Laura Pausini

Recensione della cover del brano di Gianluca GrignaniLa mia storia tra le dita“, realizzata da Laura Pausini.

Recensione – L’omaggio senz’anima di Laura Pausini a Gianluca Grignani

I fatti sono ormai noti a tutti ma li riassumiamo comunque brevemente approfittando anche della ricostruzione fatta pochi giorni fa da Gabriele Parpiglia nella sua newsletter: Laura Pausini decide di pubblicare una propria versione de “La mia storia tra le dita” per anticipare il nuovo capitolo di “Io canto” a vent’anni dal precedente, senza però coinvolgere nel progetto Gianluca Grignani che risponde indispettito con un commento al post di annuncio dell’uscita del singolo in cui l’autore non veniva nemmeno menzionato. E le distanze non sono diminuite in questi giorni, tra le interviste in cui lei dichiara di non essersi sentita rispettata e la storia Instagram di lui che, citando una parte del testo di “Rock star” (“Ma sai qual è la verità? Stessa realtà, due facce ha”), allude a un racconto distorto della realtà da parte della collega.

Ora che questa discussa cover è stata però rilasciata possiamo finalmente parlare anche di musica e quello che ci troviamo davanti è un esperimento decisamente poco riuscito. La sensazione è che sia stata da subito una scelta sbagliata quella di lanciare un album di cover con una canzone così iconica per un’artista con lo status di Laura Pausini. La mia storia tra le dita” muove ancora oggi un volume di oltre 300 mila stream giornalieri su Spotify tra le versione spagnola e quella italiana e non ha, quindi, alcun bisogno di trovare una nuova linfa o di essere rilanciata perché ancora attuale e amatissima.

Ha molto più senso riproporla per un nome come quello di Matteo Bocelli (anche lui in radio in questi giorni con una riproposizione del pezzo in coppia con Grignani) che deve ancora farsi conoscere e che può approfittare della popolarità del brano, non per una cantante con più di trent’anni di carriera dalla quale sarebbe lecito aspettarsi scelte meno prevedibili e telefonate. “Io canto”, all’epoca, fu anticipato con una proposta minore del repertorio di Riccardo Cocciante che oggi, nella memoria del pubblico, è come se fosse a tutti gli effetti una canzone di Laura Pausini. In questo caso, il paragone diventa, invece, inevitabile e si rivela impietoso.

Gianluca Grignani ha scritto questa canzone quando aveva appena ventidue anni per esorcizzare la delusione causata dalla fine di una storia d’amore che, proprio come tutte le relazioni giovanili, era sì intensa ma anche ingenua. Qui, invece, ci troviamo di fronte a una donna adulta per cui risulta, ovviamente, difficile indossare la genuinità tipica di un ragazzo di quell’età. Un progetto di cover richiede una grande oculatezza: l’interprete dovrebbe optare su una tracklist in linea con il momento della vita che sta vivendo e su canzoni che possono, quindi, appartenergli. In questo caso, evidentemente, non è stato fatto, perché “La mia storia tra le dita” non sembra poter appartenere a Laura Pausini e ne esce completamente stravolta.

Grignani, nella sua interpretazione, era più disincantato e frustrato che arrabbiato, mentre nella reinterpretazione della Pausini, urlata su più punti, è proprio la rabbia a vincere. La canzone esce, così, svuotata di tutta la magia e di tutta l’emozione della versione originale, emergendo come un esercizio vocale freddo e senz’anima. “La mia storia tra le dita” non ha bisogno di urlarlo il proprio dolore, perché è già tutto nell’autenticità di un testo implacabile.

E, a proposito di testo, il giudizio non può che essere negativo sulle due modifiche che sono state fatte: “E se davvero non vuoi dirmi che ho sbagliato, ricorda a volte un uomo va anche perdonato” diventa “E se davvero non vuoi dirmi che HAI sbagliato, ricorda a volte un uomo va anche perdonato” ma la frase risulta, così, senza senso compiuto, mentre “Ed è per questo che mi vedi fare il duro in mezzo al mondo per sentirmi più sicuro” si trasforma in “Ed è per questo che TI vedo fare il duro in mezzo al mondo per SENTIRTI più sicuro” perdendo, però, tutto il significato originale. Quella che era una confessione profondamente intima e sofferta sul proprio stato d’animo diventa, così, un modo per colpire l’altro e ridicolarizzarlo per i suoi atteggiamenti.

Nessuno vuole togliere nulla a Laura Pausini che, forse indispettita dalle tante critiche che sta ricevendo per questa sua interpretazione de “La mia storia tra le dita”, ha lanciato una stilettata ai suoi detrattori sul palco del Tim Music Awards. Qui si tratta, semplicemente, di riconoscere che questa versione rappresenta un evidente passo falso e l’ennesima dimostrazione che ci sono canzoni difficilissime da staccare dall’interprete originale perché appartengono veramente troppo all’autore: “La mia storia tra le dita” è una di queste.

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