VitaDaSuore

Intervista a Suor Paola e Suor Felicetta, che hanno dato vita al progetto VitaDaSuore; è uscito il singolo “Figli di Maria” realizzato con Jo Squillo.

In pochi mesi sono diventate un fenomeno del web grazie a un’idea tanto semplice quanto originale: raccontare il mondo dei giovani, della musica e della quotidianità attraverso gli occhi – e gli abiti – di due suore decisamente fuori dagli schemi. Dietro VitaDaSuore, però, non c’è soltanto l’ironia che ha conquistato milioni di visualizzazioni sui social, ma anche la volontà di costruire un linguaggio capace di parlare di inclusione, condivisione e libertà senza rinunciare alla leggerezza.

Con “Figli di Maria”, il loro primo singolo realizzato insieme a Jo Squillo, Suor Paola e Suor Felicetta fanno un ulteriore passo avanti, trasformando un progetto nato tra le strade di Roma e cresciuto su TikTok in un’avventura musicale. Abbiamo parlato con loro di questo debutto discografico, della collaborazione con Jo Squillo, del successo inatteso e di come la musica possa diventare uno strumento per abbattere i pregiudizi e costruire ponti tra generazioni diverse.

Intervista a Suor Paola e Suor Felicetta, il progetto VitaDaSuore

«Figli di Maria» è il vostro debutto musicale. Chi sono davvero Suor Paola e Suor Felicetta e come è nato il progetto VitaDaSuore?

«Siamo le “suore di TikTok”, ma prima ancora siamo due persone che hanno deciso di uscire dagli schemi e andare in mezzo alla gente. Il progetto è nato per strada, a contatto con i giovani, quasi in maniera spontanea. Tutto è partito dalla cucina, perché Suor Felicetta è la cuoca dell’abbazia, e ci siamo dette: “Perché non portare questa realtà fuori, incontrare le persone, parlare con loro e condividere qualcosa?”. Abbiamo iniziato cucinando panzerotti insieme ai ragazzi, facendo domande, ascoltando le loro storie e creando momenti di confronto. Da lì qualcuno ha iniziato a riprenderci, i video sono diventati virali e, quasi senza accorgercene, è nato VitaDaSuore.»

Dopo il successo sui social arriva il vostro primo singolo. È un’esperienza isolata o l’inizio di un vero percorso musicale?

Suor Felicetta: «In questo momento non vogliamo porci limiti né fare programmi troppo rigidi. Abbiamo imparato che il nostro progetto è cresciuto proprio perché non abbiamo mai cercato di controllare tutto. Viviamo il presente e ci concentriamo su ciò che abbiamo tra le mani oggi, cioè “Figli di Maria”, una canzone a cui teniamo tantissimo e che rappresenta davvero il nostro modo di comunicare. Poi vedremo dove ci porterà questa esperienza.»

Suor Paola: «È esattamente quello che è successo con VitaDaSuore. Non ci siamo mai sedute a tavolino dicendo “tra un anno faremo questo”. Abbiamo semplicemente seguito quello che stava accadendo, cercando di indirizzarlo verso qualcosa di positivo, divertente, capace di creare comunicazione, conoscenza e condivisione. Continueremo a fare così.»

Per il vostro esordio avete scelto di condividere la scena con Jo Squillo. Perché proprio lei?

«Quando abbiamo iniziato a immaginare questa canzone ci siamo subito chieste chi potesse rappresentare al meglio il messaggio che volevamo trasmettere. Jo Squillo ci è sembrata immediatamente la persona giusta: è un’artista iconica, da sempre legata ai temi della libertà, dell’autodeterminazione e dell’inclusione. Pensavamo che la sua presenza potesse dare ancora più forza al progetto.» «Così ci siamo dette: “Proviamoci”. L’abbiamo contattata senza aspettative particolari, pensando anche che avrebbe potuto dirci semplicemente di no. Invece è successo l’esatto contrario: si è entusiasmata fin da subito e tra noi è nata un’energia incredibile. Quando ci siamo incontrate a Milano per girare il videoclip abbiamo avuto la conferma che avevamo fatto la scelta giusta. È una persona meravigliosa e lavorare con lei è stato naturale.»

“Figli di Maria” affronta un tema importante come l’inclusione utilizzando un linguaggio pop e ironico. È stato difficile trovare il giusto equilibrio?

Suor Felicetta: «In realtà no. Quando hai davvero qualcosa da dire e senti che il messaggio è autentico, le parole arrivano quasi da sole. Spesso pensiamo che le cose importanti debbano necessariamente essere complicate, ma non è così. Se quello che vuoi comunicare nasce da una convinzione sincera, diventa tutto molto più semplice.»

Suor Paola: «Noi volevamo costruire un messaggio che unisse e non che dividesse. L’ironia è il nostro linguaggio naturale e non abbiamo mai pensato di rinunciarci. Anzi, crediamo che proprio attraverso il sorriso si possano affrontare temi molto seri e farli arrivare a un pubblico ancora più ampio.»

Musicalmente il brano ha tutte le caratteristiche del tormentone estivo. Era questo l’obiettivo?

