Guignol

In attesa della terza edizione de LE NOTTI DELL’UNDERGROUND – IL FESTIVAL DI RE NUDO, prevista per giugno 2026 alla Fabbrica del Vapore di Milano, prosegue la rassegna RE NUDO – LIVE MUSIC CLUB, organizzata da Re Nudo in collaborazione con FindYourLive (piattaforma che mette in contatto artisti e location per concerti ed eventi live), che vuole riportare dal vivo nei club e nei circoli culturali lamusica indipendente e d’autore.

Il primo concerto del 2026, nonché terzo appuntamento dei cinque previsti, si terrà venerdì 16 gennaio (inizio spettacolo ore 21.30) all’ARCI Area di Carugate (Via Garibaldi 26, Carugate, Milano) e vedrà protagonisti sul palco i GUIGNOL, storica band milanese che si muove tra estetica noir e scrittura d’autore. La band è attualmente composta da Pier Adduce (voce, testi, chitarre, armonica), Paolo Libutti (basso), Antonio “Il Coda” Marinelli (chitarra elettrica), Michele Canali (batteria) e Maurizio Boris Maiorano (piano/organo).

Intervista ai Guignol, tra i protagonisti della rassegna Re Nudo – Live Music Club

Risponde Pier Adduce, voce, testi, chitarre, armonica.

1 Il concerto del 16 gennaio all’Arci Area di Carugate rientra nel progetto RE NUDO – LIVE MUSIC CLUB: che tipo di significato ha per voi suonare in un contesto che nasce proprio per difendere e rilanciare la musica indipendente dal vivo?

Suonare in un contesto del genere è come tornare alle origini del nostro percorso, sia come gruppo che personale: già negli anni Novanta andavo a sentire i concerti all’ ARCI Area di Carugate. L’iniziativa di Re Nudo rievoca un’esperienza aggregativa, umana e culturale legata a luoghi, eventi e a un contesto storico molto lontano da quello attuale, e già solo per questo vale la pena andare a recuperarlo e valorizzarlo. Si tratta di tutt’altro che di un’operazione nostalgica, ma al contrario di tornare a porre una “luce” critica e urgente su un presente distopico, spregevole e pericoloso come quello attuale.

2 RE NUDO punta a colmare la mancanza di spazi d’ascolto dedicati alla musica live alternativa. Da artisti che vivono questo circuito da oltre vent’anni, quanto è cambiato il modo di suonare e di farsi ascoltare rispetto ai vostri esordi?

È cambiato completamente. Il peggio è che le forme di socialità sono molto regredite, soprattutto quelle legate alla musica dal vivo, e c’è da dire che mai come ora la musica suonata non tocca più l’immaginario di nessuno, o quasi. Certo, ci sono dei linguaggi nuovi in circolazione. Cerco di comprenderli a mio modo, da osservatore delle cose e da padre di un adolescente, senza pregiudizio possibilmente. Di sicuro, mi sento di dire che non mi appartengono, per modalità, contenuti, attitudine, ecc. 

3 Questo live è il terzo di cinque concerti dedicati alla musica indipendente: che atmosfera vi aspettate e che tipo di relazione cercate con il pubblico in una dimensione così raccolta e “militante”?

Ci aspettiamo una dimensione raccolta, ma anche molto immediata, fisica e viscerale. Questo è l’approccio che forniamo sul palco. Poi, quello che accade, accade!  

4 I Guignol nascono a Milano nel 1999 e attraversano più di due decenni di musica, pause e ripartenze. Guardando al vostro percorso, cosa è rimasto immutato e cosa invece è cambiato radicalmente nel vostro modo di scrivere e stare sul palco?

Rispetto al passato, questa è la migliore, la più consapevole, la più completa e deflagrante versione dei Guignol, dalla sua fondazione, nel 1999. Una sintesi con pochi altri precedenti simili di approccio alla canzone d’autore fondendo folk, punk, blues, noise, elettronica, funk e psichedelia. Essenzialmente, il tutto si è sviluppato sulle mie canzoni (testi e armonie) che poi portavo al gruppo. Insieme si è poi arrangiato e vestito il tutto, fino a dargli la fisionomia ideale da portare dal vivo (un momento davvero topico). La differenza col passato – per trarre una sintesi da questi ultimi anni insieme, prima della pausa e del successivo ritrovarsi – è che siamo nelle condizioni di portare un po’ dove vogliamo il nostro repertorio e il tiro dei concerti, divertendoci innanzitutto. 

