Il mondo della musica piange Sly Dunbar, leggendario batterista giamaicano e figura chiave nella storia del reggae. L’artista è morto all’età di 73 anni. A confermare la notizia è stata la moglie Thelma al quotidiano giamaicano The Gleaner: «Sono andata a svegliarlo verso le 7 di stamattina, ma non rispondeva». La causa del decesso non è stata resa nota, ma Dunbar era malato da tempo.
Nato Lowell Fillmore Dunbar il 10 maggio 1952 a Kingston, Sly Dunbar ha iniziato a registrare musica giovanissimo, a soli 15 anni, costruendo una carriera monumentale che lo ha reso uno dei musicisti più influenti di sempre. In coppia con il bassista Robbie Shakespeare (scomparso nel 2021), ha formato la celebre sezione ritmica Sly & Robbie, presente – secondo le stime – in oltre 200 mila registrazioni tra brani originali, remix e campionamenti.
Il duo ha segnato un’epoca, diventando la colonna portante del reggae moderno. Inizialmente membri dei Revolutionaries, la house band dello studio Channel One, Sly & Robbie hanno contribuito a rendere il ritmo giamaicano più sincopato, potente ed energico, collaborando con artisti fondamentali come Peter Tosh, Jimmy Cliff, Gregory Isaacs, Dennis Brown, Barrington Levy e soprattutto i Black Uhuru, con cui vinsero un Grammy nel 1985 per Anthem.
Il loro talento li ha portati ben oltre i confini della Giamaica. Negli anni Ottanta sono diventati richiesti anche dalla scena pop e rock internazionale, suonando in album iconici come Nightclubbing di Grace Jones, Infidels ed Empire Burlesque di Bob Dylan, She’s the Boss di Mick Jagger, oltre a collaborazioni con Joe Cocker, Carly Simon, Yoko Ono, Jackson Browne, Serge Gainsbourg e molti altri. In Italia il loro suono compare anche in dischi di Francesco De Gregori e Jovanotti.
Nel corso della carriera, Sly Dunbar è stato 13 volte candidato ai Grammy, vincendone due, e ha avuto un ruolo decisivo anche nello sviluppo della dancehall e del reggae pop degli anni Novanta, oltre a partecipare a successi globali come The Score dei Fugees, Underneath It All dei No Doubt e Cheerleader di Omi.
Considerato da colleghi e critici uno dei più grandi batteristi di tutti i tempi, Dunbar lascia un’eredità musicale immensa. Come ha detto il dj britannico David Rodigan, era un “vero icono della musica, capace di suonare su migliaia e migliaia di registrazioni”. Con la sua scomparsa se ne va uno dei pilastri assoluti della musica giamaicana e mondiale.

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