Mika torna con Hyperlove, il nuovo album in inglese in uscita il 23 gennaio, a sette anni di distanza dall’ultimo lavoro nella stessa lingua e dopo l’album in francese pubblicato nel 2023. Il cantautore si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera, parlando di musica, identità e libertà creativa, con un’attenzione speciale al rapporto profondo che lo lega anche all’Italia.
Hyperlove nasce da un’urgenza artistica, non da una strategia commerciale. Mika lo ribadisce con chiarezza:
«L’idea di scrivere ogni tot anni in un modo prevedibile, nella lingua più commerciale, non fa parte del mio ragionamento. Tutto quello che faccio segue soltanto l’istinto».
Negli ultimi dieci anni l’artista ha attraversato linguaggi diversi — televisione, colonne sonore, tour internazionali — fino a sentire il bisogno di “bruciare” una fase della propria vita per tornare all’essenziale: il pianoforte, l’euforia, la scrittura. «Mi sono rimesso alla ricerca della sensazione con cui ho cominciato a fare musica», spiega.
Hyperlove: pop essenziale e strumenti analogici
Pur essendo un disco pop, Hyperlove si distingue per una produzione volutamente lontana dagli standard iper-digitali contemporanei. L’album è stato coprodotto con Nick Littlemore degli Empire of the Sun, che ha imposto una scelta radicale:
«Tutto doveva venire da strumenti analogici, nemmeno un suono dai plug-in del computer».
Una decisione costosa e rischiosa, ma coerente con la visione di Mika, che punta a una musica più nitida, emotiva e fisica. Una scelta che diventa anche un atto di fiducia nei “tempi moderni”, come canta nel brano Modern Times.
Anche l’immagine di Hyperlove racconta questa tensione tra forma e libertà. Il volto di Mika, metà realistico e metà astratto, si ispira all’arte britannica contemporanea e in particolare a Maggi Hambling.
«Le curve del corpo diventano le curve dell’emozione», racconta Mika, spiegando come il corpo possa trasformarsi in paesaggio interiore.
Un’estetica che dialoga con la musica del disco, fatta di contrasti, ironia e profondità.
Italia, lingua e identità: un legame speciale
Mika ha voluto realizzare l’intervista interamente in italiano, lingua che padroneggia con naturalezza e che considera parte della sua identità artistica. «Il mio è un dialogo con le culture», spiega, raccontando una vita divisa tra Regno Unito, Francia, Spagna e Italia.
«Vivo a capitoli: dieci anni, poi dieci, poi dieci… mi sposto sempre ma sono io la mia casa madre».
Un rapporto, quello con l’Italia, rafforzato anche dall’esperienza televisiva — da X Factor a Stasera Casa Mika — che lo ha reso una figura familiare al grande pubblico, pur mantenendo una forte autonomia creativa.
Il filo conduttore di tutto il percorso di Mika resta una parola spesso fuori moda: eccellenza.
«È la chiave della libertà. Non accetto condizionamenti da nessuno: industria discografica, stampa, colleghi, nemmeno dalla famiglia».
Una visione che si riflette anche nel suo rapporto con la celebrità, vissuta come uno sdoppiamento necessario: invisibile nella vita quotidiana, totale sul palco.
Hyperlove sarà accompagnato dallo Spinning Out Tour, uno spettacolo che unirà musica, danza e suggestioni teatrali ispirate al balletto russo e alle scenografie industriali di Mejerchol’d.
«Sarà uno show che ti fa ballare, ma con un lato dark. Un luna park al tuo servizio».
Un’immagine perfetta per descrivere il nuovo capitolo artistico di Mika: pop, ma mai superficiale; internazionale, ma profondamente connesso anche all’Italia.

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