Laura Pausini e Achille Lauro uniscono le voci in “16 marzo”: operazione artistica o mossa strategica verso Sanremo?
L’annuncio è arrivato via social, come ormai da copione: Laura Pausini e Achille Lauro insieme in “16 marzo”, brano originariamente pubblicato dal cantautore romano nel 2020 e ora riproposto in una nuova versione condivisa, in uscita venerdì 6 febbraio con videoclip ufficiale. Il pezzo entrerà a far parte del progetto Io Canto 2 e, con ogni probabilità, sarà eseguito anche dal vivo sul palco di Sanremo 2026.
Sulla carta, l’incontro incuriosisce: due artisti con percorsi, linguaggi e pubblici molto diversi. Da un lato Laura Pausini, voce simbolo del pop italiano nel mondo, carriera solida e riconoscibile; dall’altro Achille Lauro, figura mutevole e provocatoria, da anni impegnata in una ricerca più personale che musicale. Ma proprio qui nasce il primo dubbio: quanto questo duetto nasce da una reale urgenza artistica e quanto, invece, da una strategia perfettamente allineata al contesto sanremese?
La nuova versione di 16 marzo promette sobrietà: niente effetti speciali, niente forzature, un dialogo vocale che resta fedele al tono malinconico del testo scritto da Achille Lauro e Davide Petrella. Un’operazione “pulita”, che evita la spettacolarizzazione. Eppure, proprio questa cautela rischia di rendere il progetto più corretto che necessario, più elegante che sorprendente.
Il tempismo, poi, non è casuale. Laura Pausini sarà co-conduttrice fissa di Sanremo 2026 accanto a Carlo Conti, mentre Achille Lauro è atteso sul palco nella seconda serata. Il duetto sembra inserirsi perfettamente in questo incastro televisivo e promozionale, rafforzando l’idea di un’operazione pensata per funzionare dentro il sistema Festival, più che per scardinarlo.
“16 marzo” resta una canzone forte nel repertorio di Lauro, anche grazie al suo immaginario intimo e fragile. La versione con la Pausini potrà ampliarne la portata, certo. Ma resta la sensazione che questo incontro, più che un rischio artistico, sia una scelta calcolata. Ben eseguita, ben confezionata. Forse troppo.

Roberto Padovan (Bassano del Grappa, 1986) è autore e aspirante giornalista. Appassionato di musica e cultura pop, scrive articoli, interviste e approfondimenti che uniscono analisi e racconto. Con uno sguardo curioso e attento alle nuove tendenze, esplora il panorama musicale contemporaneo valorizzando le storie e le voci che lo animano.
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