Intervista a Sofia Panizzi che ci racconta il suo primo singolo “Diluvio“, disponibile da venerdì 16 ottobre. Attrice e cantante romana, Sofia esordisce nella musica con questo brano nato dall’idea che dentro ognuno di noi convivano molteplici versioni di sé: quella che mostriamo agli altri, quella che vorremmo essere e quella scegliamo di nascondere. Insieme al singolo, è uscito anche il videoclip ufficiale, che traduce in immagini la complessità emotiva al centro del brano. In questa intervista ci racconta il brano, come nasce la sua passione per la musica e anche svariati dettagli sul suo percorso da attrice.
Intervista a Sofia Panizzi, il nuovo singolo “Diluvio”
Cosa vuoi trasmettere con “Diluvio“?
Questo brano è una sintesi, un nucleo di una serie di fortissime emozioni. Abbiamo cercato di trasmetterle anche attraverso il videoclip ed è quello che, a un certo punto, decidi di rilasciare dentro di te, che ha a che fare con una serie di stimoli contrastanti e di confusione che si hanno nel cervello. È come se fossero tante voci che ti parlano nello stesso momento e questa cosa, ovviamente, per certi versi ti fa impazzire, per altri ti fa divertire. È qualcosa che, in qualche modo, ti paralizza anche se sei pieno di stimoli e non sai a quale dare ascolto, quindi “Diluvio” è quando tutto questo viene magicamente mollato dal tuo cervello e riesci a liberarti. A un primo ascolto sembra la storia di una notte avventurosa, particolare, un po’ matta ed entusiasmante con un’altra persona ma, andando in profondità, il focus è su questa battaglia interna e su come ci si liberi soprattutto da noi stessi, ed è quello che auspico per tutti.
È un brano a metà tra indie-pop e urban. Quali sono gli ascolti che ti hanno ispirata?
Io sono sempre stata un’ascoltatrice di pop, è il mio genere elettivo e mi piace pensare che una canzone debba essere coinvolgente in maniera divertente, bisogna ballarla e cantarla con entusiasmo e questa, tra quelle che ho prodotto, è sicuramente quella più coinvolgente da questo punto di vista e più pop. Rispetto a questa canzone in particolare, non ti saprei dire qual è il riferimento, però uno degli ascolti della mia adolescenza che mi ha portata fino a qua è Miley Cyrus. Sono da sempre una grande fan del suo percorso, della sua tecnica, della sua voce e anche del suo modo di scrivere.
Il videoclip del brano ha una firma di lusso, cioè quella di Salvatore De Chirico, co-sceneggiatore de “L’estranea“, film designato a rappresentare l’Italia agli Oscar 2027. Com’è nato questo incontro?
Salvatore è il mio compagno da tre anni. Ho fatto un master di sceneggiatura alla Sapienza dopo aver studiato recitazione, lì ci siamo conosciuti e, più avanti, facendo due lavori che si incontrano in diversi modi, è nata l’idea di questo videoclip, visto che lui ha seguito anche la produzione di tutti i brani a cui sto lavorando. L’idea di questo video ce l’abbiamo avuta insieme e nasce dalla scoperta di quanti mondi si nascondessero all’interno di questo pezzo e, soprattutto, di uno in particolare che volevamo raccontare e che magari era più nascosto rispetto agli altri.
Sei anche un’attrice con un percorso già molto gratificante e con diverse esperienze importanti. Da dove proviene questa voglia di inserirti anche nel mercato musicale e che ruolo occupa la musica nella tua vita?
La musica nella mia vita è sempre stata la parte più desiderata e più ricercata ma, per una serie di ragioni, è arrivata adesso per ultima. Però il mio primo desiderio sin da bambina è sempre stato quello di cantare: io ho iniziato a recitare perché mi piaceva cantare, poi ho iniziato a ballare perché mi piaceva cantare, quindi tutto quello che poi è arrivato è nato da questa primaria esigenza, desiderio, passione. Io volevo stare su un palco per cantare e tutte le cose che ho fatto in questi anni, tra il lavoro di attrice e adesso anche quello di performer nei musical, non si sono discostate da questo desiderio perché mi hanno tutte permesso di avere una padronanza della mia voce e anche di fare un certo studio che mi ha portata oggi ad avere questa possibilità in maniera molto più concreta. Però ecco, la verità è che tutto nasce dal desiderio di cantare e anche di scrivere testi e di comporre.
C’è qualcosa in comune nel tuo modo di approcciarti alla recitazione e alla musica?
