Recensione di “Senza una stupida storia“, singolo che si aggiunge alla tracklist di “Comuni mortali“, ultimo album di Achille Lauro.
L’ultimo anno è stato importantissimo per Achille Lauro che, dopo anni di troppi cambiamenti e di trasformazioni spesso destabilizzanti, è riuscito a trovare la propria – e forse definitiva – strada. La conferma arriva oggi con “Senza una stupida storia”, nuovo singolo che si aggiunge alla tracklist di “Comuni mortali”, album pubblicato durante la scorsa primavera e certificato con il disco di platino.
“Senza una stupida storia” s’inserisce alla perfezione nel mood di un progetto solido, maturo, introspettivo e cantautorale con la sua analisi inusuale sull’amore che trova il proprio compimento in una ballad dalle atmosfere inizialmente rarefatte e volutamente scarne, con la voce dell’artista sostenuta dal solo pianoforte, per poi spostarsi verso un’evoluzione che tende al pop-rock grazie all’ausilio di chitarre e batterie.
Quello che canta Lauro è un elogio della fine che si discosta da come viene spesso raccontato l’amore nella musica italiana. Siamo, infatti, abituati a sentir cantare di storie che provano sempre a darsi una nuova occasione anche quando hanno esaurito la loro spinta emotiva, di sofferenze causate dalla chiusura di un rapporto e di malinconie legate ai ricordi vissuti con i propri ex compagni di vita, mentre lui invita l’ascoltatore a interrompere il tutto subito senza ripensamenti e senza guardarsi indietro.
Emblematico, in questo senso, è il verso che chiude il ritornello: “Che bella una fine senza te, senza limiti, liberi, senza una stupida storia d’amore”. Il sentimento, in questa canzone, viene guardato quasi con sufficienza: “Cosa fanno in nome dell’amore”, si chiede l’artista riflettendo sulle persone che annullano sé stesse in virtù di un amore che fagocita, illude e fa sentire completi solo attraverso l’altro.
“Che ne è stato poi del nostro amore, mi sentivo poi così stupido” è il pensiero più spontaneo e naturale di un protagonista che riconosce di essere stato completamente annientato da un qualcosa che aveva solo idealizzato e che ora gli dà, però, l’occasione di voltare pagina, scrivendo una nuova storia che possa ripartire dal proprio io.
Questa canzone non rifiuta, infatti, l’amore. Ci invita, semplicemente, ad abbracciare una visione dei rapporti che non venga condizionata dalla dipendenza verso l’altro e che abbia, quindi, come elemento centrale la propria identità.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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