La nostra intervista a William Busetti, in arte Will, in occasione dell’uscita del singolo “Autogol”, fuori per Capitol Records Italy / Universal Music Italia a partire dallo scorso 24 novembre.
Il brano è una dichiarazione di intenti, un compendio per superare i momenti di incertezza e trovare il coraggio di rischiare, di buttarsi in una relazione senza la paura di una delusione.
Scritto e prodotto in collaborazione di Duffy, “Autogol” rispecchia il presente di Will, che abbiamo incontrato per approfondire con lui la nascita di questo pezzo.
Intervista a Will
Partiamo da “Autogol”, un brano che segna l’inizio di una tua nuova fase artistica, che sapore hanno per te questa canzone e questo ritorno?
«I sapori sono infiniti, però quello che mi preme comunicare è che ho ritrovato di nuovo quello spirito che un po’ avevo perso per via di varie cose. Oggi sono felice di poter finalmente comunicare con la musica con estrema libertà. Non ne parlo in modo negativo, anzi, la pausa mi è servita e sono fiero di essermela presa, specie in un momento storico dove le cose corrono a gran velocità. Ho corso il rischio di fermarmi, ma questo mi è servito, ne avevo bisogno proprio a livello umano. Non sono andato in vacanza, bensì ho studiato e lavorato tanto, al punto che posso ritenermi sia persona una persona che un artista diverso. Oggi sono decisamente più maturo».
Nell’ultimo periodo hai vissuto un vero e proprio periodo di transizione, hai scritto tanto al punto che si si nota tanto la tua evoluzione stilistica. Quali skills pensi di aver acquisito durante questi mesi di lavoro?
«All’inizio mi sono fermato un po’ rattristendomi, senza sfruttare l’opportunità di questa pausa. In realtà, in questo lasso di tempo ho conosciuto tante persone, sono andato a diversi concerti e ho fatto un sacco di esperienze. Come skills, spero di poter aver guadagnato qualcosa nel racconto delle immagini. Sono molto gasato e fiero del lavoro svolto, questo a discapito magari dell’aspetto social, ma sto vivendo appieno la mia vita. Sento di aver imparato talmente tante cose che faccio veramente fatica a raccoglierle in parole, spero di riuscire a farlo attraverso la musica».
Il brano parla del coraggio di rischiare in amore, del buttarsi senza paura in una relazione. Insomma, racconti di un’insicurezza che si può ritrovare sia in ambito sentimentale che per tanti altri aspetti della vita, no?
«L’insicurezza è stato un po’ il tema iniziale di questa mia pausa, se vogliamo chiamarla così. “Autogol” parla dei momenti in cui sei incerto delle tue azioni e ti ritrovi a domandarti se hai fatto bene o male. Alla fine, però, sono pensieri che lasciano il tempo che trovano, perché se in quel momento hai sentito la spinta di fare qualcosa, probabilmente era giusto così. Non a caso, abbiamo scelto proprio questo brano come primo singolo di questo nuovo percorso, perché mi sembrava il più adatto, il pezzo giusto per descrivere il momento di vita che avevo appena vissuto».

Questo paragone sportivo è ancora più azzeccato, visto che la musica e il calcio sono sempre stati due linguaggi a te molto affini. Ricordiamo che tu hai giocato a livelli professionali e che poi ti sei dovuto fermare per un infortunio. Ti capita mai di pensare a come sarebbe andata la tua carriera calcistica se non ci fosse stato quello stop forzato?
«Guarda, a volte ci penso, ma al di là dell’infortunio non so che avrei mai giocato in Serie A, forse non sarei mai arrivato a livelli così alti. Sicuramente mi stavo divertendo, tuttora conservo ricordi bellissimi che sono legati allo sport, ai compagni di squadra e agli amici che avevo in quel periodo. Praticare uno sport è di sicuro un qualcosa che consiglio e che aiuta in molti aspetti della vita. Ci sono parecchie analogie tra sport e musica, però se devo risponderti a proposito di tutte le cose che sono successe da quando giocavo a pallone a ora, non mi sento di parlare di sliding door, ma addirittura di multiverso (sorride, ndr)».
Un anno fa di questi tempi ci sentivamo per parlare dell’esperienza di Sanremo Giovani alle porte, poi c’è stato il passaggio al Festival e un momento che immagino non scorderai mai più. Come la valuti quell’esperienza a mente fredda?
«L’esperienza è stata veramente totalizzante, a tratti anche faticosa per me. Non me ne rendevo conto mentre la stavo facendo, ma appena mi sono fermato mi sono reso conto. Oggi, valuto quel passaggio in mille modi, naturalmente in modo positivo, soprattutto dal punto di vista umano. Ho imparato tantissimo e, proprio come ti dicevo all’inizio, sento di essere cambiato totalmente a livello professionale. Nel bene e nel male, quello che ho vissuto mi ha fatto ragionare su chi sono e su cosa faccio. Quest’anno non mi sono proposto, ma in futuro chissà. È di certo un’esperienza che mi piacerebbe ripetere, ma mi accontenterei anche di poter rivivere quel momento che a distanza di tempo sembra essere trascorso molto velocemente».
Per concludere, cosa dobbiamo aspettarci da questo momento in poi dai tuoi prossimi progetti?
«Oggi so finalmente cosa voglio fare e dovete aspettarvi cose che non avete ancora sentito da me, questo è poco ma sicuro. Il genere shifterà un po’ e andrà a parare su delle cose che ho ascoltato, che mi piacciono e che vorrei riuscire portare nel mio mondo, in modo leggero, anche grazie a un pizzico di serenità in più che sento di essere riuscito a recuperare».
Videointervista a Will
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.