Gionnyscandal Black Mood 2

La nostra intervista a GionnyScandal in occasione dell’uscita di Black Mood 2, fuori a partire da venerdì 22 settembre per Altafonte Italia.

L’album, che si compone di 14 tracce, si presenta come un viaggio introspettivo all’interno della vita e della musica dell’artista. Amore, morte, perdita e rivincita sono solo alcuni dei temi affrontati con disinvoltura e consapevolezza. Approfondiamo con lo stesso GionnyScandal la nascita e l’evoluzione di questo progetto

Intervista a GionnyScandal, il nuovo album “Black Mood 2”

Se escludiamo i mixtape e consideriamo solo gli album, questo è il tuo nono disco in studio, nonostante la tua giovane età puoi vantare già una discografia importante alle spalle. In questo preciso momento, ti senti più un debuttante o un veterano?

«Beh, un debuttante direi proprio di no, ma neanche un veterano perché sento di avere sicuramente ancora tanto da dire. Quindi direi una via di mezzo. Questo disco aggiunge al mio discorso e compensa un po’ tutto il percorso, come il puzzle venisse completato, soprattutto rispetto al primo capitolo. Magari ce ne sarà un terzo e questa diventerà una vera e propria saga, chissà in futuro».

Nei tuoi progetti ti sei sempre aperto e raccontato dal punto di vista personale, ma questa volta l’impressione che si ha ascoltando queste quattordici tracce è che tu non ti sia affatto risparmiato. Quanto è stato catartico in questo momento della tua vita raccontarti attraverso la musica? 

«Tanto e non mai scontato. Ho cercato di non mettermi freni e ho cercato di non pensare troppo, cosa che faccio spessissimo. Ho seguito ciò che mi andava di fare, per questo motivo l’intero processo creativo è stato molto catartico».

Colpisce l’assenza di featuring, anche se ascoltando il disco non se ne avverte assolutamente la mancanza. Questo perché disco nasce da un’esigenza personale e non è figlio di determinate logiche di mercato…

«Sì, sì, assolutamente. In realtà ce ne erano tre di featuring, poi ragionando mi sono convinto che non aveva senso inserire collaborazioni proprio perché è un disco totalmente introspettivo. Sarebbe stato come mettere come quei film horror dove all’interno c’è anche un po’ di comicità che rovina sempre tutto, no? Così alla fine ho deciso di togliere i featuring, anche a discapito come dici tu delle logiche di mercato».

“Black mood 2” esce per Altafonte Italia, una nuova realtà nel nostro Paese, ma già affermata a livello internazionale. Come ti sei trovato con loro? E poi, questa libertà tipica delle realtà indipendenti, ti ha permesso di tirare fuori veramente te stesso?

«Mi sono trovato e mi sto trovando benissimo tutt’ora. Senza nulla togliere alle major, visto e considerato che in Universal mi sono trovato benissimo. Le realtà indipendenti, avendo magari meno artisti, possono dedicare molto più tempo ad ogni singolo progetto. Mi sto trovando bene con il team di Altafonte, sia a livello personale umano sia a livello lavorativo».

A proposito della tua parabola discografica, sei passato dall’emo-trap di “Black mood 1” al pop-punk di “Anti”, un disco che mi sembra di aver capito che riconosci come un errore del tuo percorso. Sbaglio o “Black mood 2” è un lavoro senza etichette? Nel senso che all’interno non c’è un concept sonoro…

«Sì, hai detto bene, nel senso che non considero i dischi come compilation con un sacco di generi diversi, però sì, diciamo che questa volta ho inserito più sfaccettature sonore, ecco. Ho voluto sperimentare piuttosto che dirigermi verso una sola direzione, arrivando a tirare fuori più parti di me».

A concludere l’ascolto c’è “Buio/luce”, la traccia più intima, dove all’interno troviamo sia il senso che la chiave di tutto il disco… com’è nata?

«”Buio/Luce” è stata la prima canzone che ho scritto per questo progetto, la prima in assoluto. Realizzando questo brano è lì che si è aperto il vaso di Pandora e ho deciso di realizzare un secondo capitolo di “Black Moon”. In quello stesso momento è come se avessi trovato una mia morale, diciamo pure che ho visto la fine del film prima ancora di iniziare a scrivere. Ed è il mio pezzo preferito, al punto che non venga considerato come un semplice outro, ma che la gente lo apprezzi per ciò che rappresenta per me. L’ho messo alla fine perché chiude questo viaggio, ma di fatto lo inaugura».

Per concludere, qual è l’aspetto che più ti affascina durante la fase compositiva di una canzone?

«Forse è il pensiero che quello che stai realizzando arriverà poi alle persone. Sembra banale, però non lo è affatto. La sensazione di avere tra le mani, solo per te, qualcosa che poi potrà arrivare a tutti. È assurdo, no? Cioè se tu condividi un pensiero, in questa stanza arriva a otto persone. Se fai musica, lo stesso pensiero può arrivare a milioni di persone. Credo sia proprio questa la forza e la magia dell’arte».

Videointervista a GionnyScandal

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