La tragica vicenda di Abderrahim Fakir, deceduto durante un fermo di polizia a Bologna, sta monopolizzando il dibattito pubblico e mediatico. Se in passato la scena musicale mainstream tende spesso a defilarsi di fronte a fatti di cronaca dal forte peso politico e sociale per evitare ritorsioni d’immagine o perdite di consenso, questa volta la risposta della scena hip hop italiana è stata immediata, corale e priva di filtri.
Artisti del calibro di Nitro, Gemitaiz e Artie 5ive hanno preso una posizione netta, esponendosi in prima persona sui propri canali social. Le loro dichiarazioni segnano un punto di svolta che potrebbe ridisegnare i confini del rap game in Italia: il tempo del silenzio strategico sembra essere definitivamente tramontato.
Le reazioni degli artisti: attacco all’indifferenza e agli abusi
Nelle ore successive alla notizia, le storie e i post di diversi esponenti del rap italiano hanno invaso i social, trasformandosi in una cassa di risonanza per l’indignazione collettiva.
Nitro e la memoria dei casi di cronaca
Nitro (@robertdenitro) ha condiviso un duro richiamo contro chi cerca di ridimensionare la portata dell’evento o di politicizzare in modo strumentale la nazionalità della vittima. Rispondendo alla provocazione “Se la vittima fosse stata italiana ci sarebbe stata tutta questa indignazione?”, il rapper vicentino ha richiamato la memoria storica italiana:
“L’Italia ha fatto casino per Riccardo Magherini nel 2014. Per Federico Aldrovandi nel 2005. Per Andrea Soldi nel 2015. Per Giuseppe Uva nel 2008. Solo chi ha passato una vita intera a fottersene degli altri può porre una domanda simile davanti a una morte come quella di Abderrahim Fakir. Sappiate che chi pone questo tipo di domande vi consegna la più autentica confessione della sua indifferenza quotidiana.”
Gemitaiz: “Manca l’empatia verso chi ha una storia diversa”
Anche Gemitaiz (@thetruegemitaiz) è intervenuto condividendo immagini del fermo e commentando l’applicazione delle recenti tutele legali per le forze dell’ordine. Il rapper romano ha puntato il dito contro l’incapacità strutturale di provare empatia verso gli ultimi e i marginalizzati:
“Chissà se capiremo mai che dare il potere e proteggere queste figure ci porterà solo ingiustizie. […] Mettersi nei panni di un immigrato? Non sia mai, l’italiano si immedesima solo nel ricco gioielliere o nel calciatore misogino. Questa persona, padre, fratello, figlio, che ha perso la vita meritava di essere trattato secondo la legge.”
Artie 5ive: l’attacco all’ipocrisia dei colleghi
Particolarmente duro e diretto è stato l’affondo di Artie 5ive (@artie5ive), che ha rivolto il suo sfogo non solo verso le istituzioni, ma verso l’interno della stessa scena musicale, accusando molti colleghi di falsità e opportunismo:
“Parlo ai colleghi italiani parassiti di questa cultura, agli ospiti indesiderati e ai fasci col microfono… So bene chi è razzista, so bene chi è cresciuto con i milioni e la villa ma finge di essere cresciuto nelle strade. […] Io sto ancora nel mio quartiere per scelta, per ispirare e dare possibilità che prima non avevamo. Io non devo fare propaganda, parlo dall’anima.”
È finita l’era del “gioco del silenzio” nel rap game?
Per anni il rap italiano di maggior successo commerciale è stato criticato per una progressiva spoliticizzazione: la paura di “esporsi troppo” su temi divisivi (come violenza istituzionale, razzismo sistemico, diritti civili) ha spesso spinto molti artisti a tacere per non compromettere sponsorizzazioni, passaggi radiofonici o fette di pubblico.
Tuttavia, gli sfoghi viscerali su caso Fakir dimostrano che una nuova leva e i veterani della scena avvertono l’esigenza di riportare il rap alla sua funzione originaria: essere la voce di chi non ha voce e un presidio di critica sociale.
Quando gli artisti accettano il rischio di perdere follower o ingaggi pur di denunciare ciò che ritengono un’ingiustizia, il rap smette di essere un semplice prodotto d’intrattenimento e torna ad essere cultura di strada autonoma e consapevole.
Il caso di Abderrahim Fakir a Bologna continuerà a fare discutere nelle aule di tribunale e nei talk show. Nel frattempo, la presa di posizione di Nitro, Gemitaiz, Artie 5ive e di molti altri colleghi traccia una linea netta: di fronte ad argomenti di questa gravità, il rap italiano non intende più restare a guardare.

La redazione di iMusicFun è composta da professionisti della musica e della comunicazione, uniti da una vera passione per le 7 note… in tutte le sue forme. Seguiamo con cura e competenza artisti, eventi e tendenze, offrendo contenuti sempre aggiornati e approfonditi. La nostra missione è raccontare la musica con autenticità, entusiasmo e attenzione ai dettagli che fanno la differenza.
📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”
🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.