Sì, certo. Ho sempre creduto che la voce del canto sia quella più viscerale che esista. Se ascolto qualcuno cantare mi emoziono automaticamente, perché la musica, i testi e le persone che interpretano è come se mi trapassassero. E anche per quanto riguarda la recitazione l’obiettivo è quello: quando uno interpreta un ruolo, l’obiettivo, che sia una commedia o un dramma, è sempre quello di passare queste emozioni. Devi arrivare e, quindi, sono due cose estremamente vicine e il mio approccio all’una e all’altra è proprio quello di trovare questa autenticità nel trasmettere qualsiasi cosa: l’entusiasmo, il divertimento, il dolore, le ferite… Secondo me, qualsiasi artista si deve porre di aprire la propria pancia e, se hai paura a farlo, forse non è quello che devi fare.
Da attrice hai, ovviamente, interpretato tanti personaggi molto diversi tra di loro. Ti piacerebbe portare questa tua versatilità anche nella musica oppure preferiresti trovare un tuo stile ben definito?
Il mio desiderio è di portare tutto questo nella musica e penso che poi questo possa diventare il mio stile ben definito. È quello che stavo dicendo anche prima, qualsiasi artista si deve porre l’obiettivo di essere autentico perché, altrimenti, non si riesce a trasmettere niente se non c’è qualcosa che viene veramente dalla propria pancia. Quindi non voglio assolutamente togliere quella parte lì.
Agli inizi della tua carriera hai recitato in serie con una storia importantissima, come “I Cesaroni” e “Che Dio ci aiuti“. Che ricordi hai di quei momenti?
Io ho il ricordo di essere stata una ragazzina sicuramente molto fortunata ad aver conosciuto un mondo che per tantissime persone è così distante, così sconosciuto. Sono stati tanti mesi di set, ho imparato tante cose tecniche e professionali perché, anche se sei minorenne, è a tutti gli effetti un lavoro che inizi a fare già da così giovane. Quando poi mi sono diplomata, e ci tenevo ad essere una ragazzina normale che faceva la maturità come tutti gli altri senza prendere nessun tipo di altra strada come quella di poter saltare un anno, con questa esperienza in più che avevo avuto, ho capito effettivamente che cosa volessi farne di quel bagaglio che mi portavo dietro e, quindi, è come se avessi fatto due cose insieme, una cosa molto rara.
L’esordio al cinema, invece, a febbraio 2024 con “Finalmente l’alba” e “Te l’avevo detto“. Quanto sono stati importanti questi due film per la sua crescita sia personale che professionale?
Sì, siamo partiti dai Cesaroni e da “Che Dio ci aiuti“, quindi da due serie televisive che sono state l’inizio della mia comprensione di un set e di come funziona questo mondo, mentre dall’altra parte si parla di due film per il cinema, quindi ancora un altro passo, un approccio diverso, degli autori diversi con cui lavorare, dei registi che fanno cinema. Si tratta di diversi linguaggi all’interno dello stesso bacino, ma di approcci diversi e, sicuramente, è stato un momento di crescita professionale molto importante. Se oggi penso a tutto quello che è successo professionalmente nella mia vita, sono molto orgogliosa della diversità di questi progetti, di questi approcci alla stessa materia, ma appunto in maniera diversa. I film che hai menzionato sono dei film che sono andati a dei festivali internazionali e, ovviamente, questo è quanto di più emozionante e soddisfacente possa capitare per un’interprete di far parte di progetti come questi.
Attualmente sei impegnata a teatro con il musical “Aggiungi un posto a tavola” e il mondo del musical immagino sia molto importante per te perché è un mix tra le tue due più grandi passioni. C’è un musical che sogni di interpretare?
Sono cresciuta, appunto, col desiderio di cantare, quindi amo il mondo del musical e, tra i tanti che mi hanno emozionata, mi ha stregato “Les miserables“. Adoro la colonna sonora, tutti e tre i principali personaggi femminili, tutte le canzoni… Quando ascolto le prime note di quei brani, sono trapassata da quelle emozioni ed è proprio quello che io desidero fare e ricevere.
Cosa vorresti che ci sia nel tuo futuro musicale?
Io vorrei poter portare tutto questo bagaglio nel mondo musicale che posso costruirmi io, quindi con i miei mezzi, con i miei stimoli, con le mie suggestioni, e vedere che cosa succede. In questo momento ho altri pezzi da far uscire, questo progetto prevede alla fine l’uscita di un ep e stiamo lavorando anche a creare dei live. Nella mia testa c’è proprio il desiderio della performance a tutto tondo e non vedo l’ora di metterla in pratica, quindi il desiderio è quello di stare sul palco e di portare tutto questo.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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