Mina Dilettevoli Inedite eccedenze

Mina torna con “Dilettevoli inedite eccedenze”, il nuovo album PDU dal 9 ottobre: 10 brani, perle d’archivio, cover e nuove registrazioni. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Mina torna con un nuovo album dal titolo “Dilettevoli inedite eccedenze”, in uscita il 9 ottobre per PDU. Un titolo che racconta già la natura di un progetto particolare, terzo capitolo della collana con cui la cantante porta alla luce alcune delle registrazioni custodite negli archivi della sua casa discografica. Dieci brani che attraversano epoche, generi e linguaggi differenti, dagli anni Quaranta fino a una registrazione del 2026, confermando ancora una volta la straordinaria curiosità musicale dell’artista.

“Dilettevoli inedite eccedenze” non è, infatti, una semplice raccolta di cover. È piuttosto il risultato di una ricerca che accompagna da sempre il percorso di Mina: ascoltare, scegliere, studiare e reinterpretare canzoni spesso lontane dai repertori più prevedibili, fino a trasformarle in qualcosa di profondamente personale.

Il nuovo disco è prodotto da Massimiliano Pani Mazzini e raccoglie brani mai pubblicati precedentemente su disco, con una sola eccezione. Si tratta di “Settembre” di Ivano Fossati, già inserita nella versione deluxe di “Mina Fossati” del 2019, ma successivamente diventata di fatto introvabile dopo l’uscita dal catalogo del box che la conteneva.

Mina e il “cassetto” delle canzoni

Il concetto centrale di “Dilettevoli inedite eccedenze” è quello del famoso “cassetto” nel quale, nel corso dei decenni, sono finite numerose registrazioni rimaste fuori dai dischi ufficiali.

Durante la conferenza stampa, Massimiliano Pani ha spiegato che il materiale ancora disponibile negli archivi è enorme. Mina, infatti, nel corso della sua carriera ha registrato una quantità impressionante di musica, spesso scegliendo tra molte più canzoni di quelle che poi hanno trovato spazio nei suoi album.

«Lei sceglie più canzoni e poi va in un album quello che lei ritiene che stia meglio insieme. Poi le altre cose vanno in questo famoso cassetto», ha raccontato Pani.

È proprio da qui che nasce la collana delle “eccedenze”: riportare alla luce registrazioni che non erano state necessariamente escluse perché non abbastanza belle, ma semplicemente perché non rientravano nel progetto discografico per il quale erano state realizzate.

Secondo il conteggio citato nel comunicato di presentazione, sono 1.427 le canzoni registrate e pubblicate da Mina dall’inizio della carriera a oggi. Un numero che permette di comprendere le dimensioni di un patrimonio musicale costruito in oltre sessant’anni di attività.

«Immaginati quanti altri pezzi ha lasciato fuori, lasciato fuori per esigenze di scelta artistiche, non perché non fossero belli», ha spiegato Pani.

Il nuovo album diventa così una sorta di finestra aperta su una parte meno conosciuta della discografia di Mina, ma anche la dimostrazione di quanto la sua attività musicale sia sempre stata guidata dalla curiosità.

Dieci brani, dagli anni Quaranta al 2026

La tracklist di “Dilettevoli inedite eccedenze” è volutamente eterogenea. Il filo conduttore non è infatti un genere musicale, un autore o un’epoca, ma l’interpretazione di Mina.

Si parte da “A costo di morire”, scritta da Franca Evangelisti e Fabio Massimo Cantini e portata al successo da Fausto Leali nel 1980. La versione di Mina ha già avuto un’importante vetrina lo scorso 1° marzo a Milano, accompagnando la prima sfilata Armani dopo la scomparsa dello stilista. Un’occasione che, secondo Pani, ha unito due figure accomunate dalla capacità di seguire percorsi personali e controcorrente.

Arriva poi “Vento di passione”, brano scritto da Pino Daniele e originariamente interpretato nel 2007 insieme a Giorgia. La canzone rafforza il legame storico tra Mina e il repertorio di Pino Daniele, autore già ampiamente frequentato dalla cantante nel corso della sua discografia.

Tra i brani più interessanti c’è anche “Settembre” di Ivano Fossati, unico pezzo dell’album che non è né inedito né una cover. La sua presenza è stata spiegata proprio dalla volontà di rendere nuovamente disponibile una canzone considerata troppo importante per rimanere legata a un’edizione ormai fuori catalogo.

«È talmente bello che lei ha ritenuto di rimetterlo su una pubblicazione che rimane», ha spiegato Massimiliano Pani.

Il viaggio prosegue con “Canzone triste”, scritta da Roberto Lerici su musica di Gianni Ferrio e registrata in studio da Mina con lo stesso Ferrio. La canzone deriva da una composizione orchestrale originariamente pensata per il flautista Severino Gazzelloni.

C’è poi “Carrettieri”, brano in dialetto siciliano composto da Alfonso Gibilaro nel 1945 e interpretato in origine da Beniamino Gigli. È proprio questa, secondo quanto spiegato durante la conferenza, la registrazione probabilmente più antica presente nel disco.

«Io credo che Carrettieri sia dei primi anni ’70 ed è il più vecchio», ha detto Pani, sottolineando anche come la sonorità particolarmente acustica e analogica permetta di percepirne immediatamente la distanza temporale rispetto agli altri brani.

