Rats Nek

Intervista a Wilko dei Rats che ci presenta “Cosa resterà di questi anni ’20“, singolo inciso in collaborazione tra la band e Nek e disponibile sulle piattaforme digitali.

Cosa resterà di questi anni ’20” racconta il senso di smarrimento di una generazione sospesa tra disillusione, nostalgia e il bisogno di trovare un significato in un’epoca segnata da incertezze e contraddizioni. In questa intervista Wilko ci racconta la genesi del progetto e ci anticipa qualcosa sul nuovo album dei Rats in uscita a novembre.

Intervista a Wilko dei Rats

Com’è nata l’idea di coinvolgere Nek nel progetto?

Il pezzo era già composto, ci siamo presi un periodo di tempo abbastanza lungo per realizzare tutte le dieci tracce che andranno a formare il nostro nuovo album in uscita a novembre e, mentre eravamo in studio che registravamo questa canzone in particolare, io mi sono reso conto immediatamente di quanto fosse nelle corde di Filippo e di quanto fosse adatta alla sua attitudine musicale. La prima volta che ci siamo incontrati gliel’ho fatta sentire e, vedendo la sua reazione, gli ho chiesto subito: “Ti andrebbe di cantarla con noi?“. E lui mi ha detto di sì senza nemmeno pensarci, quindi l’intuizione che avevo avuto alla fine si è rivelata giusta.

Un incontro, quindi, del tutto spontaneo.

Sì, assolutamente. Fuori da qualsiasi logica di mercato e da qualsiasi azione di marketing, niente di pensato a tavolino. Solo una cosa nemmeno tra artisti ma tra amici, perché la realtà è questa: noi siamo amici da tantissimi anni. Io conosco Filippo da quando aveva 20 anni e mi ero reso subito conto del suo potenziale artistico, era già allora incredibile.

Cammino ancora in mezzo a questa gente, però le strade sono tutte spente“: perché è un’epoca di strade spente?

Perché è un’epoca in cui si comunica poco. Non ci si guarda nemmeno più e non si capisce quello che succede nella realtà perché tutto quello che viviamo lo viviamo attraverso uno smartphone e attraverso qualcosa che è difficile giudicare se sia vero o falso, eppure è diventata l’unica fonte alla quale attingiamo per capire come sono le cose. Quindi siamo tutti diventati facilmente manipolabili, e mi ci metto anche io. Le strade sono spente proprio perché non c’è partecipazione fisica della gente, non ci sono sguardi, non ci sono saluti, non c’è interazione umana ma solo virtuale.

Cosa resterà di questi anni ’20” parla di presente ma ha anche uno sguardo verso il futuro. Come sarà il futuro secondo voi?

Per noi questi sono tempi abbastanza bui e duri. Infatti il nostro album che, come abbiamo sempre fatto, sarà pieno di canzoni ispirate da un presente e da una realtà molto vicina che noi viviamo, si intitolerà “Mala tempora” perché è, appunto, una fotografia dei tempi che stiamo vivendo. Noi, sin da giovani, abbiamo comunque sempre vissuto tutto con un’estrema speranza e, quindi, cerchiamo di continuare a mantenerla. La nostra speranza è che questi anni ’20 siano solo una fase di passaggio, qualcosa che deve inevitabilmente migliorare e cambiare direzione se si vuole che questo pianeta riprenda una rotazione su un asse più umano, più attento a certe cose e meno permissivo nei confronti di chi detiene il potere economico e finanziario, dove ci sia la possibilità di rimettere al centro l’essere umano, cosa che adesso è stata ampiamente spodestata.

Questo singolo, come già anticipato, anticipa un progetto più ampio. Cosa deve aspettarsi il vostro pubblico dal punto di vista del suono e ci saranno occasioni per presentarlo dal vivo?

C’è un release party già fissato, sabato 21 novembre al VOX Club di Nonantola, da oggi sono aperte le prevendite e lì suoneremo tutti i pezzi dal vivo. Il nostro pubblico deve aspettarsi l’ennesima evoluzione musicale che stiamo vivendo in questo momento perché noi non ci siamo mai fossilizzati su un suono, ma abbiamo sempre cercato di lavorare molto a stato d’animo. Quello di oggi è uno stato d’animo per cui ci va di produrre un tipo di suono molto dinamico e oscuro, perché deve richiamare le tematiche dei testi e dei tempi che questi testi raccontano. Quindi è un ritorno, come sonorità, a quella che è stata la new-wave e il post-punk degli anni ’80.

Da rock band con 47 anni di storia, come considerate lo stato di salute del rock nell’attuale panorama musicale?

Dal punto di vista musicale è sicuramente un periodo buono come tutti i periodi che abbiamo vissuto perché ogni epoca deve avere la sua forma di comunicazione in qualsiasi campo, e quindi anche nella musica. La musica che impera adesso è quella facile, del disimpegno e che incarna valori molto diversi da quelli che appartenevano ai grandi movimenti musicali degli anni ’70-’80-’90, in cui sentivi brani che affrontavano determinati argomenti, sostituiti oggi da cose più nichiliste, edoniste e personaliste, ed è una scena che non ci rappresenta perché noi siamo sempre legati al rock’n’roll. Io, però, penso che ci sarà sicuramente un cambiamento con un ritorno a certe sonorità perché la storia è fatta di corsi e di ricorsi, per cui io sono sicuro che il rock’n’roll tornerà in maniera abbastanza prepotente.

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