Sudden Lights Lettonia Eurovision 2023

La Lettonia, dopo l’exploit del 2015 con il quinto di Aminata a Vienna, ha conquistato la finale dell’Eurovision solo l’anno successivo, riusciranno i Sudden Lights a invertire la rotta?

Il gruppo, nato a Riga nel 2012, è composto da Andrejs Reinis Zitmanis, Kārlis Matīss Zitmanis, Kārlis Vārtiņš e Mārtiņš Matīss Zemītis e a oggi conta 3 album.

Sul palco di Liverpool portano il brano Aijā.

Intervista ai Sudden Lights, rappresentanti della Lettonia all’Eurovision 2023

Sudden Lights benvenuti in Italia. Innanzitutto, com’è nata la vostra canzone, “Aijā”?

Andrejs è venuto da noi con un demo bellissimo con il beat che si sente all’inizio del brano e con la strofa. È successo nei giorni in cui l’Ucraina è stata invasa e tutti eravamo colpiti e tristi per l’accaduto. Avevamo timore, temevamo un crollo emozionale e abbiamo deciso di mettere in musica le nostra sensazioni. Il messaggio della canzone è di conforto, per le persone che amiamo durante i momenti difficili.

Anche il video è molto evocativo e accompagna bene il significato del brano. Com’è nata invece questa idea?

Nel video abbiamo avuto un approccio diverso al brano rispetto alla performance dell’Eurovision, esplorando le nostre paure, i demoni interiori e come li affrontiamo nelle nostre vite. Il video è nato così.

Avete dichiarato che “Aijā” è una parola che dona un senso di canzone folk. Quanto la musica tradizionale lettone ha influenzato il vostro modo di comporre?

Il folk e le tradizioni lettoni sono parte integrante della musica pop del nostro paese. Ne sono influenzate l’intonazione e anche la linea melodica. Spesso noi cantiamo canzoni folk, abbiamo molte feste e abbracciamo le tradizioni, davvero cantiamo quelle canzoni. Per questo motivo influenzano, non solo noi, ma ogni musicista in qualche modo. Nel nostro caso, non solo ci siamo ispirati alla tradizione, ma abbiamo usato una parola molto utilizzata dalle ninne nanne. Quella del brano dell’Eurovision non è una melodia folk tradizionale, ma lo potrebbe essere, è diatonica.

Quali sono invece gli strumenti folk tradizionali?

Il più famoso credo è il kokle, uno strumento a corde, una specie di arpa ma orizzontale, con molte corde, il più popolare in Lettonia. Abbiamo anche diversi tipi di flauti, anche di argilla e poi le cornamuse, non quelle scozzesi.

Ritornando al vostro brano, come mai avete scelto proprio questo per presentarvi alle selezioni nazionali?

L’estate scorsa abbiamo partecipato a un piccolo camp dove abbiamo composto della nuova musica per preparare l’album. Abbiamo pensato di provare a partecipare a “Supernova“, la nostra selezione nazionale, ma non eravamo sicuri. Ci siamo detti, ok, se una di queste canzoni viene bene ed è adatta all’Eurovision, lo potremmo fare. Il messaggio della canzone ci è sembrato molto forte ed è adatto non solo al pubblico lettone, è condivisibile su larga scala, ecco perché abbiamo scelto questo brano.

Oltre al brano, considerando il lungo periodo da cui suonate insieme, c’è qualcos’altro che vi ha spinto a provare proprio quest’anno?

No, ma penso fosse il momento giusto anche perché da molto tempo suoniamo in Lettonia, non siamo ancora troppo vecchi e volevamo provare qualcosa di nuovo. La Lettonia è un paese piccolo, siamo stati praticamente ovunque. È un modo per uscire dalla nostra zona di confort e provare qualcosa di nuovo. Grazie all’Eurovision abbiamo suonato per la prima volta all’estero, abbiamo partecipato ai pre party, abbiamo tenuto un concerto in Lituania. Era il passo giusto al momento giusto per noi. Anche se non avessimo rappresentato la Lettonia quest’anno, avremmo ugualmente pubblicato il brano in inglese e provato qualcosa di nuovo.

Secondo voi, come mai è da così tanto tempo che la Lettonia non vince il contest?

Pensiamo che ci siano stati diversi brani forti di altre nazioni. Spesso ci si trova a voler essere apprezzati dall’Europa e non essere se stessi, autentici. Credo questo sia il problema maggiore che ha caratterizzato il nostro paese.

Conoscete la musica italiana?

Andrejs ha passato 5 o 6 mesi in Italia a studiare clarinetto al Conservatorio di Milano. L’Italia è la nazione dell’Opera, tutti gli strumenti è come se cantassero. È la nazione del canto. Poi conosciamo anche alcune canzoni italiane. non sappiamo le parole, non sappiamo la lingua, ma avete bellissima musica.

Grazie per essere stati con noi e ci vediamo nella prima semifinale, dove possiamo votarvi…

Si, numero 4! – si, Lettonia, 4!

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