Veronica Vitale

In radio e sulle piattaforme digitali e in digital download Transparent, il nuovo brano di Veronica Vitale I-Vee, artista e produttrice musicale d’avanguardia di origine italiana che negli ultimi dieci anni ha conquistato gli Stati Uniti.

Prodotto negli States da Visionary Vanguard Records e distribuito da AMA Amadea Music e The State51 Conspiracy, Transparent è un canto di rinascita e difesa contro ogni forma di bullismo, abuso di potere e di autolesionismo.

È un brano le cui sonorità si collocano all’interno di un genere musicale futurista, definito da Veronica Vitale Musica Liquida e Genere Fluido di cui l’artista è pioniere e firmataria del Manifesto dell’Arte.

Il brano è accompagnato da un videoclip, diretto dal regista californiano Patrick J. Hamilton e prodotto da Atlanta Film Company e Red Digital Cinema Studios in qualità 8K. È impreziosito da particolari effetti speciali che danno vita al messaggio della canzone.

“Oltre ad aver composto e co-prodotto il mio brano, ho co-diretto anche il video. Ho scelto di ambientarlo in un prefabbricato industriale del 1800 in Ohio.

È un video fluido, in cui dopo aver tagliato il mio ultimo strato di pelle, rimango trasparente davanti agli occhi di chi mi voleva fantasma nel mondo, con tutte le crepe dell’anima, con il freddo gelido simile a quello di una cella frigorifero, e l’oscurità che mi ha circondato nella vita.

Dietro il palco, sopra il palco, mentre provavo, mentre creavo, mentre aspettavo: è stata tutta una questione di gelo e gavetta.”

Intervista a Veronica Vitale I-Vee

Veronica Vitale dapprima esce in Germania con un album che parafrasa il tuo luogo di origine: “Nel mio Bosco reale”, per il quale ricevi grandi riconoscimenti, poi voli in America e anche oltreoceano sei riconosciuta come una grande Artista, ma in Italia poco conosciuta. C’è una spiegazione a tutto ciò?

L’Italia è un paese meraviglioso, ma anche un salotto antico in cui camminare in punta di piedi. La risposta è semplice: Io altrove, specialmente negli Stati Uniti, non ho mai negato me stessa. In Italia a volte si vive per sinonimi ed emollienti. Se Stefani Joanne Angelina Germanotta fosse nata in Italia, sarebbe mai diventata Lady Gaga? Non credo.

Negli Stati Uniti, e ti parlo di miei considerazioni soggettive, sono libera di essere me stessa, un peso si solleva dal petto e dalle spalle, mi sento libera di esprimermi e di essere ed in quel preciso punto nasce l’orgoglio di ciò che si realizza.

In Italia, molto spesso, ho l’impressione che se non rientri nei soliti giri delle poche persone già note o famose, tu non hai “quel diritto” di presentarti come dovresti, sei tenuto a negarlo un po’ il tuo talento, chiedere quasi scusa per le tue capacità, essere bravo, ma non troppo, giustificarti, sussurrare.

Negli Stati Uniti al contrario, sono diretta, tagliente, parlo poco, non esistono molti giri di parole, e si va dritti al business, e con meno chiacchiere i progetti vanno tutti in porto, in Italia devi fare un po’ di “sugarcoating…” e non mi piace. Inoltre, ciò che realizzo in un mese negli Stati Uniti, in Italia richiede un anno.

Ci sono dei sistemi, che funzionano in un certo modo, non sono sbagliati, è l’Italia che è fatta così, e lo rispetto, ma non lo condivido.

Veronica Vitale

E’ appena uscito “Transparent” il tuo nuovo singolo prodotto negli Stati Uniti ma nonostante tutto lo hai fatto uscire proprio qui in Italia. Vuole essere un ritorno alle origini?

Transparent è stato pubblicato come ogni mia produzione: worldwide, su territorio mondo. L’Italia è sempre stata inclusa nei nostri release discografici, questa volta ho soltanto chiesto che l’Italia venisse coinvolta di più in tutte le novità e progetti a venire, perché io sono italiana.

Transparent” nasce come un grido di rinascita e di difesa contro il bullismo in genere, questo fenomeno che sa anche di vigliaccheria da parte di chi lo pratica. Quale è stato il motivo che ti ha spinto a scrivere di questo fenomeno così diffuso?

Nessuno è consapevole del danno che causano i commenti che scriviamo sui social o le menzogne che si condividono. Certo, in prima media sono stata vittima di bullismo a scuola, ma oggi, sto gridando contro ombre più tetre, più urgenti, quelle che compaiono nei vicoli ciechi dei social.

Il bullismo si manifesta in diverse gradazioni, tutte ugualmente importanti. È da vigliacchi colpire artisti e persone tramite commenti o post, unendosi ad un branco virtuale che esiste solo nell’immaginario della tua mente.

Molti manipolano la narrativa delle cose, la verità, soltanto per interessi personali ed il gregge virtuale segue. Nei piccoli paesi, accade molto più che altrove.

C’è uno sgomitare soffocante, aggressivo, un piede verso la guerra, mai verso un dialogo aperto, basta una scintilla per ritrovarsi coinvolti in un accanimento senza scrupoli, basata su invidia e gelosia del talento e successo altrui, a volte addirittura, della “giovinezza altrui”, talmente grande da vivere secondo regola “Morte tua, Vita Mia”.