Suor Paola: «Speriamo che lo diventi, naturalmente, ma non è nato pensando esclusivamente all’estate. Vorremmo che fosse una canzone capace di accompagnare le persone tutto l’anno.»

Suor Felicetta: «Ci piacerebbe sentirla in spiaggia, certo, ma anche in inverno, in montagna, nei locali, nelle piazze. L’importante è che continui a suonare e che le persone abbiano voglia di cantarla insieme. Se succederà questo, avremo raggiunto il nostro obiettivo.»

Il testo è ricco di riferimenti contemporanei e immagini surreali. Come nasce il vostro processo creativo?

Suor Paola: «Quando si scrive bisogna prima costruire un immaginario. È un po’ come accade quando si realizza un film o si scrive un libro: devi sapere di cosa vuoi parlare e quale atmosfera vuoi creare. Nel nostro caso sono arrivati tanti piccoli flash, immagini, sogni, sensazioni che poi abbiamo unito tra loro. Io amo tutto ciò che trasmette energia positiva, il sole, il mare, la leggerezza. Ma attenzione: questo non significa fare una canzone superficiale. Quelle immagini servono a raccontare qualcosa di molto più profondo.»

Suor Felicetta: «Dentro “Figli di Maria” c’è tantissimo di noi. Ci sono il nostro abito, il nostro modo di parlare con i giovani, i termini che sentiamo usare ogni giorno. Ad esempio nella canzone compare il verbo “ghostare”, oppure il riferimento a Ponzio Pilato che “se ne lava le mani”. Sono tutti elementi che fanno parte della nostra quotidianità e che abbiamo trasformato in un linguaggio pop capace di parlare a generazioni diverse.»

Avete intervistato tanti artisti per realizzare i vostri contenuti. Com’è stato ritrovarvi improvvisamente dall’altra parte del microfono?

Suor Paola: «È stato divertentissimo. Solo qualche mese fa non avremmo mai immaginato di vivere tutto questo. Incontrare tanti artisti ci ha fatto capire quanto sia bello riuscire a trasformare ciò che hai dentro in musica e condividerlo con gli altri. Anche noi, ascoltando le loro storie, abbiamo iniziato a immaginare cosa avremmo potuto raccontare attraverso una canzone. Poi abbiamo visto che il nostro messaggio arrivava alle persone e abbiamo deciso di concretizzare questa idea.»

Suor Felicetta: «C’è anche un’altra cosa importante. Dietro di noi c’è un team completamente al femminile che noi chiamiamo affettuosamente “Mamma Starlex”. Sono loro che ci accompagnano ogni giorno e ci aiutano ad avere il coraggio di sperimentare. Senza il loro sostegno probabilmente non avremmo mai pensato di incidere una canzone. Oggi ogni esperienza è una scoperta e loro ci danno la serenità per viverla fino in fondo.»

Avete incontrato tantissimi artisti. C’è qualcuno che vi ha ispirato in modo particolare nella realizzazione di “Figli di Maria”?

Suor Paola: «Sicuramente Sayf ci ha trasmesso qualcosa di importante. Mi colpiscono molto la leggerezza delle sue canzoni e il percorso umano che racconta attraverso la musica. Però non c’è un solo artista che ci ha ispirato.»

Suor Felicetta: «In realtà abbiamo preso un pezzettino da tutti. Ogni artista che abbiamo intervistato ci ha lasciato qualcosa: una storia, un’emozione, un modo diverso di raccontarsi. Tutte queste esperienze sono finite, in maniera più o meno evidente, dentro “Figli di Maria”. Per questo possiamo dire che questa canzone è anche il frutto di tutti gli incontri fatti lungo il nostro cammino.»

In questa intervista avete parlato spesso di condivisione, inclusione e del desiderio di portare un messaggio positivo attraverso l’ironia. Se c’è una cosa che vorreste arrivasse davvero a chi ascolterà Figli di Maria e seguirà il vostro percorso, quale sarebbe?

«Vorremmo che le persone si sentissero accolte. È una parola che oggi si usa tanto, ma che va anche vissuta. Se una persona ascolta la nostra canzone, guarda un nostro video o ci incontra per strada e, anche solo per cinque minuti, si sente meno sola, meno giudicata o semplicemente riesce a sorridere, allora abbiamo fatto qualcosa di bello. Noi crediamo che la leggerezza non sia superficialità: può essere uno strumento potentissimo per arrivare al cuore delle persone. Ci piace ridere, scherzare e ballare, ma dietro tutto questo c’è sempre il desiderio di creare connessioni vere. In fondo siamo tutti alla ricerca della stessa cosa: essere ascoltati, capiti e voler bene agli altri senza dover dimostrare continuamente qualcosa. Se Figli di Maria riuscirà a far cantare qualcuno, a farlo riflettere o anche solo ad abbracciare una persona in più, allora avrà già raggiunto il suo obiettivo. E noi continueremo a seguire la strada che la vita ci metterà davanti, con curiosità, gratitudine e tanta voglia di condividere ciò che siamo.»

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