5 Dopo la pausa e la ripartenza del 2014, con dischi come “Abile Labil” e “Porteremo gli stessi panni”, sembra che la vostra scrittura abbia trovato una nuova maturità. Quanto di quel percorso sarà presente nel concerto di Carugate?

Sarà presente molto del nostro percorso in questo concerto, sicuramente alcuni degli episodi migliori presenti in quegli album. 

6 Il progetto Guignol è sempre stato segnato da un’identità forte, anche a fronte di numerosi cambi di line-up. Oggi che band sono i Guignol e cosa ha portato ciascun membro all’equilibrio attuale del gruppo?

Oggi i Guignol sono un gruppo che risponde a sé stesso e stop.  Senza necessità di dimostrare alcunché a nessuno e comunque a disposizione di chi volesse venire a scoprirci.  Era così anche in passato, solo che adesso tutto è più naturale: meno problematico e mediato, più istintivo, urgente ma paradossalmente anche più consapevole e forte di tanti anni di concerti, dischi, cose memorabili e altre da dimenticare. 

7 Pier, i tuoi testi sono da sempre centrali e riconoscibili. In un’epoca in cui l’attenzione è sempre più frammentata, quanto è ancora importante per voi raccontare storie complesse e non semplificate?

Per me è e resta fondamentale la scrittura. Non la complessità, anche se spesso coi miei testi posso sembrare verboso o particolarmente denso. L’aspetto che cerco davvero, ossessivamente – oltre e prima del significato – è il battere dei versi; quello con cui provo a evocare immagini, situazioni, storie. Altrettanto importante, se non di più anche, è il suono: degli strumenti così come quello dei versi (lo scandire e il battere delle parole, come dicevo prima…). Quindi, va da sé l’importanza della voce, come vettore di narrazione ma anche come strumento aggiunto.  

8 Il live resta il cuore pulsante della vostra musica. Come si traduce oggi sul palco l’universo emotivo dei Guignol, anche grazie all’apporto di strumenti come piano, organo e armonica?

Si traduce in un insieme che si muove, sale, scende, avvolge, sferza, picchia, abbatte e poi ti rimette in piedi, in un su e giù dinamico che ti chiede a ogni pezzo di prestare occhi, orecchie, mani e piedi per la nuova onda in arrivo.

9 L’Arci Area di Carugate è una realtà storica della scena alternativa milanese e si avvicina ai quarant’anni di attività. Quanto è fondamentale per band come la vostra l’esistenza di luoghi così, capaci di resistere al tempo e alle mode?

È fondamentale, certo! E sarebbe bello lo fosse ancora, non solo per noi, ma soprattutto per chi verrà e per chi posti così non li ha mai neppure visti, o nemmeno immaginati, soprattutto per i più giovani e per chiunque sia alla ricerca di un luogo dove sfuggire un po’ alla desolazione circostante.  

10 Cosa può aspettarsi chi verrà a vedervi il 16 gennaio: sarà un concerto più intimo, più elettrico, più narrativo o un viaggio attraverso le diverse fasi della vostra storia?

Sarà un viaggio attraverso vari episodi della nostra storia: intimo, delicato… E anche parecchio turbolento. Garantito!

11 Guardando al futuro, questo live rappresenta solo una tappa o l’inizio di una nuova fase per i Guignol, magari con nuova musica o nuovi progetti all’orizzonte?

Si vive unicamente del presente e di quello che riusciamo a mettere in piedi ora, volta per volta, tanto più in tempi incerti come questi. Non so cosa sarà dei Guignol in futuro, può darsi che ci vedrete ancora suonare in giro, se a qualcuno andrà ancora di sentirci e se ci saranno opportunità come questa, e garantisco che non ci sarà mai un concerto uguale all’altro. Abbiamo un repertorio tale da poter andare avanti ancora a lungo, ma potremmo anche decidere di chiuderla qui e stop. Al momento mi sento di escludere l’eventualità di nuova musica. Chi vivrà vedrà. 

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