Dopo oltre quarant’anni dietro le quinte del Festival di Sanremo, Pippo Balistreri annuncia il suo addio. Lo storico direttore di palco dell’Ariston ha deciso di fermarsi, chiudendo una carriera che lo ha visto protagonista di alcune delle pagine più iconiche – e talvolta caotiche – della storia della kermesse.
In una lunga intervista rilasciata a Fanpage, Balistreri ripercorre aneddoti, incidenti e curiosità del festival, confermando che il momento del passaggio di testimone è arrivato:
“Da tempo dico che è l’ultimo Sanremo, ma questa volta per me è arrivato il momento di lasciare”, spiega.
“È giusto dare spazio ai giovani”
A 74 anni e dopo 41 edizioni del Festival, Balistreri ritiene naturale lasciare spazio alle nuove generazioni. Il suo ruolo, fondamentale per il funzionamento della macchina organizzativa dell’Ariston, verrà probabilmente diviso tra più figure professionali.
“Bisogna aprire la strada ad altra gente che nel frattempo mi ha seguito e ha imparato il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani”, racconta.
E aggiunge che l’esperienza accumulata non andrà persa: “Quello che facevo io lo faranno tre o quattro persone dividendosi i compiti”.
Dietro alla decisione, però, c’è anche un motivo personale legato al suo rapporto con la Rai:
“Non sono un dipendente Rai ma un esterno, e spesso chi è fuori dall’azienda viene visto come diverso. Mi chiamavano solo quando servivo”, spiega.
I retroscena più famosi del Festival
Nel corso dell’intervista, Balistreri racconta alcuni degli episodi più discussi della storia del Festival.
Uno dei più noti riguarda l’esibizione di Vasco Rossi nel 1982 con Vado al massimo, quando il cantante lasciò il palco prima della fine del brano. Secondo Balistreri non si trattò di una protesta contro il playback:
“Il microfono gli scappò dalla tasca perché era collegato con un cavo. Cadendo fece un rumore fortissimo e tutti pensarono a una protesta”.
Altro momento storico fu quello del 1984 con Freddie Mercury e i Queen, contrariati dall’obbligo di esibirsi in playback:
“Avevano chiesto di suonare dal vivo, ma non c’erano orchestra né tecnici pronti per una performance del genere. Probabilmente ci fu un malinteso”.
Tra gli episodi più delicati anche l’irruzione di “Cavallo Pazzo” nel 1992 e il caso del disoccupato che nel 1995 minacciò di lanciarsi dalla balaustra. Balistreri ricorda:
“Non c’era nulla di organizzato. Pippo Baudo lo portò in camerino e chiese a tutti se avevamo soldi in tasca. Io gli diedi 500 mila lire per tranquillizzarlo”.
Da Morgan e Bugo a Blanco
Balistreri commenta anche alcuni momenti recenti diventati virali.
Sul caso Morgan e Bugo al Festival 2020, culminato con la modifica del testo della canzone e l’abbandono del palco, racconta:
“Morgan aveva cambiato l’arrangiamento senza che l’orchestra lo approvasse. Da lì sono nati i problemi che poi abbiamo visto in diretta”.
Diversa la sua interpretazione sull’episodio di Blanco, che nel 2023 distrusse la scenografia floreale dopo un presunto problema tecnico:
“Durante le prove si fermava proprio nello stesso punto. Mi è sembrato tutto programmato per farsi pubblicità”.
Il consiglio a Stefano De Martino
Con il futuro del Festival che potrebbe vedere alla guida Stefano De Martino, Balistreri ha anche un suggerimento per il nuovo direttore artistico.
Secondo lui il segreto è affidarsi alla squadra tecnica:
“Dovrebbe chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: ‘Io sono il direttore artistico, ma datemi una mano perché per me è la prima volta’”.
Perché, come sottolinea, Sanremo è una macchina complessa, che richiede il lavoro coordinato di decine di professionisti.
Il ringraziamento finale
Alla fine dell’intervista, ripensando ai tanti anni trascorsi dietro le quinte dell’Ariston, Balistreri non nasconde l’emozione.
“Ringrazio la Rai… scusa, ma l’emozione è forte”, dice con la voce rotta.
Un saluto che chiude simbolicamente una lunga carriera al servizio del Festival più importante della musica italiana.

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