Te Quiero Euridice

Dopo averci fatto innamorare della loro musica e delle loro storie, i Te Quiero Euridice hanno pubblicato lo scorso 4 novembre il loro primo album Sempre Qui.

La delicatezza di Shhh, la capacità di parlare con leggerezza di una storia d’amore complicata in Lampadine, il coraggio di spezzare un legame ormai dato per scontato in Adelphi, l’ottimismo di Un segreto tra di noi e le due anime di Elena e Pietro raccontate in Mandorle e Casseforti (NSGB).

Sempre qui è un album di fotografie, di quelli che solo i nostalgici tengono ancora, da sfogliare in segreto per sbirciare la vita di due ragazzi nel mezzo dei loro vent’anni.

Gli amori, le prime delusioni, le feste, l’università, i viaggi con il vento in faccia, immagini intense che penetrano sotto la pelle e conquistano un posto nei nostri cuori.

La produzione dei brani è affidata a Simone Sproccati, con l’arrangiamento di Francesco Brianzi.

Il progetto vanta, inoltre, la presenza di Gabriele Garlaschelli alla chitarra elettrica, Andrea Speroni al basso, Irene Barbieri al violino, Yana Prakudovich alla viola e il già citato Francesco Brianzi alla batteria, vibrafono, percussioni e tastiere.

Lui si chiama Pietro Malacarne, lei Elena Brianzi: le due anime dei Te quiero Euridice, progetto nato a Piacenza nel 2016. I due autori, classe ’98, pubblicano nell’ottobre del 2018 I miei polsi, primo singolo del duo, subito finito in Viral 50 su Spotify, estratto dall’EP Due.

Intervista ai Te Quiero Euridice

Appena Ventenni, così giovani, eppure scrivete di avere la necessità di tenere insieme questo album di “fotografie” delle vostre vite. È questo il messaggio del vostro nuovo album, “Sempre qui”, appena pubblicato?

Ormai siamo ben dentro ai nostri vent’anni, quindi ci sembrava giusto raccogliere i brani più rappresentativi del progetto e di noi due. Così è nato Sempre Qui.

Qualche luogo comune, nel modo di scrivere oggi tra i giovani artisti emergenti, ci aveva abituati ad ascoltare testi che molte volte erano applicabili di etichette vietate o scurrili, ma che indicavano il malessere dei giovani nel mondo attuale. Voi invece avete scelto di cantare l’amore in tutte le sue sfaccettature, perché?

In realtà non c’è stata nessuna decisione prefissata, entrambi scriviamo quando abbiamo urgenza di farlo. Queste canzoni raccontano la nostra vita, sono il nostro modo per capire e interpretare il mondo che ci circonda.

Quale è stato il momento, la scintilla, che vi ha fatto decidere che il vostro futuro sarebbe stato in mezzo ad un pentagramma?

Siamo cresciuti entrambi in famiglie di musicisti e appassionati di musica… una volta presa in mano la chitarra per la prima volta non c’è più stato modo di smettere!

Sin dal nome scelto per il vostro sodalizio artistico, Euridice, e poi ancora il brano “Adelphi”, mi vengono in mente riferimenti alla mitologia greca e a tratti significati occulti. Pura casualità o voluto da Elena e Pietro?

Nessun significato occulto, semplicemente ci piace molto leggere.

In copertina fanno bella mostra due mazzi di fiori è un sole raggiante, qual è il messaggio che volete far arrivare e di chi è stata l’idea?

La copertina è nata un po’ per caso, in una mattina di sole di inizio autunno. I fiori ritornano spesso nei testi del disco, quindi ci sembravano perfetti. In più sono qualcosa di semplice ma bellissimo, che alla fine è un po’ come vorremmo che fossero le nostre canzoni.

Te Quiero Euridice

In questi cinque anni che racchiudono la vostra carriera, avete fatto un gran lavoro e molti vi seguono e apprezzano per quello che riuscite a trasmettere attraverso le vostre canzoni. Lo conferma Spotify e le centinaia di migliaia di stream, qual è il segreto per arrivare così presto al pubblico?

Non pensiamo ci sia un segreto e in realtà non ci sentiamo “arrivati”. Non sappiamo quanto i numeri delle piattaforme digitali corrispondano ad un pubblico che effettivamente segue con passione i TqE, per questo bisogna prenderli con le pinze. Quello che possiamo fare è semplicemente impegnarci al meglio per mantenere alta la qualità del progetto.

Quali sono stati i dischi o gli artisti che vi hanno maggiormente influenzato? E con chi sognate di poterci collaborare un giorno?

Pensiamo che in generale il cantautorato italiano abbia influenzato molto la nostra scrittura, così come tutti quegli artisti della scena indipendente che abbiamo ascoltato da adolescenti. Se dovessimo scegliere un artista con cui collaborare penso sarebbe Francesco de Gregori.

Quanto siete Social e Tecnologici?

In generale non siamo molto social, però sappiamo che oggi, per un progetto musicale, è fondamentale essere attivi tramite tutti i nuovi mezzi di comunicazione. Ci sforziamo un po’, cercando di mostrare noi stessi con più sincerità possibile.