Madonna 2026

Musica e intelligenza artificiale, l’Australia esclude dalle classifiche i brani generati dall’AI. Il caso della cover di “Like a Prayer” di Madonna e le nuove regole FIMI.

La musica generata dall’intelligenza artificiale finisce sotto la lente delle classifiche internazionali. In Australia arriva infatti una stretta destinata a far discutere: l’ARIA, Australian Recording Industry Association, ha deciso di escludere dalle proprie chart e dagli ARIA Music Awards i brani interamente o prevalentemente generati dall’intelligenza artificiale.

A far esplodere il caso è stata una cover di “Like a Prayer” di Madonna realizzata dal DJ e produttore australiano Josh Fawaz. Il brano, nel quale sono state utilizzate voci e batteria generate dall’IA, è rimasto per 16 settimane nella Top 20 australiana dei singoli, superando i 48,5 milioni di ascolti su Spotify e arrivando al primo posto della ARIA Top 20 Australian Dance Singles.

Il caso della cover di “Like a Prayer”

Inizialmente l’impiego massiccio dell’intelligenza artificiale non era stato esplicitato. Dopo i sospetti sollevati da alcuni professionisti del settore, Fawaz ha ammesso l’utilizzo dell’IA e ha aggiornato le informazioni relative al brano su Spotify.

A quel punto l’ARIA ha stabilito che la cover non rispettava più i requisiti necessari per essere presente nelle classifiche ufficiali australiane.

La nuova regolamentazione non rappresenta però un divieto assoluto dell’intelligenza artificiale nella musica. L’utilizzo di strumenti IA come supporto al processo creativo resta consentito. A essere esclusi sono i brani definiti “wholly AI-generated”, ovvero realizzati interamente dalla macchina.

FIMI introduce nuove regole in Italia

La stretta australiana si inserisce in un processo che sta coinvolgendo anche l’Italia. La FIMI ha infatti introdotto nuovi principi per stabilire l’idoneità delle registrazioni alle classifiche, con particolare attenzione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

La Federazione ha già impedito al brano “Dimanche Midi Pile” di Gisèle di entrare in classifica perché non conforme ai parametri previsti per la verifica sull’AI.

L’obiettivo è distinguere in modo sempre più netto la creatività umana dalle produzioni esclusivamente sintetiche, tutelando allo stesso tempo le classifiche da eventuali pratiche fraudolente legate alla generazione artificiale dei contenuti e degli ascolti.

Spotify e Apple Music verso l’etichettatura dell’AI

La questione non riguarda soltanto le classifiche. Anche le piattaforme di streaming stanno preparando nuovi strumenti per rendere riconoscibile la musica generata dall’intelligenza artificiale.

Spotify ha annunciato l’introduzione di un’etichettatura specifica per gli artisti generati dall’AI, mentre anche Apple Music si prepara a introdurre indicazioni dedicate ai brani realizzati con queste tecnologie.

Il caso “Like a Prayer” potrebbe quindi rappresentare un punto di svolta. La domanda non è più se l’intelligenza artificiale entrerà nella musica, ma come distinguere una canzone creata dall’uomo da una prodotta dalla macchina e, soprattutto, quali delle due debbano competere nelle stesse classifiche.

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