Ferrante Anguissola

Disponibile in fisico e in digitale da venerdì 18 marzo, “E La Voce Va” (Terzo Millennio Records) è il nuovo album di inediti del decano dei cantautori, Detto Ferrante Anguissola, che il 16 marzo ha festeggiato il suo novantesimo compleanno. L’album racconta le bellezze della vita, i ricordi e le gioie vissute. Di fatto, contiene brani scritti in quasi un secolo ed è fortemente legato all’elemento dell’acqua e alla vela, uno dei più grandi hobby del cantautore.

Intervista a Ferrante Anguissola

Buongiorno Ferrante, bentrovato su IMusicFun. “E La Voce Va” è il titolo del suo nuovo album. Ci racconta il viaggio di questa voce?

Viene da lontano la voce del Mar Mediterraneo: un mare glorioso, passato attraverso secoli di esperienze, madre della nostra cultura e della nostra civiltà. Madre dei suoi colori, dei suoi venti, dei suoi luoghi di culto e di vita, delle sue città e della gloria di Atene, Roma e Venezia. La sua storia viene da lontano, attraversa il lungo bacino – da Oriente a Ponente – e racconta ancora oggi di popolazioni differenti, che si muovono in cerca di pace.

Sono un amante della navigazione a vela, una navigazione silenziosa anche tra le isole della Dalmazia con il burin, il vento da nord est del primo mattino. I venti spingono le voci lontano, dai luoghi di culto degli Ebrei, dei Musulmani e dei Cristiani. E dove va questa voce? Non ha inizio e non ha fine. Racconta e si racconta, passa attraverso i luoghi di culto e corre. Ci ricorda, ci sussurra e ci narra di Ulisse, di Troia, dei filosofi Greci, di Venezia, di Marco Polo, di Roma e della sua storia.

Quest’album raccoglie brani che lei ha scritto in quasi un secolo. Qual è il fil rouge che li lega tra di loro?

La passione per la vita, per la ricerca, per la sperimentazione. Ma anche l’amore per le genti, la curiosità, la speranza, il credere in ognuno e una certa ingenuità che ha sempre animato il mio procedere nella vita.

Lei ha scritto “I fiumi di Lombardia” a 17 anni. Cosa l’ha spinta a tirarla fuori dal cassetto? Che effetto le fa riascoltarla oggi?

Ho passato la mia infanzia in una grande cascina del Cremonese, circondata da corsi d’acqua larghi e stretti, all’ombra del maestoso Po che scorre lì vicino. Ricordo il sole e l’impenetrabile nebbia degli anni ’40 durante la Guerra. La caccia ai bossoli degli aerei nella neve e nelle stalle con le mucche, che si chiamavano Addis Abeba, Tripoli, Bengasi e poi, una volta perse, Lollo, Sofia e Peppina.

Ricordo i cavalli, le corse nei campi e il pane fresco, profumato di forno, nel sacchettone appeso al manubrio della mia bicicletta. E poi i navigli, nascosti come in una lunga cattedrale di gelsi, pioppi e platani. E ancora il Po, quel grande fiume che attraversavamo con una strana macchina lungo quel grande ponte di ferro a Cremona, passando da una terra con un dialetto da un’altra. Ecco, “I fiumi di Lombardia” è nata così, senza pensarci.

E La Voce Va” è fortemente legato all’elemento dell’acqua. Di fatto, si apre con “Mar Mediteraneo” e si chiude con “I Fiumi di Lombardia”. Cosa presenta per lei questo elemento?

L’acqua è la vita. Sono nato sotto il segno dei Pesci, con quei due pesci che da quasi un secolo controllano la mia vita. Uno è in alto, che sorveglia e anticipa; l’altro è in basso, che controlla la realtà. Sono legati con una cordicella d’oro, che dà loro la possibilità di correggere la rotta per evitare gli ostacoli, oppure di raggiungerli spinti dalla curiosità. Un simbolo magico, che mi ha spinto a correre tra le onde del mare sulle piccole derive a vela e poi sui cabinati, istruito dalla Scuola di Vela di Caprera, che mi ha voluto come istruttore.

Lei ha da poco compiuto 90 anni. C’è un ricordo che la commuove ancora oggi? E un aneddoto che le sa strapparle ancora un sorriso?

Oh sì, davvero! Il mio nonno materno era un gran pianista. A Piacenza organizzava spesso concerti anche per beneficenza. Era rimasto vedovo da giovane, con mia mamma e due sorelle. Una tristezza e una depressione profonda. Quella volta, forse nel 1947, la mia mamma lo volle nella nostra casa di campagna dove si aggirava triste. Ero solo con lui. Avevo 15-16 anni e il grande Steinway ci guardava. Il nonno, senza dire una parola, si sedette e iniziò a suonare “La Caduta di Varsavia” di Chopin (studio op.10 n. 12) con una forza e un’energia inconsueta, con una passione e con le lacrime che gli rigavano il volto. Sono certo che volle farmi un regalo: un regalo raro, unico, che ha forgiato il mio carattere tenace.

Pubblicato l’album, ha già qualche progetto in cantiere? Sta lavorando a nuova musica?

Due giorni fa ho visto il lungo film “Ennio”. Mi ha profondamente colpito la tenacia, la curiosità e l’equilibrio di Morricone nella sua ricerca continua di suoni diversi e inusitati. Io, che sono fondamentalmente un autodidatta, devo metabolizzarli e inglobarli. A breve probabilmente uscirà qualche singolo.

Ferrante, grazie per essere stato qui con noi. Buona musica!

Sono io che ringrazio voi, perché mi date la possibilità di entrare nel mio io e comunicare a chi mi ascolta. “Sappiatevi ascoltare anche nel rumore della vita, stupitevi di quello che sentite e amate molto”.