Al Bano

Il rapporto tra Al Bano Carrisi e il Festival di Sanremo sembra ormai segnato da una lunga scia di polemiche, amarezza e dichiarazioni al vetriolo. L’ultima partecipazione in gara del cantante pugliese risale infatti al 2017, quando portò sul palco dell’Ariston il brano “Di rose e di spine”, senza però riuscire a superare le prime fasi della competizione. Da allora, Sanremo per lui è rimasto solo un palcoscenico da superospite, un ruolo che Al Bano non ha mai realmente digerito.

“Un re non va da un conte”

A ribadire il suo malcontento ci ha pensato lo stesso Al Bano, intervenuto in diretta a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1, dove non ha risparmiato una nuova frecciata all’attuale direttore artistico:

“Uno che è un re della musica leggera italiana non può andare da un ‘conte’, semmai è il contrario”.

Una battuta che il cantante ha poi provato ad alleggerire con ironia:

“Io sto scherzando, non amo la monarchia se non nelle favole. Ma al di là della battuta, se sarò in Italia Sanremo lo guarderò sicuramente e con attenzione”.

Parole che però si inseriscono in una lunga serie di attacchi già rivolti in passato anche ad Amadeus, accusato di non aver rispettato un accordo:

“Io la gente che non mantiene i patti la detesto. Hai preso un accordo con me e lo devi mantenere… con la mia pelle non ci giochi”.

“Non devo passare esami con loro”

Nel mirino di Al Bano non c’è solo una questione personale, ma anche un’idea precisa di gerarchia artistica:

“Io non devo passare esami con loro: semmai loro con me, per l’età e l’esperienza che ho”.

Un confronto che lo stesso artista ha messo in relazione con il passato:

“Ero abituato a un signore come Pippo Baudo. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato”.

Ed è proprio qui che si concentra il nodo centrale della questione.

Al Bano lo ha detto chiaramente: “Il mondo è cambiato”. Una frase che fotografa una difficoltà comune a molti artisti storici della musica italiana, chiamati a confrontarsi con un mercato discografico completamente trasformato, dominato da giovani, giovanissimi, streaming e nuovi linguaggi.

Accettare che il proprio appeal si riduca fisiologicamente non è semplice, soprattutto per chi, come Al Bano, arriva da quasi sessant’anni di popolarità costante, alimentata anche da una forte presenza televisiva.

Se il personaggio resta fortissimo, la musica racconta una storia diversa. Su Spotify, Al Bano non supera i 650 mila ascoltatori mensili, nonostante un repertorio che include classici come “Felicità”, “Libertà”, “Sempre sempre” e “Nostalgia canaglia”.

YouTube, altro termometro significativo, conferma invece la sua forte dimensione internazionale: dopo Milano, le città da cui arrivano più visualizzazioni sono Varsavia, Parigi, Kiev, Bucarest, Sofia, Vienna e persino Santiago del Cile. Un successo che parla soprattutto alle comunità di italiani all’estero.

Al Bano a Sanremo: serve davvero?

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile: a cosa servirebbe oggi Al Bano al Festival di Sanremo? Se non per operazioni nostalgia o momenti revival, il suo nome sembra sempre più distante dalle logiche di un Festival che, soprattutto negli ultimi anni, ha cercato di intercettare il mercato reale, fatto di stream, biglietti e nuove carriere da costruire.

Gli spazi sono pochi e destinati, sempre più spesso, a chi deve ancora affermarsi, non a chi cerca di “lucidare” una storia già scritta.

Non a caso, Al Bano stesso aveva dichiarato:

“Su Sanremo ho messo una croce. L’ho fatto a malincuore, con molta amarezza, ma non torno indietro. Basta!”.

Eppure, ogni anno, puntualmente, quando il suo nome non compare tra i Big, tornano dichiarazioni pungenti, segno di un legame mai davvero reciso.

I dati non cancellano la storia. Al Bano resta una bandiera della musica italiana, un artista che ha segnato più generazioni. Ma la musica, come il tempo, cambia. E forse, nel Sanremo del 2026, non c’è più spazio per ciò che è stato, ma solo per ciò che sarà.

Nel corso dell’intervista radiofonica, Al Bano ha raccontato anche un episodio molto personale: il figlio più piccolo, Bido, avrebbe dovuto trascorrere il Capodanno a Crans Montana, proprio nel locale colpito dal tragico incendio costato la vita a 40 giovani. Una presenza saltata all’ultimo minuto:

“Sono felice che sia andata così, ma il mio sollievo non allevia il dolore per il dramma che stanno vivendo i famigliari. Il mio cuore è con loro”.

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