Già disponibile in tutti i digital store, “Amore [Fino a prova contraria]” è il nuovo album del cantautore friulano Piero Sidoti e contiene i singoli “Un Posto” e “Cosmico“, usciti nei mesi scorsi.
Scritto dallo stesso Piero Sidoti, “Amore [fino a prova contraria]” è un album dove si cantano storie d’amore imperfette, sbagliate e splendide, ma soprattutto storie d’amore umane. Le 15 tracce che ne fanno parte hanno così come comune denominatore i sentimenti e le emozioni. Ma “Amore [fino a prova contraria]” è anche uno spettacolo teatrale, una meditazione narrata e cantata sotto forma di fiaba, dove le canzoni di Sidoti trovano casa. È un viaggio meditativo per conoscere, prendere consapevolezza e accogliere tutto il nostro mondo interiore, senza forzature, accettando anche le nostre parti più oscure, senza identificarsi con esse e imparando così a lasciare e lasciarsi andare.
Intervista a Piero Sidoti
Buongiorno Piero, bentrovato su IMusicFun. Come stai?
Buongiorno a voi. Sto molto bene e sono felice, perché fare nascere un nuovo disco e un nuovo spettacolo è sempre un’avventura che ti carica. Quindi, due nuove avventure per una doppia felicità.
“Amore [fino a prova contraria]” è il tuo nuovo album di inediti. Ci spieghi cosa si nasconde dietro questo titolo? Perché hai deciso di precisare [fino a prova contraria]?
“Amore [fino a prova contraria]” è un titolo che può essere letto sia in modo ironico, che più contenutistico. “Fino a prova contraria” è una locuzione scientifica che va molto di moda in questi tempi e, quindi, ho scherzosamente trattato l’amore come un oggetto di studio che non fa eccezione a questa regola scientifica. Nel senso che qualsiasi amore, per quanto meraviglioso e magico, esiste sempre fino a che non sia dimostrato il contrario, esattamente come una teoria scientifica.
Il titolo, in realtà, racchiude anche il concept del disco, che a livello visivo è sintetizzato perfettamente nella copertina fatta da Rebecca Serafini, che ha creato una sorta di alieno il cui volto è per metà quello del David di Michelangelo e per l’altra metà il mio.
Il David di Michelangelo rappresenta l’amore nella sua infinita bellezza e perfezione. Io rappresento invece la prova contraria e, di conseguenza, la caducità, la decadenza, ma anche l’aspetto più umano dell’amore. Di fatto, il David è scolpito sulla pietra ed è un amore perfetto, ma freddo. Il volto umano, invece, rappresenta un amore imperfetto, ma caldo. Il disco parla di amori a sangue caldo, amori sbagliati, sentimenti imperfetti, ma splendidi perché umani. Sono 16 storie d’amore. Forse sono le varie facce dell’amore, le varie puntate o le diverse dimensioni.
Questo tuo nuovo progetto contiene ben 15 canzoni, più una bonus track. Considerando che oggi giorno l’ascolto è sempre più frammentato e distratto, cosa ti ha spinto a scommettere in un concept album con uno sviluppo così ampio e articolato?
Semplicemente la crisi che viviamo – quella del disco è iniziata ben prima – e che ci permette di sviluppare le idee con una forte libertà, in quanto le esigue fette di mercato sono tutte ingabbiate, chiuse ed inafferrabili e non conviene inseguirle. Inoltre, penso sempre che nel futuro debba funzionare ciò che non funzionava fino ad un attimo prima. Altrimenti dove sta la novità? Penso che rincorrere quello che va di moda è la cosa più vecchia che si possa fare, nonché uno sforzo inutile per un cantautore. Alla fine l’unica forma di originalità, che ognuno di noi può portare, è sforzarsi di essere se stesso e trovare la forma che meglio gli consente di esprimersi.
In questo disco hanno suonato importanti e raffinatissimi musicisti/artisti, fra cui Antonio della Marina, che ha curato la produzione artistica, Romano Todesco, Denis Biason, Lucia Clonfero, Claudio Giusto, Fulvio Biguzzi Ferrari, Simone Giovo e Roberto Barillari, che ha masterizzato l’album. Le edizioni del disco sono invece di Riccardo Vitanza per il bollettino edizioni. Sono tutte persone che ringrazio tantissimo.

Se avessi a disposizione soltanto tre parole, come descriveresti “Amore [fino a prova contraria]”?
Faccio qualche proposta: “No alla paura“, oppure “Perseverare umanum est“. O ancora “L’umanità è meravigliosamente imperfetta“, o anche “Arrendiamoci al bello“.