“La mia serenata”, di Jimmy Fontana, Mogol, Gianni Boncompagni e Italo Nicola Greco, appartiene invece al repertorio di Fontana e rappresenta una di quelle canzoni che Mina ha scelto perché particolarmente amate.

Il disco attraversa poi la musica francese con “Dans mon île”, composta da Henri Salvador nel 1957, e quella napoletana con “Vierно”, brano composto nel 1945 da Vincenzo Acampora con testo di Armando De Gregorio.

Chiudono il progetto due omaggi particolarmente significativi: “Yes I Know My Way” di Pino Daniele, tratto dall’album “Vai mo’” del 1981, e “Eleanor Rigby” dei Beatles, pubblicata nel 1966 nell’album “Revolver”.

Proprio “Eleanor Rigby” è una delle curiosità del progetto: la registrazione risale al periodo del progetto “Mina canta i Beatles”, ma all’epoca era rimasta fuori dal disco. «Era troppo pazzo in quel momento lì per quell’album, però in un “Dilettevole” ci sta», ha spiegato Pani. Non a caso è stata scelta per chiudere il disco.

Nessuna operazione nostalgia: ogni brano conserva la propria epoca

Uno degli aspetti più interessanti di “Dilettevoli inedite eccedenze” riguarda il trattamento delle registrazioni storiche. L’obiettivo non è stato quello di rendere omogenee canzoni nate in periodi differenti, ma di conservare le caratteristiche sonore di ciascuna epoca.

«È rimasto tutto fedele a quello che era la fotografia», ha spiegato Pani, riferendosi al lavoro sulle registrazioni più vecchie.

Quando è stato possibile riaprire i multitraccia, sono stati eliminati alcuni rumori tipici dei nastri analogici, ma senza trasformare le incisioni originali.

«Non si è voluto rifarli», ha precisato. «Si è tenuto quello che era».

Ne nasce quindi un album volutamente stratificato, nel quale una canzone può avere un’impronta fortemente anni ’70, un’altra evocare gli anni ’90 e un’altra ancora appartenere a un’estetica più recente.

«Credo che sia anche un po’ la magia e il fascino di questo progetto qui, così eterogeneo», ha aggiunto Pani.

Mina, Mauro Balletti e le “eccedenze” fotografiche

Il concetto di eccedenza non riguarda soltanto la musica. Per “Dilettevoli inedite eccedenze”, Mina e Mauro Balletti hanno infatti cercato negli archivi dodici immagini inedite destinate al libretto.

Il progetto diventa così anche un album da collezione, nel quale la dimensione fotografica dialoga con quella musicale.

Pani ha sottolineato quanto il rapporto tra Mina e Balletti abbia contribuito negli anni a costruire un’immagine artistica capace di anticipare i tempi, sperimentando con il volto e con la rappresentazione della cantante molto prima che diventasse una pratica comune.

Secondo Pani, questa libertà continua ancora oggi a colpire anche le nuove generazioni, che si avvicinano a Mina non soltanto attraverso la musica, ma anche attraverso la sua straordinaria ricerca visiva.

La curiosità musicale di Mina non si è fermata

Durante la conferenza stampa è emerso anche un altro elemento fondamentale per comprendere la longevità artistica di Mina: la sua curiosità.

«Lei è più musicista che cantante», ha spiegato Pani. Una definizione che può sembrare sorprendente, ma che viene utilizzata proprio per sottolineare il rapporto profondo dell’artista con l’ascolto, la ricerca e lo studio.

Mina continua ad ascoltare musica ogni giorno, passando dal jazz alla musica classica, dal pop al rock, e seguendo anche artisti contemporanei spesso lontani dai circuiti più immediati.

Il problema, secondo Pani, è che oggi una parte della musica deve essere cercata attivamente: «La proposta che ti viene fatta è un po’ predigerita».

Il riferimento è anche al funzionamento degli algoritmi delle piattaforme digitali e alla loro capacità di orientare gli ascolti. Ma proprio la disponibilità pressoché infinita della musica può diventare un’opportunità, a condizione di avere la curiosità necessaria per andare oltre ciò che viene suggerito automaticamente.

Il futuro di Mina tra musica e nuove idee

Alla domanda sulla possibilità di progetti dedicati alla rimasterizzazione e alla rilettura della discografia storica, Pani ha spiegato che, almeno per il momento, Mina preferisce continuare a concentrarsi sulla musica nuova, sui progetti dedicati a specifici autori o generi e su nuove esplorazioni.

Non sembra quindi esserci alcuna intenzione di trasformare il patrimonio passato in un semplice esercizio celebrativo.

E nemmeno l’idea di una fiction o di una serie sulla vita di Mina appare, per ora, concretamente definita. Le proposte, anche dall’estero, non sono mancate, ma secondo Pani servirebbe innanzitutto una grande idea capace di raccontare non tanto la vita privata della cantante quanto le sue scelte artistiche.

Perché è proprio questo, ancora oggi, l’aspetto più sorprendente della storia di Mina: la capacità di cambiare, aggiornarsi, seguire la propria curiosità e rimanere contemporanea senza inseguire le mode.

“Diletttevoli inedite eccedenze” — in uscita il 9 ottobre per PDU — si inserisce perfettamente in questa filosofia. Non un semplice album di recupero, dunque, ma un nuovo tassello di una discografia sterminata nella quale anche ciò che era rimasto nel cassetto può tornare a vivere.

E, soprattutto, può ancora sorprendere.

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