Alex Wyse

La nostra intervista ad Alessandro Rina, in arte Alex Wyse, in occasione dell’uscita del singolo “La mia canzone per te”, fuori per 21co / Artist First a partire dallo scorso 1° dicembre.

Il brano, scritto a quattro mani con Ermal Meta (qui la nostra recente videointervista), rappresenta un ulteriore tassello del prossimo progetto discografico del giovane cantautore classe 2000, che abbiamo avuto modo di sconoscere durante la 21esima edizione di “Amici”.

In attesa di riascoltarlo dal vivo nelle date del suo nuovo tour “A night whit“, abbiamo incontrato Alex Wyse per tracciare un bilancio del suo percorso fino ad oggi.

Intervista ad Alex Wyse

Partiamo da “La mia canzone per te”, brano scritto a quattro mani da te e da Ermal Meta. Come sono nati rispettivamente questo incontro e questo pezzo?

«L’incontro è nato un po’ per caso in realtà perché, da quando sono uscito dal programma di Amici, lui mi è sempre stato un po’ accanto, seguendomi e supportandomi. Un giorno come un altro ci siamo ritrovati a pranzare insieme e scambiare due chiacchiere, da lì è nata l’idea con grande semplicità di questa canzone. In quel momento avevo da poco concluso una relazione, così mi è venuto spontaneo parlare di questa storia finita e di quella ricerca di serenità che comunque, bene o male, bisogna trovare. La fine di una relazione non è certo la fine del mondo, anche se ci sono ricordi che rimangono e che in qualche modo mantengono viva quella stessa storia».

In questo pezzo si sente molto la tua penna, ma si sente anche quella di Ermal. Penso che siate riusciti a trovare un giusto compromesso nel trasmettervi qualcosa l’un l’altro. Com’è stato lavorare con lui e cosa pensi di aver imparato da questa esperienza?

«Ermal ha qualcosa di magico, riesce sempre a trovare la parola giusta da mettere nel posto giusto, cosa che riconosco di non riuscire ancora a fare così facilmente. Lui lo fa con estrema naturalezza, ho avuto modo di poterlo toccare con mano e constatarlo con i miei occhi. Ermal è un artista che vive di musica e che ne conosce davvero tanta. Questa collaborazione mi ha probabilmente insegnato ad andare dritto ancora di più per la mia strada, cosa che già facevo in realtà, ma vedere un professionista del settore che lo fa senza alcuna paura e senza peli sulla lingua, è stato di certo stimolante».

“La mia canzone per te” segue di qualche settimana l’uscita del precedente singolo “Un po’ di te”. Hai dichiarato che scrivendo quel brano hai capito che l’amore alla fine si nasconde dentro ogni tua canzone…

«Sì, quando iniziai a scrivere “Un po’ di te”, nella mia testa non c’era neanche il concetto di collegare questa canzone a un amore preciso, perché l’ispirazione nasce proprio dal provare a spiegare ciò che provo per la musica. Ho capito cosa rappresenta effettivamente la musica per me e che fa parte di me, proprio come l’amore, che viene descritto da molti un po’ come il motore della nostra stessa esistenza».

Alex Wyse

Nelle tue canzoni viene fuori un certo potere evocativo, melodico e analogico, proprio perché nascono al pianoforte in acustico e mantengono in qualche modo la loro essenza. Qual è l’aspetto che ti affascina nella fase di composizione di una canzone?

«Prima che un cantante, in realtà, io mi considero un autore. Bene o male ho sempre puntato tutto su quello, cominciando a buttare già i miei pensieri senza melodia. Per questo motivo, l’aspetto che più mi affascina sono proprio le parole, i magici incastri che danno vita ad un testo. Ti dirò di più, è proprio per questo che sono tornato dall’Inghilterra, perché mi affascina la lingua italiana e quello che si può esprimere. Quello che ho imparato è che ogni lingua riesce a suscitare emozioni diverse, emozioni che non si possono tradurre con fedeltà in altre lingue. Abbiamo così tanti modi e così tante sfaccettature nella nostra lingua di riferimento, al punto da trovare sempre un modo nuovo e differente nell’esprimere un concetto. Ecco, della scrittura mi affascina proprio questo: seguire quel flusso che ho nella testa e collegare le emozioni alle parole che ritengo più adatte».

Come si è evoluto il rapporto con il tuo pubblico da Amici in poi?

«Da quando sono uscito da Amici c’è stato un po’ un processo di realizzazione di tutto quello che era successo e che mi stava capitando. L’impatto è stato forte, pensarmi ragazzino nella mia cameretta e ritrovarmi di colpo riconosciuto per strada, è una sensazione difficile da spiegare. Il mio scopo è sempre stato quello di far conoscere la mia musica, così mi sono ritrovato catapultato quasi in un’altra vita. In passato non mi sono sentito tanto ascoltato e supportato, ho sempre cercato di urlare il mio bisogno di esprimermi in musica attraverso le mie canzoni, per questo motivo ritrovarmi ad avere dei sostenitori è un qualcosa di incredibile. Non riuscirei a dirti cosa rappresenta effettivamente il pubblico per me, lo considero una parte fondamentale di tutto quello che si è creato e che mi permette di andare avanti».

Nel 2024 ti aspetta un tour molto importante, lo hai definito qualcosa in più rispetto a un semplice concerto. Un posto intimo dove potersi raccontare, un modo anche per guardare negli occhi il tuo stesso pubblico, no?

«Assolutamente sì, a me piace cantare e sentire le persone urlare assieme a me. Sentivo il bisogno di ricreare un po’ la stessa magia della mia stanza, il luogo dove nasce tutto. In realtà è un format molto semplice, non c’è niente di ricercatissimo, non ho voluto chissà quali effetti speciali, bensì ricreare la giusta atmosfera per sentirmi il più libero possibile e accogliere le persone un po’ come se fossimo tutti a casa mia».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«La sincerità, penso che ognuno debba trovare se stesso senza nascondersi. Ecco, forse la musica ha fatto sì che io non mi rifugiassi troppo nei miei pensieri. Molte volte penso che le persone nascondino tanti lati all’interno della propria persona, a causa di ideologie confuse o per via di amicizie sbagliate. La musica permette di farci uscire da questi schemi mentali, quindi penso che la musica sia l’espressione della propria libertà, quella vera e non quella che che ci insegna questa società».

Videointervista ad Alex Wyse

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