All’interno di questo album c’è una canzone alla quale sei maggiormente legato, una di quelle che magari ti fa emozionare ogni volta che la riascolti?
Sono legato ad ogni canzone, perché i figli sono pezzi di core. Quindi parlerò delle due canzoni che potete trovare su internet con i relativi video.
Una è “Cosmico” ed è una canzone dove viene chiesto allo spettatore di fare un viaggio all’interno delle misteriose maglie del tempo, ad un ritmo che ci fa danzare fra passato e futuro. La conclusione è che forse ci siamo sempre stati, dal “6 agosto dell’anno 6 miliardi avanti Cristo” fino “all’anno 4100“. Vestiti di ruoli diversi, ma sempre con lo stesso scopo: cercarci! Insomma, si parla di due anime che si incontrano e si cercano sotto diverse forme, in diverse realtà mutevoli, dove l’unica vera costante è il loro desiderio di giocare insieme.
La seconda canzone si intitola “Un posto” ed è una ballata ispirata al film “Il grande passo” di Antonio Padovan, che ha girato anche il video del brano, che accompagna l’uscita del film stesso. Nella canzone si parla della paura e di un posto speciale dove la paura può non esistere. Questo posto è sulla luna e ogni persona ha una luna dentro di sé.
C’è un messaggio che ti piacerebbe diventasse un po’ il manifesto di questo tuo nuovo progetto discografico?
Il manifesto è che l’umanità è qualcosa che vive dentro di noi ed è un’identità splendidamente imperfetta e in costante oscillazione fra inferno e paradiso, fra bestialità e divinità. La cosa più bella che possiamo fare è viverla con felicità, senza paura, animati da entusiasmo e curiosità.
“Amore [fino a prova contraria]” è anche il titolo del tuo nuovo spettacolo teatrale, che ha debuttato a Udine il 14 maggio. Sono previste delle repliche? Avete in mente di portare questo spettacolo in giro per l’Italia?
Assolutamente sì! Siamo partiti con l’appoggio dell’Ente Teatrale Regionale per poi trovare un grande interesse distributivo, sia nella mia regione che fuori. Abbiamo già in programma una ventina di date estive, fra cui una in un bel festival in Slovenia. Non vedo l’ora! Per questo inverno contiamo di visitare tutti i posti meravigliosi dell’Italia.
A questo proposito, ci parli un po’ di questo tuo nuovo progetto teatrale. Chi deciderà di venire in teatro cosa dovrà aspettarsi?
Dovrà aspettarsi di partire per un viaggio verso un posto magico. Una fiaba non aggressiva, né provocatoria, ma realmente rivoluzionaria, perché si parla di un mondo dove non c’è la paura. Trovo che sia la cosa più rivoluzionaria che si possa fare in questo periodo, dove la paura sembra essere il mezzo per governare, influenzare e gestire le masse.
In teatro narrerò la storia di Sasso e Corda, un bambino e una bambina che, come ogni pomeriggio, s’incontrano ai giardini pubblici e, come sempre, ascoltano una storia cantata da uno strano personaggio che vive su una panchina dei giardini. Narrerò così la possibilità di raggiungere un mondo dove la paura non esiste, imboccando un passaggio segreto. La destinazione si trova dietro la luna, in un luogo magico, dove non ci sono le caratteristiche che appesantiscono la nostra vita sulla Terra. Non c’è gravità, non c’è paura. C’è solo leggerezza e si può giocare con il tempo. Sasso e Corda capiscono così di avere una missione.
Lo spettacolo è una fiaba raccontata, evocata, suonata e cantata. Ed ecco che la narrazione, le musiche e le canzoni si dissolvono, si intersecano e riecheggiano fra di loro. È un viaggio, ma soprattutto un percorso dentro di noi, per rinascere e prendere contatto con la nostra parte più vera.
In questo spettacolo sul palco sono solo, ma per realizzarlo mi sono avvalso di molti professionisti e ne è nata una regia corale. Le persone che mi hanno aiutato a realizzare lo spettacolo sono: Rebecca Serafini, Antonio della Marina, Andrea Collavino, Federico Scridel, Giuseppe Battiston, Matteo Oleotto, Ramiro Besa, Andrea Appi, Antonio Padovan e soprattutto i miei alunni.
Piero, grazie per essere stato qui con noi. Buona musica e in bocca al lupo per tutto!
Grazie a voi!


Classe 1998, negli ultimi 4 anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Di notte recensisce musica, di giorno ne parla con gli artisti. Nostalgica ed empatica, scrive spesso nei giorni di pioggia. La musica? Un ricordo senza origine che ha ribaltato ogni prospettiva.
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