoia per il suo impegno e Mina per la sua unicità. L’Italia ha una tradizione musicale che continua a ispirarmi profondamente.”
Questi i prossimi concerti.
- 8 e 9 Maggio – Milano: Blue Note (info biglietti: https://www.bluenotemilano.com/evento/concerto-sarah-jane-morris-the-sisterhood-8-maggio-2026-milano/)
- 22 Maggio – Pesaro: Teatro Sperimentale (info biglietti: https://www.teatridipesaro.it/spettacolo/sarah-jane-morris/)

Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia” e nel 2205 “Ride bene chi ride ultimo”
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