Ti sbattono con forza in discorsi contraddittori, in cui ovviamente hai sempre torto, in cui manipolano le tue intenzioni e parole. Nessuno si cura della verità. Pochi leggono, e nessuno ricorda che ogni storia ha due campane.

La cosa più inquietante, è che se un gruppettino di individui sui social, decide di inventarsi due bugie per dare contro a qualcuno che secondo loro “non deve nemmeno esistere”, rovinargli la reputazione e diffamandolo, la gente gli crede senza farsi due domande, fanno branco, senza domandarsi quale danno stanno arrecando nella vita di un altro individuo – che tra l’altro conoscono personalmente – quanta vita quotidiana gli stanno strappando, quanto tempo irripagabile che non tornerà mai più.

Lo trovo squallido. Situazioni simili sono capitate anche a me, ma poi non preoccupatevi, “certa gente fa giri e normi e poi ritorna”… a sbirciare le vostre storie sui social senza, ovviamente, dire una parola.

Cosa ha portato Veronica a varcare i confini e continuare a essere Artista fuori dall’Italia? Quali differenze hai trovato?

La ricerca di meritocrazia ed una lunga gavetta. Io non ho preso scorciatoie di alcun tipo, mai accettato compromessi, per questo ci ho impiegato 10 anni per arrivare qui dove sono. Oggi ho doppia cittadinanza e vivo negli Stati Uniti ritornando spesso in Italia ma sono un cittadino del mondo, e come tale, non posso parlare di differenze, ma di unicità. L’identità di un paese non dovrebbe mai essere scalfita.

Veronica Vitale

Veronica Vitale oltre a essere una pianista, produttore, compositrice, cantautrice ti sei anche laureata in Scienze Umane e Filosofiche con 110 e lode. A dire il vero ne hai conseguite tre di lauree… Avresti potuto avere un’altra carriera ma hai preferito intraprendere quella Artistica, c’è stato un momento in cui hai pensato che sarebbe stato meglio cambiare “strada”?

Tutte le strade che ho intrapreso, appartengono ad un viaggio di vita unico. Non capisco perché un’artista non debba anche essere un laureato, o una persona di cultura allo stesso tempo. Io vivo la mia vita in tutti i miei flussi di coscienza. Arte, cultura, musica, scienza, ricerca, hanno sempre camminato di pari passo con me.

Ho sete di conoscenza. Nella mia composizione si sente una continuità viva con quella ricerca scientifica filosofica che mi ha sempre affascinato, soprattutto quando lavoro nell’ambito della musica aurea, o sperimento con i suoni puri, rumori, e frequenze sonore a determinate intonazioni ed hertz come un alchimista.

Sei attivista e promotrice di diverse battaglie sociali a favore dei più deboli o di chi non ha voce, addirittura hai fondato recentemente, Artist United – Organizzazione No Profit e Piattaforma Artistica gratuita per coinvolgere artisti di ogni nazione in progetti per il sociale. Tutto ciò ti fa onore, ma credi che rimanendo in Italia il tutto sarebbe stato possibile?

Artist United, è nata come conseguenza naturale del coro di voci globale che in 25 lingue ed oltre 250 voci, hanno aderito alla mia preghiera per l’umanità Hymn to Humanity – devi sapere che quando ho chiesto agli artisti di tutto il mondo di unirsi a me in un canto per la speranza durante i giorni di lockdown, la prima “call for artist” l’ho rivolta al mio paese natio, nessuno ha risposto. La mia call for artist fu anche cancellata dal gruppo locale. Quando ho spostato la bussola abbiamo ricevuto oltre 700 adesioni in pochi giorni, da Papua Nuova Guinea, Ecuador, Afghanistan, Africa, Australia, Taiwan. Perciò devo risponderti di No. Fossi stata ferma in Italia nessuna delle cose più belle che ho realizzato, sarebbe mai accaduta, e credimi, io non sono cresciuta circondata da elogi e favoritismi ma da opposizione costante.

Fai la spola tra l’Europa, l’Italia e gli Stati Uniti, mi viene da pensare che in fondo “c’è sempre qualcosa” che ti porta a tornare specialmente nella tua Boscoreale?

C’era e non ci sarà mai più. Il mio addio a Boscoreale è nel brano Heavy Rain in uscita ad inizio 2022.

Tornando a “Transparent”, lo hai definito un brano dal genere Liquido e Fluido, genere del quale ti ritieni pioniera e anche firmataria del Manifesto dell’Arte, ci puoi spiegare il perché di questa scelta?

Ho firmato il manifesto dell’arte dedicato a questo genere musicale, stilandone i principi come un tempo fece Marinetti con il Futurismo, o come attualmente ha fatto Felipe Pantone per la sua arte grafica.

Il genere liquid/fluid o pop d’avanguardia, in cui molti si immergono ma senza esserne consapevoli, è edgy, spigoloso, epico, filmico, oscilla sul confine di diverse contaminazioni, ed offerto in fine al pubblico come “pop” inteso come musica per la massa, popolare, ma d’avanguardia.

Foto di Ligia Cuevas Johnson